Carlo Terzano

Chi sono e cosa fanno i ragazzi del Cinema America

Chi sono e cosa fanno i ragazzi del Cinema America

L’impegno a difesa dello storico edificio di Trastevere. L’attività culturale sul territorio. La sintonia con gli ideali di sinistra. Storia e numeri dell’associazione nel mirino di militanti di estrema destra.

25 Giugno 2019 18.37

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Dopo il brutale pestaggio di quattro ragazzi avvenuto il 15 giugno a Roma, un fatto analogo, questa volta ai danni dell’ex fidanzata di Valerio Carocci, numero uno dell’Associazione Piccolo America che proietta i film in piazza, fa temere che nella capitale si sia scatenata una brutale caccia all’uomo. Gli indizi, del resto, ci sono tutti: la pista che pare portare a militanti di estrema destra, la comune appartenenza delle vittime all’attività culturale e un precedente datato 2017. Che il pericolo sia reale lo dice anche la questura che «ha attivato adeguate misure di vigilanza in tutta l’area interessata dagli eventi» perché «si svolgano in assoluta serenità». Ma cos’è il Piccolo Cinema America e perché si ritrova al centro di questi episodi di cronaca?

UN PIZZICO DI AMERICA NEL CUORE DI ROMA

«Nomadi amici che credono in un futuro migliore dall’attuale. Con proiettore, due casse e un generatore per disegnare cinema sui muri». Si definiscono così, sul web, i ragazzi dell’associazione “Piccolo Cinema America”, oggi “Piccolo America”. Fondata nel novembre 2012 da un gruppo di 20enni uniti dalla comune passione per i film e per la propria città, Roma, che li porta a combattere per salvare dalla demolizione lo storico Cinema America di Trastevere. Un edificio costruito tra il 1954 e il 1956 per importare un pizzico di magia hollywoodiana nel cuore di Roma, caratterizzato da mosaici e sculture neoclassiche ma, soprattutto, da uno schermo che all’epoca era il più grande della città. Non solo un luogo di svago e cultura ma anche di incontro. E i quartieri, si sa, senza posti simili prima sfioriscono e poi muoiono.

L’OCCUPAZIONE PER SALVARE L’EDIFICIO DALLA DEMOLIZIONE

La sorte dell’anfiteatro moderno sette anni fa sembrava segnata: essere raso al suolo per edificare un nuovo supermercato, diversi garage e (altri) palazzi. I ragazzi, sostenuti dagli abitanti del rione popolare, non ci stanno e, pur di farsi ascoltare, occupano l’edificio prima che inizi la demolizione. Una occupazione che durerà due anni, iniziata con un atto di forza, ma all’insegna della cultura. Nel biennio di lotta «quelli del Cinema America», come vengono chiamati sulle prime, organizzano proiezioni, dibattiti che coinvolgono la cittadinanza, tentano il recupero del rione frenando il degrado e arginando la conseguente trasformazione in quartiere-dormitorio. Riescono persino a coinvolgere nella loro battaglia attori e registi del calibro di Carlo Verdone e Nanni Moretti, finendo su giornali nazionali ed esteri.

“Non spegneremo mai i nostri proiettori, andiamo avanti! “. Così via Twitter i ragazzi del Piccolo Cinema America.

LA BATTAGLIA LEGALE E L’INTERVENTO DEL MIBACT

Ma non basta. La proprietà è inflessibile: chiede e ottiene lo sgombero del locale. Ha inizio una battaglia parallela giocata con avvocati e carte bollate che viene portata avanti dagli eredi del progettista dello stabile, l’architetto razionalista Angelo Di Castro, affinché sia riconosciuto il valore storico. Si muove subito il ministro dei Beni culturali dell’epoca, Dario Franceschini, che incontra gli occupanti e garantisce il vincolo della Soprintendenza per salvare non solo i mosaici e le sculture di Anna Maria Cesarini Sforza e di Pietro Cascella ma l’intero edificio. Anche il Campidoglio, guidato ai tempi da Ignazio Marino, e la Regione Lazio sono dalla loro parte. Ma la giustizia è sorda a questo tipo di sentimentalismi e procede con lo sgombero. La cittadinanza concede allora ai ragazzi locali attigui al cinema in comodato gratuito: è di fatto in quel momento che nasce l’Associazione odierna. Poco prima che arrivi la notizia più brutta: il Consiglio di Stato annulla i vincoli del Mibact per un difetto formale rendendo di nuovo possibile la demolizione dello stabile.

L’associazione recupera i luoghi dal degrado, tira a lucido le piazze e le piazzette nelle quali organizza le proiezioni, coinvolge la popolazione

Si riattiva, con i suoi tempi, la politica, il 28 maggio 2018 Federica Galloni, direttore generale del Mibact, riconosce «l’importante carattere artistico del complesso architettonico» ponendo il vincolo d’autore. Nel luglio dello stesso anno è sancita una nuova tutela motivata dal fatto che il cinema degli Anni 50 costituisce «esempio di rilievo nel panorama dell’architettura italiana della seconda metà del Novecento, per l’originalità della composizione spaziale e funzionale connessa con un’interpretazione all’avanguardia della tipologia della sala». Una vittoria su tutta la linea per quei ragazzi che non si sono mai lasciati intimidire né dalla polizia, né dalle lungaggini della giustizia. «Ci siamo ritrovati sommersi da protocolli, Pec, marche da bollo e depositi cauzionali», riassumono così tutte le loro vicissitudini su Facebook. «È vero, abbiamo tre anni in più, ma eccoci qua, ancora insieme per la presa in consegna della nostra prima Sala cinematografica».

Il pubblico intervenuto alla serata di presentazione del film di Bernardo Bertolucci “Io ballo da sola” indossa la maglietta rossa per esprimere solidarietà ai ragazzi picchiati a Roma.

LE PROIEZIONI ESTIVE DI FILM IMPEGNATI

Questa battaglia non li ha dissuasi dall’intraprendere nuovi progetti, tra cui il recupero di altre zone di degrado e di altri cinema a rischio abbattimento (come il Troisi di via Induno) e, soprattutto, la proiezione di film in piazza. Hanno infatti inizio le caldi estati romane con rassegne di film impegnati. Nonostante ciò che dicono quei ragazzi vestiti di bordeaux, non si limitano a «disegnare cinema sui muri» portando in piazza «proiettore, due casse e un generatore». Le piazze che animano, i rioni che rivitalizzano, loro li vivono appieno. Non è un cinema che dà fastidio alla cittadinanza, che impedisce agli anziani di riposare, come spesso accade quando si organizzano eventi all’aperto. L’associazione recupera i luoghi dal degrado, tira a lucido le piazze e le piazzette nelle quali organizza le proiezioni, coinvolge la popolazione. Specie quella anziana, che durante l’estate avverte la solitudine e rischia di avere, al più, l’orizzonte di un pomeriggio trascorso su una panchina, aspettando che passi l’afa e arrivi la sera.

LA LOTTA CON LA GIUNTA RAGGI

Ma la politica oggi dà, domani toglie. Quella stessa politica che prima si era spesa per salvare il Cinema America, nel 2018 passa a chiedere il conto. Il 12 febbraio il Comune pubblica un bando per l’assegnazione dei luoghi delle attività ricreative all’aperto. Tra queste anche piazza San Cosimato nella quale da anni l’associazione proietta i suoi film. Ha inizio una nuova mobilitazione, questa volta contro la Giunta di Virginia Raggi. Gemma Guerrini, residente proprio in Trastevere ma, soprattutto, vicepresidente della Commissione Cultura di Roma Capitale, bolla come «feticismo la reiterata proiezione, giorno dopo giorno, di vecchi film che hanno in comune soltanto il fatto di essere famosi» e subito scoppia una polemica che le costa la poltrona (sosterrà di essere stata fraintesa anche se le dichiarazioni provengono dalla sua pagina Facebook).

LA PETIZIONE FIRMATA ANCHE DA MARTIN SCORSESE

Alla petizione cui dà vita nel frattempo l’associazione per chiedere le dimissioni «di chi non sa valorizzare e comprendere l’impegno e la creatività giovanile a Roma» aderisce l’intero mondo del cinema, persino Martin Scorsese firma l’appello. La querelle coinvolge anche Luca Bergamo, vicesindaco con delega alla Cultura che tiene ferme le posizioni dell’Amministrazione e chiede che l’associazione si iscriva al bando, così garantire a tutti la possibilità di partecipare. Richiesta fermamente respinta dai ragazzi in quanto sostengono che la motivazione sia del tutto politica e gridano alla censura del «bavaglio acustico».

VENTUNO RAGAZZI E 650 MILA SPETTATORI DI OGNI ETÀ

Altre battaglie, altre carte bollate che non impediscono all’associazione di espandere la propria rassegna oltre a Trastevere anche a Ostia e Tor Sapienza. I Ragazzi del Cinema America teorizzano la necessità di una città che va vissuta e dunque riqualificata, sulla falsariga di quella Roma “di sinistra” che viveva di creatività e partecipazione. Eredi di Renato Nicolini, hanno l’ambizione di aspirare alla Capitale di Argan, Vetere, Petroselli. La nonna di Carocci militò nelle giunte dei tre grandi sindaci di sinistra e il presidente del Piccolo America ha come chiodo fisso quello di non pensare a una città divisa tra centro e periferia. La sfida è ambiziosa. Ma i numeri parlano chiaro. Circa un migliaio di pellicole proiettate a favore di 650 mila spettatori di ogni età «sottratti a smartphone, Pc e alla solitudine». Numeri che inorgogliscono i 21 ragazzi dell’associazione, ancora più fieri di sfoggiare le loro magliette bordeaux. Quelle stesse magliette che oggi sono ritenute da alcuni farneticanti aggressori «simbolo dell’antifascismo» e stanno scatenando pestaggi brutali per tutta la Capitale.

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