Colaninno sotto il Monte e le Fondazioni tartassate dal governo

Omniaholding, cassaforte di famiglia, registra uno scoperto di 9.418 euro presso Mps. Guai per il vicepresidente di Cdp Paganetto dopo l'apertura a un intervento in Alitalia. E infine le imposte del governo che hanno consumato il 36% dell’avanzo di esercizio lordo dell'Acri.

19 Luglio 2019 15.51
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Omniaholding – la holding della famiglia Colaninno di cui sono azionisti Roberto, i figli Michele e Matteo e la moglie Oretta Schiavetti – ha chiuso il 2018 in perdita per 346 mila euro. La cassaforte dei Colaninno ha inoltre registrato un risultato della gestione finanziaria positivo per 158 mila euro riconducibile principalmente all’incasso di 280 mila euro di dividendi distribuiti dalla Piaggio (nel 2017 erano stati 184 mila). A maggio 2019 sono stati inoltre incassati 5,1 milioni dalla vendita di 2 milioni di azioni della controllata di Pontedera. Il conto economico complessivo registra però un rosso di 2.045 euro a fronte della variazione negativa del fair value delle attività finanziarie principalmente dovuta, si legge nei documenti del bilancio, al minor valore della partecipazione detenuta in Unicredit rispetto al valore rilevato a fine 2017 per 1.711 mila euro. Alla voce “passività finanziarie”, inoltre, spunta anche «uno scoperto di conto corrente a revoca acceso presso il Monte dei Paschi per complessivi 9.418 mila euro».

Luigi Paganetto, vicepresidente di Cassa Depositi e prestiti.

CDP, IL VICE PAGANETTO SOTTO PROCEDIMENTO

Il collegio sindacale di Cassa Depositi e Prestiti presieduto da Carlo Corradini ha convocato il vicepresidente di Cdp, Luigi Paganetto, per contestargli l‘intervista rilasciata al quotidiano La Stampa lo scorso 9 luglio. I virgolettati erano chiari: Paganetto, amico di lunga data del ministro dell’Economia, Giovanni Tria, aveva aperto a sorpresa a un intervento della Cassa nel capitale di Alitalia, nonostante statuto, ministero del Tesoro e soci di minoranza (ovvero le fondazioni che esprimono il presidente, Massimo Tononi) dicessero il contrario. Ora, secondo il collegio dei sindaci potrebbero essere state violate una serie di normative sulla gestione delle informazioni privilegiate, codice etico aziendale, deleghe che il consiglio di amministrazione ha dato esclusivamente a presidente e amministratore delegato. Il procedimento sarà preso in esame dal consiglio di amministrazione di Cdp nel corso della prossima riunione fissata per i primi giorni di agosto.

Francesco Profumo, presidente Acri.

FONDAZIONI “TARTASSATE” DAL GOVERNO GIALLOVERDE

La volatilità dei mercati pesa nel 2018 sui proventi delle fondazioni bancarie che sono scesi a 1,1 miliardi (-48% sui 2,1 miliardi del 2017), ma la politica di accantonamenti ha aiutato la crescita delle erogazioni che hanno superato il miliardo di euro con un +4,1% rispetto ai 984,6 milioni del 2017. Lo si legge nel rapporto 2018 dell’Acri, l’ultimo chiuso sotto la gestione del patron degli enti Giuseppe Guzzetti che ha lasciato dopo 19 anni la presidenza dell’associazione a Francesco Profumo lo scorso maggio. A drenare le casse degli enti non sono state solo le svalutazioni. Benché non abbiano raggiunto il picco di 487 milioni di euro del 2017, le imposte e tasse corrisposte nel 2018 sono state pari a 240,8 milioni, che, sommate alle imposte che le Fondazioni scontano alla fonte, raggiungono un effettivo onere tributario pari a 323 milioni. Insomma, le tasse del governo gialloverde hanno consumato più di un terzo (36%) dell’avanzo di esercizio lordo assorbendo un ammontare di risorse ben maggiore dei 255,9 milioni destinati ad Arte, Attività e Beni culturali.

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