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Identificati quattro aggressori dei ragazzi del cinema America

Identificati quattro aggressori dei ragazzi del cinema America

La polizia ha individuato alcuni dei presunti responsabili del pestaggio del 15 giugno. Sarebbero vicini agli ambienti dell’estrema destra romana. Ma si cercano anche altri membri del gruppo.

18 Giugno 2019 21.44

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Sono stati identificati quattro presunti responsabili del gruppo di picchiatori che il 15 giugno, in pieno centro di Roma, ha aggredito con calci e pugni alcuni ragazzi perché avevano la maglietta ‘antifascista‘ del cinema America: si tratta di quattro maggiorenni, tutti tra i 22 e i 23 anni, che dai primi accertamenti della Polizia e dei Carabinieri sarebbero vicini agli ambienti dell’estrema destra romana e che sono stati portati in questura per essere interrogati, dopo una serie di perquisizioni scattate nelle loro abitazioni.

ESULTA IL MINISTRO DELL’INTERNO: «PARLANO I FATTI»

«Gli altri chiacchierano, ministero e forze dell’ordine fanno i fatti», ha detto soddisfatto Matteo Salvini che poi ha assicurato: «nessuna tolleranza per i violenti». Le indagini sono scattate subito dopo l’aggressione, avvenuta alle 4 del mattino tra i vicoli di Trastevere, dove i quattro amici – Yasir Abdilhakim, Valerio Colantoni, Stefano Riobbo e David Habib – stavano concludendo la serata dopo aver assistito in piazza San Cosimato alla proiezione di First Reformed, organizzata dal cinema America. E proprio la t-shirt del locale, che David indossava, sarebbe stato il motivo che ha scatenato la violenza del gruppo di aggressori, almeno sette-otto persone stando a quanto ricostruito finora. «Hai la maglietta del cinema America, sei antifascista, levatela subito e vattene di qua» avrebbe detto uno dei picchiatori spalleggiato da un amico a David, il più grande dei quattro che ha avuto il setto nasale rotto da una testata. Poi sarebbero sopraggiunte almeno altri sei ragazzi che avrebbero cominciato a prendere a calci e pugni i quattro, per poi darsi alla fuga per i vicoli. Un assalto ‘squadrista’ in piena regola.

AGGRESSORI IDENTIFICATI ANCHE GRAZIE ALLE IMMAGINI DI SICUREZZA

Proprio la testimonianza di David e degli altri ragazzi è stata fondamentale però per identificare i primi quattro del gruppetto di assalitori: «erano di Roma nord», hanno raccontato alla Digos i ragazzi, «uno di loro aveva un tatuaggio con quattro numeri romani sul braccio e un altro era rasato». Così, una volta ottenuta la descrizione dei presunti autori del pestaggio – ai quali sono state mostrate anche una serie di foto di militanti di estrema destra già schedati – e l’orario in cui si è verificata l’aggressione, gli uomini della Digos e i carabinieri della compagnia di Roma Trastevere hanno acquisito tutte le immagini delle telecamere della zona. Fondamentali, in particolare, si sono rivelate quelle registrate dalle telecamere di sorveglianza di alcuni negozi vicini al punto dove i quattro ragazzi sono stati aggrediti. Le immagini sono state nuovamente mostrate ai feriti: e gli ulteriori elementi forniti dai giovani hanno consentito agli investigatori di far scattare una serie di accertamenti, riscontri e raccolta di informazioni che ha portato ad identificare i quattro.

PER IL MOMENTO NESSUN FERMO NEI CONTRONTI DEI QUATTRO

Si tratta di ragazzi di 22-23 anni nei cui confronti sono scattate una serie di perquisizioni disposte dalla procura: nelle abitazioni gli investigatori avrebbero trovato tutta una serie di elementi dai quali emerge la vicinanza e la simpatia dei quattro per i movimenti dell’estrema destra. I giovani sono stati così portati in questura per essere interrogati, anche se al momento non è stato disposto il fermo nei loro confronti. E le indagini vanno avanti: restano infatti da identificare gli altri appartenenti al gruppo. Ma intanto i ragazzi hanno voluto ringraziare le forze di polizia per il lavoro fatto. «Siamo orgogliosi del nostro paese e della risposta che ha dato a chi pensa di poter affermare le proprie idee con l’utilizzo della violenza, che condanniamo in ogni sua forma. Da questa storia possiamo tutti ripartire insieme per costruire una società inclusiva».

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