Trump attacca Google, Apple e la digital tax francese

Il presidente scatenato. Prima accusa i due colossi di avere rapporti con Pechino: «I Mac pro prodotti in Cina avranno i dazi». Poi va contro Macron: «Stupida tassa sulle aziende tecnologiche Usa. Risponderemo».

26 Luglio 2019 19.58
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Il presidente americano Donald Trump ancora contro i big dell’hi-tech Usa, già finiti nel mirino di una maxi indagine antitrust che li accusa di aver ostacolato illegalmente la concorrenza. Il tycoon ha usato il suo mezzo preferito per sferrare l’attacco, cioè Twitter. Prima ha scritto: «Ad Apple non sarà concessa nessuna esenzione dai dazi per i componenti del Mac pro prodotti in Cina. Produceteli negli Stati Uniti e non avrete dazi».

Poi ha aggiunto: «Potrebbero esserci o non esserci timori di sicurezza nazionale sui rapporti fra Google e la Cina. Se c’è un problema lo scopriremo, mi auguro sinceramente che non ci sia».

INSINUAZIONI SUL TRADIMENTO DI GOOGLE

Frecciate che sono arrivate in pieno clima di tensioni per la guerra commerciale con Pechino e che hanno fatto seguito alle insinuazioni di tradimento mosse dal presidente. Che il 16 luglio aveva twittato: «Il miliardario investitore nell’hi-tech Peter Thiel ritiene che Google dovrebbe essere indagata per tradimento. Accusa Google di lavorare con il governo cinese. Un ragazzo brillante che conosce la materia meglio di chiunque altro. L’amministrazione Trump darà un’occhiata al tema».

Lavoriamo col Dipartimento della Difesa Usa, in diverse aree, fra le quali la cyber sicurezza

La difesa di Google

Google però si era difesa: «Come abbiamo già detto non lavoriamo per le forze armate cinesi. Stiamo lavorando con il governo americano, incluso il Dipartimento della Difesa, in diverse aree, fra le quali la cyber sicurezza».

«I VINI AMERICANI SONO MEGLIO DI QUELLI FRANCESI»

Ma a quanto pare non è bastato per tranquillizzare Trump. Che ha anche minacciato Parigi sempre sul campo della tecnologia: «La Francia ha imposto una digital tax sulle grandi aziende tech americane. Annunceremo a breve una sostanziale azione reciproca contro la stupidità di Macron. L’ho sempre detto che i vini americani sono meglio dei francesi».

Gli Stati Uniti, ha spiegato Trump, potrebbero imporre dazi sul vino francese nel caso in cui la Francia decidesse di procedere con la digital tax: «Potrebbe essere il vino, potrebbe essere altro. Noi tassiamo le nostre aziende, loro non le tassano», ha aggiunto Trump. La Francia ha approvato in via definita la digital tax l’11 luglio 2019. L’imposta dovrebbe applicarsi a una trentina di colossi del web, fra i quali Apple, Google, Amazon e Facebook. Gli Stati Uniti si sono detti contrari fin da subito all’iniziativa minacciando ritorsioni. Il consigliere economico della Casa Bianca, Larry Kudlow, ha definito la tassa «un grosso errore».

LEMAIRE: «LA FRANCIA ATTUERÀ LE SUE DECISIONI»

Rispondendo alle minacce di rappresaglia del presidente Usa il ministro francese dell’Economia, Bruno Le Maire, ha ribadito che la Francia «attuerà le sue decisioni nazionali» sulla tassazione delle multinazionali del web. «La tassazione universale delle attività digitali è una sfida che ci riguarda tutti. Vogliamo raggiungere un accordo su questo tema nel quadro del G7 e dell’Ocse», ha ricordato Le Maire, aggiungendo appunto che nel frattempo, «la Francia attuerà le sue decisioni nazionali».

GRAN BRETAGNA E SPAGNA VALUTANO LA WEB TAX

Un riferimento, in particolare, alla cosiddetta ‘Taxe Gafa’, la tassa unilaterale sui colossi del web adottata di recente dal Parlamento di Parigi e che fa infuriare l’attuale amministrazione Usa, mentre simili iniziative per una tassazione potrebbero essere adottate in altri Paesi europei come la Gran Bretagna e forse la Spagna. Dieci giorni fa, proprio di questo tema, si era occupato il G7 dei ministri delle Finanze riunito a Chantilly, a nord di Parigi, al termine del quale Le Maire aveva espresso soddisfazione per il raggiungimento di un accordo, almeno “di principio”, per tassare le multinazionali della web tax.

SI LAVORA ALL’ACCORDO OCSE PER IL 2020

Più freddo l’omologo Usa, Steven Mnuchin, aveva dichiarato che sulla web tax sono stati realizzati «progressi notevoli, ma resta ancora del lavoro da fare». L’emissario di Trump aveva comunque evocato un «passo importante nella giusta direzione». Di vera e propria “svolta” aveva parlato l’omologo tedesco, Olaf Scholz, dicendosi sicuro che il «nostro obiettivo verrà raggiunto», con un accordo in sede Ocse sulla entro il 2020. Ma il tweet pubblicato da Trump rischia di rallentare ulteriormente un già difficile negoziato

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