Clini: «Da blocco Ilva gravi fenomeni sociali»

Redazione
20/08/2012

La polemica sul sequestro degli impianti dell’Ilva non accenna ad arrestarsi. Nel giorno delle nuove rivelazioni sulla consapevolezza del governo...

Clini: «Da blocco Ilva gravi fenomeni sociali»

La polemica sul sequestro degli impianti dell’Ilva non accenna ad arrestarsi. Nel giorno delle nuove rivelazioni sulla consapevolezza del governo Berlusconi delle emissioni di fumi tossici dell’azienda e sulle regalie fatte dai vertici dell’acciaierie per ingraziarsi i giudici, sono comunque le motivazioni del sequestro degli impianti a tenere banco.
«La motivazione del Tribunale del Riesame è molto chiara: indica una strada convergente con quella seguita dal governo. Lavoriamo concretamente nella stessa direzione, ora spetta ad Ilva investire», ha detto il ministro dell’Ambiente, Corrado Clini, al Meeting di Comunione liberazione.
«DIFENDERE L’AMBIENTE CON LO SVILUPPO». «Oggi difendere l’ambiente vuol dire difenderlo con lo sviluppo tecnologico, difenderlo facendo e non bloccando. Difendere bloccando vuol dire bloccare lo sviluppo del Paese aprendo la strada a fenomeni sociali che sarebbero drammatici».
A giudizio del ministro dell’Ambiente nella vicenda Ilva «la via di uscita è fare in modo che l’impresa investa in nuova tecnologia che il governo, l’Unione europea, la magistratura locale hanno indicato».
A questo percorso, ha aggiunto riferendosi ad alcune frange ambientaliste, «chi si oppone sono quelli che vogliono la chiusura che non è la soluzione, basta guardare Cogoleto, Bagnoli, Porto Marghera, Crotone, che sono un deserto da bonificare. Dobbiamo confrontarci con chi alza i cartelli con il numero dei morti, lo sappiamo, i morti sono la tragedia di uno sviluppo sbagliato. Se si blocca l’industria senza un nuovo sviluppo tecnologico si lascia un deserto di contaminazione di terra e di acqua».
«UN CONFLITTO TIPICO DEGLI ULTIMI 20 ANNI». La vicenda dell’Ilva è «l’epifenomeno, la manifestazione ultima del conflitto» che si è caratterizzato «nel Paese negli ultimi 20 anni», ha aggiunto Clini.
Un conflitto che si è determinato «per incapacità dei governi, stretti tra un’industria che non voleva investire e l’estremismo ambientalista, che ha impedito una soluzione razionale perché nel conflitto trovava una rendita politica».
A giudizio di Clini, in un altro passaggio del suo intervento, è «un’idea sciagurata se si contrappone sviluppo e ambiente», perché, così facendo, «non riusciamo a risolvere la crisi economica attuale e a dare prospettiva alle future generazioni».
CLINI REPLICA A DI PIETRO. Il ministro ha poi risposto alle critiche rivoltegli da Antonio Di Pietro, leader dell’Italia dei Valori: «Dal 1999 non mi sono più occupato di questioni ambientali italiane e non ho più potuto seguire i piani di risanamento. Non ho mai avuto la possibilità di farlo perché non mi hanno fatto toccare palla al ministero dell’Ambiente su questo tema. Da quando sono ministro ho cominciato a occuparmi delle bonifiche bloccate. Mi occupo di Taranto ripartendo dal 1993 e non dal 2011. A Di Pietro, che mi addita come responsabile della vicenda Ilva, verrebbe da dire che anche lui è stato ministro e non se n’é accorto».