Gianfranco Passalacqua presenta Cittadini!

15 Dicembre 2018 11.00
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«Cittadini! La Rivoluzione Liberale». È il movimento che tiene la propria assemblea fondativa domenica 16 dicembre. «Una iniziativa per ridare all’Italia quella opzione modernamente liberale che negli ultimi anni è mancata, e al tempo stesso per dare uno sbocco a tutta una serie di nuovi movimenti civici che si stanno organizzando proprio perché non si riconoscono nell’offerta politica esistente», spiega a Lettera43.it Gianfranco Passalacqua, avvocato cassazionista e portavoce del comitato promotore. Già consigliere giuridico di Sandro Gozi quando era sottosegretario alla Presidenza del Consiglio con Matteo Renzi e Paolo Gentiloni, Passalacqua non è un nome qualsiasi. Vicinissimo all'ex segretario dem e consulente del Gruppo Pd al Senato. Tanto che da più parti si era mormorato che dietro quello slogan – Cittadini! – ci fosse proprio la regia occulta di Renzi. Ipotesi nettamente smentita dal diretto interessato.

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«Come molti provenienti da una storia di sinistra liberale», dice Passalacqua, «sono finito nel Pd come sbocco logico di quel percorso. Ma non ho mai avuto ruoli dirigenti, e adesso prendo atto che il Pd non rappresenta più quel tipo di tradizione».

DOMANDA. Cittadini!, dunque. Ovviamente il nome è ispirato ai Ciudadanos spagnoli.
RISPOSTA. Assolutamente sì, fatte salve le ovvie differenze tra Spagna e Italia. Ma ci chiamiamo Cittadini anche perché in Italia è mancata seriamente e storicamente una riflessione sull’idea di cittadinanza. Siamo passati direttamente da sudditi a fedeli, di una chiesa partitica o di una chiesa in senso classico. Invece io credo nella sovranità del cittadino che non delega.

Il discorso riguarda anche il Pd?
Nel Pd in questo momento è in corso un confronto quasi tribale che comunque noi rispettiamo, e con alcune sue componenti e leader anche dialoghiamo. Ma nei Ciudadanos vediamo l’esempio di come si possa dare rappresentanza a un pezzo di società che non aveva rappresentanza.

Come?
Per definizione i vuoti in politica si occupano, e in Italia il vuoto è stato anche più grave che in Spagna perché non è stato solo di rappresentanza, ma di proposta politica. Io e altri amici, con esperienze di tipo professionale e fuori dalla politica organizzata, abbiamo preso atto che forse era preferibile affermare un protagonismo di tipo civile che però si proiettasse anche in politica.

Un po' come il Movimento cinque stelle?
L’operazione dei cinque stelle per noi era anche positiva, quando ha cercato di dare rappresentanza a un bisogno di cittadinanza non garantito nel sistema politico. Però a differenza del Movimento per noi sono fondamentali due condizioni.

Quali?
Innanzitutto la competenza, che però se non è collegata a una visione può degenerare in tecnocrazia. Va dunque ancorata a una visione, che per noi deve essere quella liberale e europeista, attenta al mercato e alla regolamentazione del mercato. Una visione che consideri la necessità di tutelare le libertà individuali anche nel senso di libertà economiche, oltre che nel senso di libertà e diritti civili. E una visione stabilisca anche un controllo sulla efficienza dell’azione pubblica, che in Italia è totalmente assente. Uno dei miei maestri era Orazio Petracca, meraviglioso politologo. Lui diceva sempre che la differenza tra i liberali e i socialisti sta nel fatto che i socialisti hanno una ideologia forte e un pensiero debole, i liberali hanno un pensiero forte e una ideologia debole. Questo secondo me è un momento per pensieri forti e ideologie deboli.

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Di tentativi per ridare all’Italia una opzione politica liberale negli ultimi anni ce ne sono state parecchi. Da Monti a Giannino fino a +Europa, ma non hanno funzionato.
Più che manifestazioni liberali in senso classico le considererei manifestazioni di sensibilità liberale, e quella di Oscar Giannino quasi un epifenomeno. +Europa è diversa, e con loro abbiamo evidenti sintonie, così come abbiamo evidenti sintonie con molti che stanno o sono stati nel Pd, e con molti che stanno o sono stati in Forza Italia.

Chi sono invece i Cittadini?
La maggior parte dei promotori dei Cittadini sono società civile. Persone senza esperienze di impegno politico diretto hanno preso atto di come ci sia un bisogno di rappresentanza non più delegabile. Un altro punto per noi centrale è che bisogna uscire dalla politica del rancore di tutti contro tutti, per arrivare a una fase di rasserenamento del dibattito.

Tappe del progetto?
Non appena sono partite le iscrizioni, nelle prime sei ore ne sono arrivate oltre 900. Ci sono operai, imprenditori, insegnanti, funzionari, studenti. Tutte le categorie sociali, tutte le generazioni, da tutta Italia e anche dall’estero. Il 16 dicembre formalizzeremo la nascita di coordinamenti regionali cittadini.

Poi?
A metà marzo presenteremo una serie di proposte su temi che riteniamo fondamentali per la crescita del Paese, sempre in una prospettiva europea, e attraverso l’esito di tavoli di lavoro aperti. Stiamo anche lavorando per presentare liste di Cittadini in alcuni Comuni siciliani. Il quadro politico italiano è in effervescenza, sono sicuro che succederanno delle cose, e noi dialogheremo con ciò che succede intorno a noi.

Qualche nome eccellente?
Abbiamo un assessore del Municipio I di Roma, alcuni assessori di Comuni medio-piccoli. Sarà invitato Sandro Gozi, appena eletto presidente dell’Unione dei federalisti europei. C’è con noi Giulia Silvia Ghia, manager culturale e grande esperta del Caravaggio. C’è Antonio Trinchieri, funzionario del ministero degli Esteri e storico attivista per i diritti umani. Sono stati invitati Giuseppe Benedetto della Fondazione Einaudi come garante del tasso di liberalismo dell’iniziativa e del rapporto con il liberalismo europeo e internazionale organizzato e anche Eugenio Patanè consigliere regionale del Lazio per il Pd.

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