A cura di Reputation Science

La classifica della reputazione online dei ministri a maggio 2019

La classifica della reputazione online dei ministri a maggio 2019

Il premier Conte al primo posto, tallonato da Salvini. Di Maio solo decimo. Ultima Lezzi. L’osservatorio di Reputation Science.

26 Giugno 2019 07.00

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Quale è la reputazione online dei ministri italiani? Ecco i dati, aggiornati a maggio, di Reputation Science che su Lettera43.it conduce un osservatorio permanente per monitorare l’andamento del governo.

La classifica di maggio di reputazione online dei ministri.

Come spiega Andrea Barchiesi, co-founder di Reputation Science: «La classifica di questo mese è stata influenzata, e non poteva essere diversamente, dalla tornata elettorale del 26 maggio. Si distingue un prima, fatto di proclami propagandistici e di forte contrapposizione tra Lega e M5s, e un dopo, con la resa dei conti a seguito dello spoglio delle schede. In questo clima sorprende solo in parte la tenuta di Giuseppe Conte, ormai percepito come leader autonomo, estraneo alle schermaglie tra i partner di Governo. Molto bene ovviamente Matteo Salvini, vero trionfatore delle Europee, che ha condotto la Lega al 34%, primo partito d’Italia. Tiene Luigi Di Maio, sconfitto sul campo, ma assolto dai suoi sostenitori online».

1. CONTE CONFERMA LA SUA LEADERSHIP

Più 29,4 sul mese precedente e un punteggio reputazionale di 163,2. Nonostante l’esito elettorale abbia fatto vacillare l’alleanza di governo, il premier Giuseppe Conte dimostra di essersi ritagliato un ruolo molto autorevole («l’idea che comandi Salvini è un’illusione ottica, guido io») e super partes, lontano dalle turbolenze dialettiche dei due viceministri. Bene sul piano delle relazioni estere, con il ruolo da protagonista giocato nella crisi libica e l’incontro positivo con il presidente del Consiglio europeo, Donald Tusk. Molto bene nella gestione del caso Siri, a cui è stato revocato l’incarico nonostante la difesa di Matteo Salvini. È a Palermo per le commemorazioni in memoria di Giovanni Falcone e sui social è sempre tra i più apprezzati per stile e rigore istituzionale.

2. SALVINI VINCE LA SFIDA ELETTORALE

La Lega trionfa alle elezioni del 26 maggio scorso e il suo leader e vicepremier Salvini non può che crescere nel gradimento online: +11,8 su aprile e un punteggio reputazionale di 113. È stato comunque un mese intenso per il ministro dell’Interno, sia sul fronte giudiziario – con i presunti giri di tangenti in Lombardia, Regione guidata da Attilio Fontana, e le accuse di corruzione al sindaco leghista di Legnano – sia su quello interno al governo, con il caso Siri e gli scontri coi 5 stelle sul decreto Sicurezza bis.

Attivissimo durante la campagna elettorale, piace il suo linguaggio diretto sui temi cari al popolo leghista, la sua comunicazione scanzonata e i selfie col pubblico (deve però affrontare la “rivolta degli striscioni” e i rimproveri del mondo cattolico quando invoca la protezione della Madonna). Ma è lo storico trionfo in quest’ultima tornata elettorale – con la Lega al 34%, primo partito d’Italia, e quasi 4 milioni di voti conquistati in un anno – a imprimere una netta spinta alla reputazione di Salvini.

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Sergio Costa, ministro dell’Ambiente.

3. SERGIO COSTA MEDAGLIA DI BRONZO

Crescita a doppia cifra anche per il ministro dell’Ambiente Sergio Costa: +10,2 sul mese precedente e reputazione a 85,8. Piace a tutti, o quasi, Costa. Il suo impegno per l’ambiente è sincero, così come l’attenzione per le rivendicazioni delle nuove generazioni per le questioni climatiche. A inizio maggio è a Metz per il G7 sull’ambiente e nel documento finale fa inserire un significativo passaggio sul dialogo inclusivo tra le generazioni su ogni questione ambientale. Si spende molto per l’attuazione di politiche sul riciclo, firma il decreto end of waste per il riciclo dei prodotti assorbenti e presenzia a Roma alla Giornata di educazione ambientale. Ricorda come nell’ultimo anno gli arresti degli eco-criminali siano raddoppiati e annuncia “terra mia”, legge che impone il daspo a chi inquina.

4. CENTINAIO E LA GESTIONE DELLA XYLELLA

Il ministro per le Politiche agricole Gian Marco Centinaio si conferma al quarto posto con un punteggio di 73,1 con un +3,3 sul mese di aprile. Di lui sono piaciute la grande onestà nel porgere le scuse alla Puglia i cui uliveti salentini sono stati devastati dal fungo xylella: «Chiedo scusa perché lo Stato […] ha voltato la faccia dall’altra parte. Chiedo scusa non come cittadino, ma come ministro dell’Agricoltura e come rappresentante dello Stato italiano». Presenzia alla kermesse agroalimentare Tuttofood da dove lancia la sfida per il contrasto ai falsi prodotti made in Italy.

Il ministro dell’Economia, Giovanni Tria.

5. TRIA E LA PRESSIONE EUROPEA

Il «si cambia marcia» di Salvini dopo il trionfo elettorale è un chiaro monito sulle scelte di politica economica del governo: dalla riduzione delle tasse alla necessità di sbloccare i cantieri e le grandi opere, passando per i rapporti da mantenere d’ora in avanti con l’Europa. Mese difficile per il ministro dell’Economia Giovanni Tria, che fa segnare 59,1 di punteggio reputazionale, in lieve flessione sul mese di aprile. Tra l’Istat che taglia le stime di crescita, lo spread in risalita, la lettera dell’Europa che chiede spiegazioni sui conti pubblici e gli scontri con l’omologo austriaco sui nostri debiti, il ministro regge comunque bene e rimane stabile al quinto posto. Annuncia il taglio degli 80 euro di Renzi e l’assenza di copertura economica per le politiche a vantaggio della famiglia. Tra le note positive, gli ottimi rapporti con il Colle e l’umanità di certe dichiarazioni, molto apprezzate dagli utenti social.

6. BONGIORNO CONTINUA A SALIRE

Bene la ministra della Pa Giulia Bongiorno che non entra nella top five per pochi decimali. Stabile dunque al sesto posto ma con un +3,1 su aprile e un punteggio totale di 59. Giovano gli annunci fatti durante questo mese: dallo sblocco del turnover nella pubblica amministrazione e l’assunzione di 250 mila unità all’istituzione di un corso di formazione per l’assunzione di 1.851 allievi agenti. Sempre sul fronte Pa, proseguono i lavori per istituire un percorso universitario che ne permetta l’ingresso tramite concorso. Si pone su posizioni garantiste nel caso Siri e denuncia l’arretratezza digitale nella pubblica amministrazione.

L’ammiraglio Giuseppe Cavo Dragone e la ministra della Difesa Elisabetta Trenta.

7. TRENTA PAGA LE DIVERGENZE CON SALVINI

Che fosse invisa a Salvini non era un segreto, sua antitesi pentastellata da sempre schierata su posizioni più moderate, soprattutto in tema di migranti. Dopo il trionfo leghista alle europee la poltrona della ministra non sembra però essere così stabile, e pare che lo stesso Salvini ne abbia chiesto la testa.

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Perde oltre 4 punti fermandosi a 48,6. Oltre agli scontri con il leader della Lega, pesa sulla ministra della Difesa Elisabetta Trenta la mala gestione della sua comunicazione: si fida di un lancio d’agenzia ed elogia dal profilo Twitter del suo dicastero la Marina accorsa in difesa di pescherecci italiani sotto attacco di motovedette libiche. Peccato si trattasse di fake news, con conseguente cancellazione del tweet, figuracce e polemiche annesse. Inoltre, a fine maggio le scoppia in mano la bomba Tofalo, suo sottosegretario dimissionario con tanto di sparata su Facebook, e dall’esercito filtra un certo malcontento sul suo operato. Non le basta essere in piazza Duomo al raduno nazionale degli alpini definiti «simbolo dell’Italia che si è riunita».

Il ministro dei Beni e delle Attività culturali, Alberto Bonisoli.

8. BONISOLI, BENE IL MUSEO PER TUTTI

Stabile in top ten il ministro della Cultura Alberto Bonisoli con un punteggio reputazionale di 46,7. Si becca con l’omologo francese Franck Riester sul prestito dell’Uomo Vitruviano e dell’Autoritratto di Leonardo da Vinci. Presenzia all’inaugurazione della 58esima Biennale di Venezia e al Salone del libro di Torino in cui non mancano le polemiche per l’invito, poi ritirato, dell’editore di estrema destra Altaforte. In questa circostanza, Bonisoli solidarizza con Chiara Appendino e Sergio Chiamparino nella scelta di allontanare l’editore. Se sono ancora aperte le discussioni con il sindaco di Milano Beppe Sala sul nome del nuovo sovrintendente della Scala, vengono sciolte le riserve sulle nomine dei direttori del parco archeologico di Pompei e di quello dell’Appia Antica. Qualche grattacapo su Palazzo Citterio e il progetto della Grande Brera, mentre è apprezzatissima l’iniziativa Museo per tutti che apre le porte di alcuni musei a persone con disabilità intellettiva.

9. STEFANI PUNTA SULL’AUTONOMIA

Mese senza grossi scossoni per la ministra per gli Affari regionali Erika Stefani che fa segnare un punteggio reputazionale di 37,8. L’autonomia regionale è un punto fermo della sua agenda. Per ora manca l’accordo nel governo e in tal senso l’esecutivo ha voluto lanciare un messaggio molto chiaro agli alleati del M5s: si rispettino i patti, altrimenti meglio separarsi. Positivo l’incontro con la delegazione dello Svimez (Associazione per lo Sviluppo Industriale del Mezzogiorno) in cui si è discusso di regionalismo differenziato senza creare contrapposizioni tra Nord e Sud del Paese.

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Il vicepremier ministro del Lavoro e dello Sviluppo economico Luigi Di Maio.

10. DI MAIO ASSOLTO DA ROUSSEAU

Primo partito d’Italia alle elezioni politiche del 2018 con il 32,66%, un anno dopo il M5s è crollato al terzo posto, doppiato dalla Lega e superato anche dal nuovo Pd di Nicola Zingaretti. A tenere a galla il vicepremier ministro del Lavoro e dello Sviluppo economico Luigi Di Maio nelle burrascose ore post elettorali sono l’onestà del mea culpa pronunciato in sala stampa a commento della sconfitta e la riconferma a leader del M5s con l’80% di preferenze ottenute su Rousseau. La sua reputazione è ora di 34,8 ma poteva andare molto peggio.

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Eppure a inizio mese il vicepremier avevo vinto il braccio di ferro con Salvini sul caso Siri e le scintille con la Lega sul decreto sicurezza bis gli avevano attirato simpatie anche fuori dal M5s. Alla débâcle, elettorale, con i temuti ribaltamenti di forza all’interno del governo, si aggiungono le molte incertezze sulla vendita di Alitalia e le pesanti contestazioni subite a Pomigliano d’Arco da parte di operai licenziati e disoccupati.

11. MOAVERO MILANESI SU DI DUE POSIZIONI

Guadagna due posizioni il ministro degli Esteri Enzo Moavero Milanesi registrando un valore reputazionale di 31,6, +4,23 sul mese precedente. A inizio mese è in Vietnam e Singapore per rinsaldare le relazioni geopolitiche ed economiche con i due Paesi; invoca la tregua umanitaria per la Libia, auspicando la ripresa del dialogo e di un percorso di pace; condanna infine il lancio di missili su Gaza da parte di Israele. Sul fronte sempre caldissimo del Venezuela, ha denunciato i provvedimenti repressivi emessi nei confronti di sette membri dell’Assemblea Nazionale, uno dei quali, Mariela Magallanes, è stata accolta nella residenza dell’ambasciatore italiano a Caracas.

Il ministro per i Rapporti con il Parlamento, Riccardo Fraccaro.

12. FRACCARO LASCIA I PROBIVIRI M5S

A fine mese il ministro per i Rapporti col parlamento Riccardo Fraccaro si dimette, insieme alla collega di partito Nunzia Catalfo, dal collegio dei probiviri, organo di garanzia interno al M5s. È una delle conseguenze della sconfitta elettorale ma sono in molti ad apprezzare il gesto. Il ministro Fraccaro chiude il mese rimanendo in 12esima posizione con un punteggio di 31,1.

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Tra le positività di maggio, il sì di Montecitorio alla riforma costituzionale che taglia il numero dei parlamentari, le dichiarazioni in favore del salario minimo europeo e della chiusura del Cnel, le parole di solidarietà a Di Maio prima del voto della base pentastellata su Rousseau. Interviene nella vicenda Solland Silicon e polemizza con le Regioni Trentino Alto Adige e Sicilia ree di non aver predisposto tagli ai vitalizi dei propri consiglieri.

13. FONTANA PENALIZZATO DALLE POLEMICHE SULLA CANNABIS

Ancora un segno negativo per il ministro della Famiglia Lorenzo Fontana, che perde due posizioni e si ferma al 30,7. Annuncia un pacchetto di provvedimenti a sostegno della famiglia, con sconti su latte e pannolini, ma che poi si infrange sulle parole di Tria. Incassa come un successo personale la sentenza della Cassazione che vieta la vendita dei derivati della cannabis (ma che si è dimostrata una sorta di fake news) ma è attaccato dal Coordinamento nazionale comunità di accoglienza che boccia l’enfasi sulla questione: «In Italia, lo scorso anno, sono state rilevate più 100 nuove sostanze psicoattive. È su questo che dobbiamo concentrare la nostra attenzione». Tra le positività il sì bipartisan sull’obbligo di installare telecamere in nelle scuole dell’infanzia e nelle strutture di assistenza e cura di anziani e disabili.

Il ministro delle Infrastrutture e Trasporti Danilo Toninelli.

14. TONINELLI SCENDE A CAUSA DI ALITALIA E SBLOCCA-CANTIERI

Perde 1,95 ma rimane al 14esimo posto con un punteggio di 30,2. Al di là delle lodi sperticate del collega pentastellato e capogruppo al senato Stefano Patuanelli, che l’ha definito «il miglior ministro delle Infrastrutture che questo Paese abbia mai avuto», non è stato un mese semplice per Danilo Toninelli. Le difficoltà nel trovare acquirenti fidati per Alitalia e la bocciatura di Raffaele Cantone allo “sblocca-cantieri” pesano sulla reputazione del ministro, insieme alla gaffe via Twitter: «Sequestrati 12 viadotti sulla A16». Ma in realtà erano solo le barriere.

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Tra le positività, l’annuncio dello stanziamento di 30 milioni per le colonnine delle auto elettriche e il rinnovo del protocollo di legalità per il porto di Gioia Tauro.

15. BONAFEDE PREPARA LA LEGGE SUL CONFLITTO DI INTERESSI

Con un punteggio di 25,4 (+3,4) il ministro della Giustizia Alfonso Bonafede guadagna una posizione ed è quindicesimo. Incassa il sì del Senato che ha approvato in via definitiva le nuove norme sul voto di scambio politico-mafioso e annuncia investimenti per aumentare risorse e migliorare l’edilizia giudiziaria. Presenta inoltre la proposta a firma M5s sul conflitto di interessi che compatta i suoi prima del voto alle Europee e su cui sfida il partito di Salvini. È a Capaci per la commemorazione della strage in cui persero la vita Giovanni Falcone, sua moglie e gli uomini della scorta.

La ministra della Salute Giulia Grillo.

16. GRILLO IN CALO PER I RITARDI SUL TESTAMENTO BIOLOGICO

«Inadempiente sui diritti dei cittadini e la libertà di scelta». Non va per il sottile l’avvocatessa Filomena Gallo, segretario dell’Associazione Luca Coscioni, che rimprovera alla ministra della Salute Giulia Grillo il maxi ritardo sul registro nazionale per il testamento biologico. Mese col segno meno per la pentastellata che perde una posizione e si ferma a 24,8, -1,2 su aprile. Si scontra con Salvini sulla questione della cannabis legale ed entra nel mirino della Lega dopo il ribaltamento di forze a seguito delle elezioni europee. È inoltre costretta a interrogare il Consiglio superiore di sanità in seguito al primo caso in Italia di decesso a causa di protesi al seno. Molto apprezzata la visita con Di Maio ai genitori di Noemi, la bambina di Napoli ferita accidentalmente durante una sparatoria.

17. BUSSETTI RISALE GRAZIE AI PRECARI

In ripresa il ministro dell’Istruzione Marco Bussetti, che guadagna 6,5 e fa segnare un punteggio reputazionale di 23,3. La Camera approva il ritorno dell’educazione civica a scuola, fortemente voluta dal ministro. Annuncia misure straordinarie per stabilizzare il precariato storico della scuola e va a Lodi a incontrare la professoressa aggredita da una mamma a cui era stata sospesa la figlia.

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18. LEZZI FANALINO DI CODA

Sempre ultima la ministra per il Sud Barbara Lezzi con 16,9, in lieve crescita di +1,5. A metà maggio è a Napoli col collega Bonisoli per fare il punto sul contratto inter-istituzionale di sviluppo che prevede l’impegno di 90 milioni di euro per la manutenzione di diverse opere del centro di Napoli. Durante un incontro con alcune grandi aziende, ha illustrato i benefici fiscali nelle Zes (Zone Economiche Speciali) e i vantaggi del Piano grandi investimenti, novità inserita nel decreto Crescita, che prevede una dotazione iniziale di 300 milioni di euro per i prossimi tre anni. Escluse dallo Zes Venezia e Rovigo che hanno protestato.

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