Il fanatismo ci ha tolto anche il gusto di parlare del tempo

Lia Celi
15/10/2023

Una volta disquisire di sole o pioggia era la scappatoia di ogni conversazione. Ma col cambiamento climatico pure un commento su questo ottobre che sembra agosto è diventato polarizzante. Tanto che la sfumatura con cui diciamo “fa caldo” ci fa sembrare seguaci di Greta, negazionisti o odiatori dell'auto elettrica. A questo punto discutiamo di sesso. Roccella e Pillon permettendo.

Il fanatismo ci ha tolto anche il gusto di parlare del tempo

«Parliamo del tempo» una volta era la scappatoia per evitare argomenti divisivi o sconvenienti, a cominciare dalla trimurti bandita dalle conversazioni anglosassoni: politica, sesso e religione. Su sole o pioggia, caldo o freddo, si poteva essere tutti abbastanza d’accordo, al massimo si dissentiva pacatamente su inoffensivi annessi e connessi (acciacchi, effetti sul traffico, aggiustamenti del guardaroba o della quantità di coperte, eccetera). Sfortunatamente, negli ultimi anni è stato fittamente minato anche quell’ultimo terreno hate-free (si potrebbe dire “non ancora rosicamentizzato”, ma suona anche peggio): non sia mai che ci sottraiamo vigliaccamente all’obbligo quotidiano di farci saltare una vena e azzannarci alla gola l’un l’altro schizzando il giusto quantitativo di bile. Il renitente all’odio è un subdolo codardo da inseguire, stanare e inchiodare in quello che era il suo ultimo rifugio: i discorsi sul tempo atmosferico.

Il fanatismo ci ha tolto anche il gusto di parlare del tempo
Dopo un ottobre caldo, sta per arrivare il brutto tempo (Getty).

L’avverbio prima di “caldo” fa tutta la differenza del mondo

Così oggi prima di buttare lì in un contesto sociale (o social) qualche osservazione su questo ottobre che finora sembra una lunghissima proroga dell’agosto, bisogna valutare attentamente gli interlocutori e selezionare le parole di conseguenza. Per esempio: meglio “caldo”, “insolitamente caldo”, “eccezionalmente caldo “ o “innaturalmente caldo”? Aggiungere un avverbio, e decidere quale avverbio aggiungere, sono già scelte di campo, da effettuare previo screening ideologico del proprio pubblico. Mi spiego meglio. Dici “fa caldo”, senza avverbio: cioè prendi semplicemente atto della sensazione presente e dell’altezza raggiunta dalla colonnina di mercurio. Possibile effetto sull’interlocutore: fai la figura del sempliciotto o del superficiale che non sa in che mondo vive e non si cura di saperlo.

Siete pavidi seguaci di Greta o cripto-negazionista del clima?

Opti per “insolitamente caldo“, ossia lo percepisci, dài un’occhiata allo storico e ti limiti a registrare la differenza fra l’ottobre 2023 e quelli degli anni precedenti. Risultato: il tuo distacco rischia di venire scambiato per nicodemismo, cioè potresti essere inquadrato come un pavido seguace di Greta Thunberg che non ha il coraggio di dire come la pensa ed evita il conflitto. “Eccezionalmente caldo”: ti rendi conto che la temperatura è anomala ma la sfumatura dell’avverbio implica che sotto sotto la ritieni solo un’eccezione e che dunque la regola è salva. Effetto: aha, ecco smascherato il cripto-negazionista del clima, l’amico di Vittorio Feltri e di Matteo Salvini, quello che si informa su Libero e crede che tutto vada bene e non sia il caso di correre ai ripari.

Il fanatismo ci ha tolto anche il gusto di parlare del tempo
Greta Thunberg (Getty).

Ma è la natura, non c’è bisogno di gridare all’apocalisse!

Innaturalmente caldo”: ti fa uno strano effetto mangiare le caldarroste in bermuda e sandali e provi pena per le tue esauste piante da fiore che, invece di concedersi il meritato riposo vegetativo autunnale, devono fare gli straordinari a causa di una temperatura che non scende sotto i 22 gradi nemmeno di notte. Effetto sull’interlocutore: innaturale? E tu come fai a dire cos’è naturale e cosa no? Sei un professore di biologia? E se lo sai, non sai che la natura può cambiare anche per i cavoli suoi, e la cosa più naturale che possono fare gli esseri viventi fare è adattarsi ai suoi cambiamenti, non certo gridare all’apocalisse imminente e far sentire in colpa chi non si compra l’auto elettrica, che poi inquina anche di più?

Sulla transizione ecologica si gioca la prossima campagna elettorale

Considerato che su Green Deal e transizione ecologica si giocherà (si sta già giocando) la campagna elettorale per le elezioni europee 2024, da qui al prossimo anno parlare del tempo sarà esattamente come parlare di politica e anche di religione, poiché le posizioni in materia di clima, come ormai in qualunque materia, sono ormai così polarizzate, estreme e dogmatiche da sfiorare il fanatismo. Sarebbe la volta buona per sdoganare e normalizzare le conversazioni sul sesso, attività naturale, a basso impatto ambientale (a patto di farlo solo con partner raggiungibili a piedi o in bicicletta) e in grado di produrre calore in modo rinnovabile ed ecosostenibile. Ma nell’Italia di Eugenia Roccella e di Simone Pillon dubito che sarà una terza via praticabile.