Lorenzo Andraghetti

Col simbolo M5s Cassimatis può togliere a Grillo l'arma di ricatto

Col simbolo M5s Cassimatis può togliere a Grillo l’arma di ricatto

13 Aprile 2017 13.20
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Nel 1748 il filosofo illuminista Montesquieu teorizzò nello scritto Lo spirito delle leggi il principio di separazione dei poteri: legislativo (fare le leggi), esecutivo (farle eseguire) e giudiziario (punire chi non le rispetta). Nell'ordinamento dello Stato equivalono a parlamento, governo e magistratura. Principio sul quale si sono basate tutte le democrazie moderne post rivoluzione francese. All'epoca Montesquieu giustificava questa necessaria separazione perché «chiunque abbia potere è portato ad abusarne» arrivando alla conclusione che «quando nella stessa persona o nello stesso corpo di magistratura il potere legislativo è unito al potere esecutivo, non esiste libertà».

BEPPE È UNO E TRINO. Facendoci tre semplici domande sul partito politico italiano che è nato criticando l'anti-democraticità presente negli altri partiti, ovvero il Movimento 5 stelle, ci chiediamo (e rispondiamo): chi fa le regole nel M5s? Grillo. Chi le fa eseguire, ossia le applica? Grillo. E chi punisce chi non le rispetta? Sempre Grillo. La risposta è sempre una: nel Movimento non c'è alcuna separazione dei poteri. Per definizione, quindi, non c'è democrazia.

DEFICIT DI DEMOCRAZIA. La potete rigirare come volete, potete anche chiedervi: e il Pd? La conclusione rimarrà la stessa. Grillo incarna il potere legislativo, esecutivo e giudiziario all'interno del M5s, quindi non stiamo parlando di democrazia. O, come ha scritto il giudice Braccialini sulla sentenza del caso Cassimatis, il partito di Grillo è costituito da «un'istanza dirigista». In pratica, non solo la scienza politica, ma anche la giustizia ha definito il Movimento un'organizzazione «non democratica».

Se, come il M5s ha sempre professato, le sentenze dei giudici si rispettano e non si contestano, Grillo non dovrebbero servirsi di auto annullamenti postumi delle sue stesse votazioni per giustificare la mancata applicazione di una sentenza. Purtroppo il delirio di onnipotenza di chi non è abituato alla separazione dei poteri interni alla sua stessa organizzazione lo ha portato perfino a infischiarsi della sentenza di un giudice ribandendo che il simbolo del Movimento non verrà comunque concesso a Marika Cassimatis per le amministrative di Genova.

IMPOSSIBILITÀ DI RIBELLIONE. La trappola perfetta escogitata dal duo Grillo/Casaleggio ha di fatto messo nella condizione di impossibilità di ribellione e rivalsa (in base alle stesse regole del M5s) ogni singolo attivista. In pratica, se subisci un'ingiustizia e vieni escluso non puoi rivalerti in nessun modo contro questa decisione, dato che non esistono organi terzi e Grillo è “capo politico” e “garante” allo stesso tempo. E se protesti e magari arrivi a querelare il leader che non sta rispettando la legge e i diritti costituzionali di elettorato passivo e organizzazione “con metodo democratico” (art. 49 Cost.) del partito al suo interno, vieni addirittura sospeso come attivista per “danni d'immagine al M5s”.

PARTITO AUTORITARIO. È proprio su questo punto, sul non poter essere allo stesso tempo “capo politico” e “garante”, che la teoria di Montesquieu ci rivela ancora una volta che il M5s è un partito autoritario, ben lontano da ogni spirito democratico. Questa regola, ancora oggi, vale perfino nei tribunali italiani, tanto che, come ha detto la Cassimatis in un'intervista, «la parola "garante" è presto scomparsa dal dibattimento in aula».

Anche quando il giudice dà ragione a Davide contro Golia, che senso ha per Davide continuare a volersi fare portavoce dell'anti-democratico Golia?

Ed è il principio sempre evocato da Grillo a sua difesa, il “danno di immagine”, che fa notare come lui stesso e i suoi supporter non si rendano conto che il maggior danno d'immagine per il Movimento siano proprio loro stessi attraverso questi comportamenti stalinisti. La politica come ricatto morale e marketing di prodotto. Ben lontana dallo spirito originario con cui fu fondato tutto.

UN GARANTE COSÌ È TOLLERABILE? Ora, partendo dal fatto che Grillo ha avuto torto su tutta la linea davanti al tribunale di Genova, che senso ha per l'attivista dai profondi valori democratici continuare a voler rappresentare un simbolo che rappresenta un partito autoritario? Un "garante” che diffama e usa a proprio piacere “non prove” per eliminare candidati dalla corsa elettorale o per espellerli (come ha fatto in passato) usando come strumento (morale) di ricatto la fiducia, è ancora tollerabile? Quello che Marika Cassimatis potrebbe ancora (forse) rappresentare a Genova sotto la bandiera dal M5s non è altro che questo. Quindi mi chiedo: anche quando il giudice dà ragione a “Davide” contro “Golia”, che senso ha per “Davide” continuare a volersi fare portavoce di “Golia”?

NON SI PUÒ GIOCARE AD ARMI PARI. Fino a che non vi sarà la separazione dei poteri dentro al M5s, e fino a quando il garante non sarà veramente un soggetto terzo (unica vera battaglia che dovrebbe essere portata avanti dagli attivisti pentastellati), anche avendo giustizia e la riammissione da parte dell'organo di garanzia per eccellenza, ovvero la magistratura, che senso avrà continuare a voler restare in questo contenitore e addirittura rappresentarlo quando non si hanno gli strumenti per poter giocare ad armi pari?

Se da un lato è giusto chiedere che un soggetto terzo affermi che i “like” non sono crimini o atti impuri passibili di esclusione e che la propria condotta sia stata irreprensibile in base alle regole dell'associazione M5s, politicamente non c'è bisogno di un giudice per decifrare, tra persone normodotate, che ciò che ha subito la Cassimatis sia un'ingiustizia e che il comportamento di Grillo sia più simile a uno Stalin che a un Mandela. Chi crede che il “fidatevi di me” faccia giurisprudenza continuerà anche a credere che Grillo e Casaleggio siano persone intellettualmente oneste, anche se un giudice dovesse affermare il contrario (come è appena successo).

QUESTA BATTAGLIA È POLITICA. Quindi, a che pro continuare in sede giudiziaria una battaglia che è politica? Chi voleva capire, a questo punto, ha già capito (ma anche molto prima del caso Cassimatis!). Chi invece vorrà avvallare atteggiamenti stalinisti spacciandoli per iper democrazia, continuerà a farlo, con o senza la sentenza di un giudice. Ma se la situazione dovesse spingersi ancora oltre, se la Cassimatis volesse a tutti i costi presentarsi col simbolo del M5s al Comune di Genova, potrebbe riuscirci?

Avendo vinto le Primarie, la Cassimatis potrebbe iniziare a raccogliere le firme necessarie alla presentazione della sua lista col simbolo del M5s sui moduli e attendere una reazione di Grillo

Il giudice ha stabilito che la votazione con la quale la Cassimatis ha vinto le Primarie è valida, al contrario di quelle successive che vedevano Pirondini prevalere sulla volontà o meno di presentare una lista del M5s a Genova. Fino a oggi sapevamo che la proprietà del simbolo era di Grillo, che lo concede a piacimento ai candidati che vincono le Primarie. Dato che Pirondini non ha vinto queste Primarie, la Cassimatis potrebbe iniziare a raccogliere le firme necessarie alla presentazione della sua lista col simbolo del M5s sui moduli e attendere una reazione di Grillo.

CORSA ALL'UFFICIO ELETTORALE. Se anche Pirondini farà lo stesso, ci si potrà attendere un'ennesima battaglia giuridica sull'uso del simbolo del M5s e se il tribunale dovesse, a fronte di un ricorso di Grillo, concedere comunque l'uso dello stesso alla Cassimatis, quest'ultima potrebbe presentarsi all'ufficio elettorale e farsi certificare come candidata M5s, distruggendo una volta per tutte l'ultimo sistema di ricatto a uso e consumo di Grillo sulla concessione, a piacere, del simbolo. Sempre che all'ufficio elettorale, il giorno della presentazione delle liste, non ci arrivi prima Pirondini. Vedremo chi sarà il primo a mettersi in fila.

*Ex attivista e collaboratore parlamentare alla Camera per il Movimento 5 stelle

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