Coldiretti che muove le mani e quel rapporto intimo con Fratelli d’Italia

Paolo Madron
17/11/2023

I 400 COLPI. Meloni e Lollobrigida sanno di non poter fare a meno del potente sindacato dei contadini, che tramite il suo presidente Prandini voleva menare i mansueti Magi e Della Vedova. Grazie a 1,6 milioni di iscritti, è serbatoio di consenso dai tempi della Dc. Con tassisti e balneari, costituisce la botte di ferro di Palazzo Chigi.

Coldiretti che muove le mani e quel rapporto intimo con Fratelli d’Italia

Coldiretti, che per mano del suo presidente Ettore Prandini voleva prendere a ceffoni i mansueti Riccardo Magi e Benedetto Della Vedova che protestavano contro la legge che vieta produzione e uso delle carni coltivate, è la comfort zone dei Fratelli d’Italia e della sua leader Giorgia Meloni. Un rapporto talmente organico che spesso se ne confondono i confini, tale è la contaminazione di idee, uomini e battaglie identitarie nel nome del sovranismo alimentare. Il sindacato dei contadini è un esercito con oltre 1,6 milioni di iscritti, e dai tempi della Dc è sempre stato un formidabile serbatoio di consenso per chi governava o aspirava a farlo. È chiaro dunque che qualunque inquilino di Palazzo Chigi debba tenerne in massimo conto le istanze, coccolarlo e magari aizzarlo nel momento in cui ha bisogno di maggior sostegno.

Lollobrigida non sarebbe ministro senza Coldiretti

Per contro, chi nell’esecutivo si occupa delle sorti dell’agricoltura deve essere il portato di una nomina condivisa con l’organizzazione. Per intenderci, Francesco Lollobrigida non sarebbe diventato ministro solo in forza del fatto di essere cognato della premier se il suo rapporto con Coldiretti non fosse stato di amorosi sensi. Tant’è che giovedì, dopo aver tiepidamente criticato il minaccioso agitar di mani di contro i due ex Radicali, si è poi subito allineato alla teoria giustificazionista della provocazione evocata dal riottoso Prandini. Niente e nulla può incrinare la consustanzialità tra Coldiretti e governo che deve essere totale, senza alcun distinguo.

Coldiretti che muove le mani e quel rapporto intimo con Fratelli d'Italia
Francesco Lollobrigida con Ettore Prandini (Imagoeconomica).

Un rapporto che Fratelli d’Italia ha sottratto all’egemonia della Lega

Sono molti i segnali che indicano la granitica solidità del rapporto. Per esempio il fatto che all’indomani delle Politiche del 2022, con i voti ancora caldi nelle urne, Meloni si sia precipitata al Villaggio Coldiretti di Milano ringraziare/omaggiare l’organizzazione firmando la loro petizione contro il cibo sintetico. Una visita che si è ripetuta uguale un anno dopo, allo stesso evento stavolta però ospitato nella cornice romana del Circo Massimo. E con lo stesso mantra: difendere l’eccellenza dell’italico mangiare dal rischio omologazione e la minaccia delle multinazionali e che a suon di ogm lo vogliono snaturare. Ma soprattutto difendere un rapporto che Fratelli d’Italia non può consentirsi di perdere, dopo averlo sapientemente sottratto all’egemonia della Lega e del suo segretario, ossia il partito che dai tempi della rivolta dei Forconi ne costituiva il naturale megafono, e che solo dopo una ferocia trattativa durante la composizione del governo si è rassegnato a lasciare l’Agricoltura nelle mani degli alleati rivali. Grossa perdita. Perché non c’è organizzazione sindacale, dalla trimurti confederale a Confindustria, il cui peso e relativo potere di rappresentanza sia così forte. C’è persino chi arriva a dire che senza Coldiretti dalla propria parte non si governa il Paese. Se poi a questa si aggiungono tassisti e balneari, chi siede Palazzo Chigi sta in una botte (vino italiano, ovviamente) di ferro.

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Giorgia Meloni alla fiera di Coldiretti (Imagoeconomica).