Chi sono i combattenti italiani in Siria

18 Marzo 2019 19.14
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C'è chi è tornato e ha raccontato in un libro la guerra contro lo Stato islamico, chi è stato bloccato dalla magistratura prima che riuscisse a ripartire per affiancare i curdi delle Ypg, le unità di protezione del popolo, e chi, nel deserto siriano e iracheno, è rimasto ucciso, come Lorenzo Orsetti. Il militante fiorentino morto in un'imboscata di quel che resta dell'Isis non è l'unico italiano che ha scelto di combattere in prima persona contro Daesh: da quando è iniziato il conflitto sono almeno una ventina i combattenti partiti dall'Italia che si sono uniti ai curdi. E di questi, almeno cinque, tra cui due donne, si trovano ancora in Siria: tra Afrin, la città del Nord-Ovest della Siria dove le Ypg si oppongono alle forze armate turche, e la zona di Baghuz, per la battaglia contro l'ultima roccaforte dello Stato islamico.

La lotta dei curdi, d'altronde, ha da tempo fatto breccia soprattutto nei circuiti anarchici. A tal punto che nell'ultima relazione al parlamento gli 007 dedicano spazio alla «valenza rivoluzionaria del Rojava», sottolineando che in certi ambienti «si è dedicata particolare attenzione alla resistenza curda a Daesh e all'esperimento di 'autorganizzazione politico-sociale' attuato nella regione». Una lotta, quella dei curdi, che viene vista come «un'estrema battaglia per l'umanità e la libertà». E a questa lotta hanno partecipato in diversi, anche se nessuno di loro rientra nell'elenco degli oltre 130 foreign fighter italiani.

I NOMI DI BATTAGLIA: HIVA BOSCO E ULISSE

Il più famoso è Karim Franceschi, l'italo-marocchino 30enne di Senigallia che è stato anche a capo del battaglione internazionalista che ha combattuto per liberare Raqqa. È stato in Siria la prima volta nel 2015 e c'è tornato più volte; ha scritto due libri ed è rimasto ferito in battaglia. «La mia esperienza militare è finita, non tornerò a combattere», ha detto qualche tempo fa. «Ora spetta alle popolazioni curde e siriane continuare a dare vita a quell'esperienza democratica». Chi dalla Siria non è tornato è invece Giovanni Francesco Asperti, nome di battaglia 'Hiva Bosco', morto lo scorso 7 dicembre: «Martirizzato», diceva il comunicato ufficiale delle Ypg, «in uno sfortunato incidente» mentre era in servizio a Derik, nel Nord-Est della Siria vicino al confine turco. Asperti era amico di Claudio Locatelli, 30 enne bergamasco che è rientrato in Italia. A febbraio del 2017 arrivò in Iraq con un volo diretto da Bergamo, si trasferì in Siria e dopo un periodo di addestramento prese il nome di battaglia di 'Ulisse', partecipando alla liberazione di Tabqa e di Raqqa.

In Siria sono stati anche, in momenti diversi, cinque antagonisti e anarchici torinesi, quattro nelle file del Ypg – Paolo Andolina, Davide Grasso, Fabrizio Maniero e Maria Edgarda Marcucci – e uno, Jacopo Bindi, come volontario. Per loro la procura di Torino ha ottenuto la sorveglianza speciale perché, hanno sostenuto i pm, «hanno maturato esperienze belliche da renderli potenzialmente pericolosi». Il sardo Pierluigi Caria si è visto invece ritirare il passaporto dall'anti-terrorismo prima di ripartire. Anche lui era stato in Siria al fianco dei curdi: un'esperienza che sui social aveva condiviso postando una foto con il kalashnikov in una mano e la bandiera con i quattro mori nell'altra, mentre era sopra un carro armato.

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