Matteo Innocenti

Joe T Vannelli racconta il "suo" Cocoricò

Joe T Vannelli racconta il “suo” Cocoricò

Lo storico locale di Riccione ha dichiarato fallimento. Il dj spiega le difficoltà di fare business nel mondo delle discoteche. E assicura: «Non finisce un’era, la musica è la risposta».

13 Giugno 2019 18.13

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Addio Cocoricò. Lo storico locale di Riccione, tempio della musica techno, chiude i battenti. L’omonimo gruppo che lo gestiva è stato infatti dichiarato fallito dal Tribunale di Rimini. La discoteca, celebre per la struttura in vetro a forma piramidale che sovrastava la sala principale, ha vissuto ultimi anni davvero tribolati, culminati nel lungo periodo di inattività a seguito della morte per overdose di un 16enne. «È una notizia molto brutta. Stiamo parlando di una discoteca che ha dato e che sono sicuro potrebbe dare ancora energia giusta a tanti ragazzi, al di là dei soliti luoghi comuni legati alla droga», dice a Lettera43.it Joe T Vannelli, deejay con oltre 40 anni di carriera alle spalle (e molti altri davanti, assicura), che appena tornato da Ibiza ammette di avere un pezzo di cuore a Riccione: «Spero si possa trovare una soluzione, il Cocoricò è un locale al quale sono molto affezionato».

Il dj Joe T Vannelli.

DOMANDA. Con il fallimento del Cocoricò si chiude un’era?
RISPOSTA. No, non si chiude nessuna era. Con la disintegrazione della collina di Riccione, dove sorgono anche il Peter Pan, riaperto dopo un periodo di chiusura, e il Prince che invece ha cessato l’attività da tempo, abbiamo perso tanto. Ma la musica sarà sempre la risposta. Music is the answer. Confido che qualche imprenditore lo rilanci presto, sono sicuro che il ‘Cocco’ possa tornare rapidamente in auge.

In fondo stiamo parlando di un locale storico, in attività dal 1989.
Il più bello, particolare e rappresentativo di tutti. Il Cocoricò, con la sua ineguagliabile piramide, ha sempre fatto cose straordinarie portando a Riccione, che un tempo non aveva niente da invidiare a Ibiza, musica internazionale e dj da ogni angolo del mondo.

Ballare al Cocoricò è stato un must per molte generazioni…
Andare al Cocoricò voleva dire essere ispirati da quella musica, non certo pagare un biglietto, passare qualche ora nel locale per poi andarsi a schiantare in auto pieni di droga. La musica dà la possibilità di vivere momenti pieni di energia e positività. E fare musica è il lavoro più bello del mondo.

Cosa significava per un dj salire in consolle in questo locale?
Tutti ambivano a suonare nel locale numero uno in Italia. Avere nel curriculum serate al Cocoricò era ed è ancora una cosa di grande valore. Stiamo parlando di un locale che dettava tendenza e dove nascevano letteralmente le mode. Dean e Dan di Dsquared2 sono stati per anni alla porta del Titilla, privè del Cocoricò mentre lo stilista Marcelo Burlon lo ha frequentato a lungo come cliente e come dj.

Un altro scatto di Joe T Vannelli, uno dei più famosi dj italiani.

Nel corso degli anni com’è cambiato il mondo del clubbing?
Ci sono stati tanti cambiamenti, ma la qualità è rimasta sempre la stessa. A livello di promozione, con l’avvento di Internet c’è stato bisogno di adeguarsi a quelle che erano le dinamiche pubblicitarie, in un mondo in cui l’immagine ha iniziato a contare sempre di più. Chi non c’è riuscito ha avuto serie difficoltà.

A chiudere sono stati però anche tanti locali storici, che certo non avevano bisogno di pubblicità.
Il fatto è che ora come ora, tra problemi legati alla sicurezza e tasse, è quasi impossibile riuscire a mandare avanti un locale. Credo che in Italia ci fossero 7.500 discoteche registrate alla Camera di Commercio, ora sono meno di 700. Sono state decimate.

È così difficile guadagnare gestendo una discoteca?
Con biglietti a 10 euro, 22% di Iva, 9% da pagare alla Siae, affitto, macchinari vari, stipendi da pagare a buttafuori e compensi per i dj, alla fine è quasi impossibile fare quadrare i conti. Lo dico per esperienza personale. Per un periodo ho gestito dei locali, ma mi sono tirato indietro. Mi hanno massacrato, ho perso tanti di quei soldi…

Nel 2015 al Cocoricò morì un 16enne per overdose.
È stata una botta durissima. Da lì sono iniziate le vere difficoltà, per un locale che fino ad allora aveva dettato legge. Da amministratore di discoteche ho sempre temuto cose del genere. Anche per questo ho venduto le attività e ho preferito continuare a fare solo il dj.

Quante volte ha suonato al Cocoricò?
Tantissime. L’ultima il 14 agosto 2018, durante la serata Supalova, con il locale pienissimo. Mi sono alternato alla consolle con due dei miei figli, che hanno la mia stessa passione per la musica. Ne ho anche un altro, di appena quattro anni: giro tutto il mondo, faccio un centinaio di serate l’anno, mi alzo alle 7 e vado a letto alle 2, sono una macchina da guerra.

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