«Col Pd? Cose da marziani»

Redazione
08/10/2010

di Paolo Madron «Basta tirarmi per la giacchetta. Resto dove sono, non scendo in campo». All’ennesima domanda sull’ipotesi di un...

«Col Pd? Cose da marziani»

di Paolo Madron

«Basta tirarmi per la giacchetta. Resto dove sono, non scendo in campo». All’ennesima domanda sull’ipotesi di un suo futuro in politica, Luca di Montezemolo si spazientisce. Poi, siccome i giornali e i giornalisti li conosce, capisce come, in tempi di tormentoni, di case, escort e cognati, anche qualcosa di più alto possa appassionare. «Strano paese questo. Se stai zitto si accusa la classe dirigente di non prendere mai posizione. Se lo fai, allora è perché ti prepari a scendere in campo, come come se il dibattito pubblico fosse monopolio esclusivo della casta politica».

Domanda. Magari qualcuno non le crede perché ricorda il precedente di quando diceva che mai avrebbe fatto il presidente di Confindustria.
Risposta. E infatti all’epoca il mio candidato era il povero Andrea Pininfarina, se non che Sergio Marchionne mi disse che la sua azienda aveva bisogno di lui. Allora molti industriali si rivolsero a me, ma io le giuro che non ci pensavo proprio.
D. Eppure talvolta lei dà l’impressione di muoversi come un politico in pectore.
R. Solo perché quando sono uscito da Confindustria ho detto che avrei fatto una Fondazione che si chiama Italia Futura per parlare delle questioni cruciali per lo sviluppo di questo paese ?
D. Il Pd, che soffre della sindrome del Papa straniero, la vorrebbe candidare alla guida del paese.
R. Quando mi dicono questo, pur con tutta la stima per i leader di quello schieramento, rispondo che sono cose da marziani.
D. Forse lo fanno perché impressionati dai sondaggi sulla fiducia nei leader che la vedono sempre salire sul podio. Evidentemente lei è considerato un catalizzatore di aspettative cui dare forma in politica.
R. Può far piacere per uno come me che, dopo aver lasciato Confindustria nel 2007, non è più andato in televisione. Si vede che mi giudicano per il lavoro che faccio. Ma d’altra parte non significa che uno apprezzato dall’opinione pubblica debba automaticamente fare politica.
D. Massimo Cacciari, che non è certo incline ai facili entusiasmi, la evoca come un salvatore.
R. Lo ringrazio della stima, che del resto è ampiamente ricambia
D. Credo lo abbia detto anche perché c’è fame di nuovi protagonisti di fronte a una politica dei soliti noti.
R. Su questo non ci sono dubbi, e il bisogno di facce nuove aumenterà visto che questa classe politica è sempre più lontana dai veri problemi, non parla più di economia, riducendo il Paese a una sorta di fai da te in cui la gente normale si dà da fare per tirare avanti.
D. Si dà da fare anche lei con i treni…
R. Io e i miei soci di Ntv siamo imbufaliti: questo è uno dei pochi Paesi al mondo che fa una liberalizzazione seconda solo a quella delle telecomunicazioni senza creare una Authority. E qualcuno lo considera normale.
D. La sua critica all’attuale governo si è radicalizzata negli ultimi mesi. Convinto che Berlusconi non stia governando?
R. Si è radicalizzata da quando, dopo le elezioni regionali, si doveva aprire una stagione di grandi cambiamenti. Invece abbiamo passato un’estate terribile in cui di tutto si è parlato meno che di riforme. E così restiamo il Paese che ha la più bassa crescita in Europa, e non da oggi. Che ha più dell’8% di disoccupazione, con imprese che si affidano al loro spirito di iniziativa senza che vi sia uno straccio di politica economica che indichi degli obiettivi.
D. Berlusconi si difinisce un uomo del fare, e dice che il suo governo ha fatto.
R.
Un governo con una maggioranza così ampia e più volte vincitore di elezioni avrebbe avuto tutto il consenso per realizzare le riforme che avrebbero cambiato il paese. Non lo ha fatto, e dunque non può certo lamentarsi se la classe dirigente lo incalza e lo sprona.
D. Stia attento se no le mandano a Maranello i segugi di Montecarlo. Scherzi a parte, che cosa pensa della vicenda Marcegaglia-Giornale?
R.
Dico solo che mi dispiace di vedere di nuovo al centro dell’attenzione del Paese cose che non hanno a che fare con i veri problemi dell’Italia
D. Scusi, Montezemolo. Ma a me è sempre rimasto un dubbio: lei è di destra o di sinistra, conservatore o progressista?
R.
Collocazioni archeologiche. I veri problemi che abbiamo davanti riguardano la riforma dello Stato per rendere più snella la pubblica amministrazione, la crescita economica, la lotta e il recupero dell’evasione fiscale per ristabilire una equità sociale, un fisco meno esoso specie con chi lavora e intraprende, un ritorno a investire su scuola e ricerca, dove oggi non si investe più nulla. Tutti questi temi sono di destra o di sinistra?
D. Cambiamo prospettiva. Se ci fosse uno schieramento trasversale Pd, Rutelli, Fini che le chiedesse di impegnarsi cosa farebbe?
R
. Io mi auguro che per il Paese si mettano da parte rancori e problemi personali. E che il governo vada avanti con questa maggioranza e faccia le riforme fondamentali.
D. E se si andasse al voto?
R.
Mi auguro di no, e credo che se lo auguri anche il governo che altrimenti dovrebbe rispondere del perché ha fallito pur disponendo di una così ampia maggioranza:
D. E lei intanto che cosa farà? La prossima settimana Italia Futura ha in agenda una serie di incontri.
R.
Non smetterò attraverso la Fondazione di dire quello che penso sullo stato delle cose. Gli italiani non meritano un paese che cresce poco, attrae poco ed è afflitto da una scarsissima mobilità sociale.