CL se ne lava le mani

Redazione
01/02/2011

di Eugenio Montini Le compresse Brioschi non possono lenire certi mal di pancia, specie se questi dolori di stomaco toccano...

di Eugenio Montini

Le compresse Brioschi non possono lenire certi mal di pancia, specie se questi dolori di stomaco toccano corde sensibili. È quanto stanno provando in questi ultimi tempi diversi appartenenti al movimento di Comunione e Liberazione, realtà nata sul carisma di Don Luigi Giussani (dire fondata sarebbe una mancanza di rispetto verso “il Gius”, così affettuosamente chiamato dagli aderenti a Cl, che rivendicava di non aver fondato mai nulla) al riguardo delle vicende che vedono al centro il presidente del Consiglio (Bunga bunga & co).
SILVIO, LA MIGLIORE OPZIONE. Premessa: a buona parte degli aderenti a Cl i fatti di questi giorni non hanno fatto cambiare idea. Silvio resta sempre la migliore opzione possibile; per loro si sarà sì comportato in maniera immorale, ma sono affari suoi e della sua coscienza. Anzi è un complotto dei magistrati e dei suoi avversari.
Nulla piega in loro il sostegno granitico verso il leader del Pdl. Ma per altri, un numero sempre più consistente, la misura è ormai stata superata. Da tempo.
NESSUNA COERENZA MORALE. Il disagio diventa sempre più palpabile e non è più frutto di anonimi dialoghi a bassa voce. L’accusa è quella di essersi affidati a figure che non solo non hanno una coerenza morale, ma anche ideale (cosa grave per un partito che si vuole richiamare ai valori del Ppe, Partito popolare europeo). Ma perché i ciellini si sono affidati armi e bagagli a Berlusconi?
Perché in lui, e in Forza italia prima e Pdl poi, hanno visto il novello Giulio Andreotti.
SULLA SCIA DI ANDREOTTI. Il vecchio Giulio era l’uomo politico democristiano che aveva aperto una linea di dialogo di fiducia e stima con gli apostoli di Don Giussani. I ciellini di vecchia data ricordano ancora la promessa, carica di livore, lanciata dall’allora segretario DC e Presidente del Consiglio, Ciriaco De Mita: «Io vi distruggerò». Il potere veniva visto in quegli anni all’interno di Cielle come un potenziale pericolo per la libertà del singolo.
POLITICA E LIBERTÀ DI MOVIMENTO. Con Berlusconi e la sua accoglienza a braccia aperte al Movimento, la visione sul potere si è trasformata in potenziale strumento per la tutela per la propria libertà. Per i detrattori di Cielle questo potere si è trasformato spesso in strapotere. La libertà individuale è sempre stato il faro dell’insegnamento all’interno di Cl.

Una convivenza pacifica nel segno del potere

L’adesione al berlusconismo è stata intesa da parte di molti come la garanzia di esistenza per il Movimento. Ma  qualcuno ricorda che nessuno dei governi, da Amato a Prodi a D’Alema, ha mai attentato alla vita di Comunione e Liberazione. Anzi, molti ricordano come nel 2006 Pierluigi Bersani, allora ministro dello Sviluppo Economico nel governo Prodi II, sia stato invitato a presentare l’ultimo giorno del Meeting di Rimini (a fianco dello storico leader del Movimento Giancarlo Cesana) il libro di Don Giussani Dall’utopia alla presenza (1975-1978).
IL PD È A CASA A RIMINI. E Bersani, come Enrico Letta, è di casa al Meeting e agli incontri organizzati da Cl (la sua presenza tra gli stand di Rimini si è avuta anche la scorsa estate). Perché, se Cl a livello nazionale ha deciso a suo tempo di affidarsi a Silvio, a livello locale ha attaccato il cavallo dove meglio conveniva. Non è un mistero che in occasione delle ultime elezioni comunali a Firenze Matteo Renzi abbia avuto un apporto di voti provenienti dal Movimento.
LA LEGA NON DISDEGNA. E lo stesso è accaduto con Luca Zaia per la Regione Veneto e Flavio Tosi per Verona. Senza dimenticare il rapporto sinergico, in diversi passaggi, tra Compagnia delle Opere e Coop rosse. Ma torniamo ai mal di pancia. I primi segni si sono avuti con le ultime elezioni regionali. La storia del listino bloccato non è stata per nulla digerita. Anzi, più di uno all’interno del Movimento, rimprovera a Roberto Formigoni di non essere stato capace di dire no a certe candidature imbarazzanti vedi alla voce Nicole Minetti.
LE CRITICHE A FORMIGONI. E se i no vi sono stati, non sono emersi in pubblico con lo strascico della vicenda  e l’accusa, promossa dai Radicali, di una raccolta di firme false per il listino. È questa incapacità a dire no che turba molti nel movimento nato sulla scia di Don Giussani. E il Gius di no era capace di dirne tanti e forti.
L’attivismo da parte degli appartenenti alla Fraternità (così si chiama l’organizzazione che raccoglie gli appartenenti a Cl) in occasione delle elezioni è sempre stato un punto di forza per sostenere i candidati espressione del Movimento (ne sanno qualcosa Roberto Formigoni e l’eurodeputato Mario Mauro, autentici recordman di preferenze).
LA FRATTURA COL GOVERNATORE. In queste ultime regionali in diversi si sono tirati indietro, non hanno voluto metterci la faccia anche se erano da sostenere candidati provenienti dalle proprie fila. In diversi rimarcano come sono girate poche email (rispetto al passato) per sollecitare a votare e sostenere questo o quel candidato. L’aria stava già cambiando. Tra ciellini passa la voce di una frattura tra Roberto Formigoni, uomo storico dell’allora Movimento popolare, braccio politico ciellino, e il rampante Maurizio Lupi, ormai diventato un fedelissimo del Cavaliere.
LE PERFORMANCE DI LUPI. A Lupi in molti rimproverano un appiattimento al capo, una difesa che va ben oltre il necessario, un metterci la faccia in certe trasmissioni in cui era meglio, al contrario, tacere. Su Facebook ancora oggi si possono trovare post con commenti non molto benevoli di persone appartenenti al Movimento sulle performance televisive del vicepresidente della Camera a difesa del Primo ministro.

Da Formigoni pochi e parchi commenti sulle notti ad Arcore

Al contrario Formigoni, anche in questo ultimo periodo sulle vicende di Arcore, ha cercato di parlare il meno possibile. Formigoni, a differenza di Lupi, non è mai stato completamente digerito da Berlusconi che ha sempre visto in lui un pericoloso avversario interno, uno capace di “fargli le scarpe”.  Ed infatti per due volte, dopo trionfali elezioni legislative, Formigoni è stato rispedito a fare volente o nolente il governatore della Lombardia.
IL TIMORE DELL’ANTAGONISMO. Per lui nessun posto di peso a livello governativo o istituzionale era previsto dal Grande Capo. Tra i militanti di Cielle sorge sconcerto che non venga presa una chiara presa di posizione sui fatti di cui è accusato il presidente del Consiglio. Non è accettabile, per molti, la richiesta (espressa da molti ciellini del Pdl) di «sospendere il giudizio».
Gli stessi che subito dopo si affrettano a dire che loro stessi hanno comportamenti privati ben diversi da quelli del premier. 
LA PRESA DI POSIZIONE DEL PAPA. La base ciellina evidenzia come lo stesso Papa di fronte alla vicenda dei preti pedofili non ha nascosto la testa sotto la terra, ma ha deciso di affrontarla e di prendere una posizione chiara e dolorosa. Il silenzio su queste vicende, da molti, non viene più accettato.
E lo stesso volantino emesso a dicembre da Cl di tutto parlava meno che sui fatti oggetto delle cronache. Ma per i ciellini il giudizio più grave per Berlusconi non è quello morale, ma politico.
IL NODO DEL GIUDIZIO POLITICO. A parte la politica di concessioni (finanziamenti a goccia alla scuola privata, giusto per tener buona la Chiesa), il governo nulla ha fatto di quello che il popolo di Comunione e Liberazione si aspettava. Al posto del buono scuola si è avuta una riforma dell’Università che ha generato più di un dubbio. Invece del quoziente familiare ecco affacciarsi un incerto ­federalismo fiscale.
Una riforma della giustizia che invece di rispondere alle istanze dei cittadini guarda ai problemi particolari (processo breve, legittimo impedimento, etc). Un giudizio impietoso sulle tante cose non fatte e solo promesse e sbandierate.

Le prime manifestazioni di dissensi e la caccia all’alternativa

E in più province della Lombardia tra i fedeli a Don Gius gira ormai la promessa: basta voto al Pdl, votiamo la Lega. Le alternative a sinistra non sono una garanzia per il popolo ciellino e il Terzo polo ancora un’incognita. Meglio affidarsi al Senatur che dovrebbe essere l’asso pigliatutto del voto ciellino in rotta con Berlusconi. Un segnale che proviene anche dalle ultime edizioni del Meeting.
Berlusconi non si è più affacciato (forse perché non più desiderato dagli organizzatori  come girava voce lo scorso agosto?) mentre il titolare di Via XX Settembre Giulio Tremonti è in pole position tra le personalità più apprezzate dal popolo ciellino.
NON SOLO POLITICA. Anche questo un segnale? Ma Cl non è solo politica. È un Movimento solido con un impegno sociale molto importante. Basti  pensare alle iniziative come Banco Alimentare, Banco Farmaceutico, le tende per Avsi, alle tante scuole e strutture no profit che operano a favore di carcerati, di handicappati in Italia e nel mondo nate sulla spinta di un dare concretezza all’insegnamento proveniente dal Gius.
DAL SOCIALE AL PROFIT. Realtà queste appartenenti, spesso, alla Compagnia delle Opere, vista  come un centro di potere, ma che al proprio interno vede convivere il settore “sociale” con quello più propriamente “profit” . Ora alla guida di Cl vi è un sacerdote spagnolo Julian Carron, fortemente voluto da Don Giussani. Gli stessi appartenenti al Movimento non fanno mistero nel dire che egli non ha lo stesso carisma del Gius, ma è unanimamente apprezzato per il suo rigore e la sua assoluta fedeltà all’insegnamento del sacerdote brianzolo.
LA LINEA CARRON. A tal punto che la Scuola di Comunità, momento di formazione dei ciellini, di quest’anno sarà dedicata all’approfondimento del Senso Religioso l’opera letteraria più famosa di Giussani, l’abc da cui ha preso vita il Movimento. Lo stesso Carron ha dettato la linea di questa Scuola nel corso di un affollatissimo incontro al Palasharp di Milano con collegamento in diretta con centinaia città italiane. Per molti la volontà di un ritorno alle origini, il desiderio di depurarsi da eventuali derive, volute o non volute, politiche che ormai sono viste con imbarazzo. Con la speranza che a  breve anche da  Cl, come già avvenuto dalla Segreteria di Stato vaticana ai vertici Cei, venga una parola chiara e definitiva di giudizio su questa stagione torbida.