I punti del Pd sono troppo generici, serve concretezza

Un governo dem-M5s dovrebbe porsi l'obiettivo di fare poche cose, ma concrete. Basterebbero a smontare il salvinismo residuale. Perdersi in inutili discussioni, invece, avvantaggia solo la Lega.

22 Agosto 2019 09.35
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Il tratto dominante della fase che ha preceduto la crisi di governo sta nella richiesta che Matteo Salvini ha rivolto al “suo” popolo di avere «pieni poteri», nell’uso personale e minaccioso della polizia di Stato, o almeno di alcuni funzionari e questori, nel disprezzo verso le minoranze e, infine, nell’ulteriore incattivimento della politica verso i migranti.

Salvini, come ho più volte scritto, e come ha autorevolmente ammonito Rino Formica, ha lavorato, non so se consapevolmente (ma penso di sì), per creare un clima di guerra civile su cui costruire un successo elettorale e da qui portare a compimento il piano di conquista dei pieni poteri. Se non si parte da qui tutta la discussione sulla crisi, sul ruolo di Giuseppe Conte, su un governo Pd-M5s è totalmente priva di senso.

SIAMO IN UNA DELICATA FASE DI TRANSIZIONE POLITICA

Che senso ha, ad esempio, discutere se si possa dare un voto positivo a Conte che è stato premier di un governo in cui Salvini faceva e diceva cosacce? In politica contano i gesti che cambiano il corso delle cose. Chiunque abbia in mente i passaggi di transizione ricorderà nomi di personalità, legate a vecchi regimi, che hanno favorito il loro superamento. Conte l’ ha fatto con parole che non lasciano spazio a dubbi: ha descritto Salvini, con argomenti di esperienza concreta, come un pericoloso facinoroso.

Praticare l’impervia via della transizione è sempre stato il segreto di una politica che poi diventava una grande politica

Che senso ha, inoltre, interrogarsi se questa transizione, fallendo, potrà portare vantaggi allo stesso Salvini? Cosa scegliamo di fare? Stare fermi? In politica non si può stare fermi. Praticare l’impervia via della transizione è sempre stato il segreto di una politica che poi diventava una grande politica. In ogni caso la sinistra non si è mai accucciata nell’angolo, in attesa della bella morte. Si combatte, cazzo.

SERVE CREARE UNA CONNESSIONE CON IL POPOLO CHE NON SEGUE SALVINI

Il combattimento prevede due passaggi. Dico subito che quello che è più difficile da realizzare è ricostruire nel giro di poche settimane una connessione sentimentale con il popolo di sinistra chiamandolo alla battaglia contro chi parla di inciucio, contro chi pensa che Salvini fosse meglio di Renzi, contro tutti quelli che si stavano accomodando con Salvini per un posto in un consiglio d’amministrazione o per avere un programma Rai.

Una protesta contro Salvini a Marina di Pietrasanta (Lucca) (foto di Leonardo Roselli/Ansa).

La connessione sentimentale significa stabilire con chiarezza che è vero che i seguaci di Salvini sono popolo, ma non sono tutto il popolo. C’è un altro popolo che ha avuto in questi mesi vari momenti di presenza e di battaglia. Questo è il popolo che va convocato. Solo così possiamo sperare di spingere una parte di quel popolo incattivito a riflettere sull’errore di una scorciatoia violenta.

È importante disboscare il Viminale salviniano

Bisogna infine dare fiducia alle forze dello Stato. Piaccia o no che sia stata la ministra Elisabetta Trenta a prendere l’iniziativa ma dalla Difesa è venuto il contrasto alla linea del Viminale, dalle guardia costiere sono venute scelte civili. Per questo oggi è importante disboscare il Viminale e restituirlo al suo ruolo democratico.

IL PD SI IMPEGNI IN POCHI OBIETTIVI CONCRETI

Il secondo passaggio del combattimento è il governo. Devo dire con franchezza che i cinque punti presentati da Nicola Zingaretti alla Direzione Pd, che li ha approvati, sono troppo generici. Avrei preferito che stabilisse un programma basato sull’abbattimento del cuneo fiscale, sul miglioramento del reddito di cittadinanza, sul sostegno alle imprese virtuose. Preferirei non un generico appello alla centralità del parlamento ma l’impegno a non fare riforme che lo indeboliscano.

Nicola Zingaretti durante la relazione alla Direzione del Pd del 21 agosto.

Avrei preferito lanciare una convenzione con le Ong per discutere con loro come fare in modo che l’Italia non sia l’unico Paese di accoglienza purché si ribadisca che il nostro Paese accoglie chi rischia di perdere la vita. Giusto invece il vincolo europeista. Poche cose da fare e altre da impedire, come l’aumento dell’Iva, per sfebbrare il Paese e condurlo in una situazione di navigazione più sicura.

PERDERSI IN INUTILI DISCUSSIONI AVVANTAGGIA IL SALVINISMO

Basterà solo questo a smontare il salvinismo residuale. Salvini stava vincendo perché nessuno gli ha resistito, perché molti hanno pensato che sull’immigrazione esagerasse ma avesse ragione lui, perché si sono irrise tutte le iniziative a sostegno dei più poveri, perché si sono ignorate tutte le proposte utili alle imprese e ai lavoratori, perché non si è fatto un piano urgente di difesa del territorio e dei beni culturali che possa occupare centinaia di migliaia di giovani.

Salvini non era la rivoluzione del popolo ma la controrivoluzione che utilizza il popolo

Il tema Renzi o Zingaretti o, peggio, Conte sì-Conte no, è un’arma di distrazione di massa dei radical chic, dei pentiti di Capalbio, dei salviniani che non vogliono dichiararsi. Salvini non era la rivoluzione del popolo ma la controrivoluzione che utilizza il popolo. Un storiaccia della destra più estrema sempre incerta sulla democrazia. Chiunque voglia mentre in guardia da errori lo faccia, ma io mi rivolgo a chi non teme di commettere errori perché vuole fare cose utili al Paese. Dopo, quando ci sarà il tempo, chiacchiereremo del più e del meno, signora mia.

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