Ecco come Hamas è riuscita a ingannare Israele

Matteo Innocenti
10/10/2023

L’intelligence dello Stato ebraico ha sottovalutato i rischi di un attacco che ha richiesto mesi di pianificazione ed esercitazioni militari. I segnali provenienti da Gaza erano chiari. Eppure l’esecutivo di Netanyahu ha colpevolmente abbassato la guardia.

Ecco come Hamas è riuscita a ingannare Israele

L’attacco sferrato sabato 9 ottobre da Hamas rappresenta il grande fallimento di un esercito e un’intelligence considerati tra i più preparati al mondo. «Questo è il nostro 11 settembre», ha detto il maggiore Nir Dinar, portavoce delle forze di difesa israeliane. «Ci hanno sorpreso, arrivando velocemente da molti punti, sia dall’aria che dalla terra e dal mare». Ma come è stato possibile? Certo, se con bulldozer, deltaplani e motociclette Hamas è stata capace di prendere alla sprovvista Israele che può contare sull’esercito più potente del Medio Oriente, le responsabilità dei vertici dei Servizi, della Sicurezza e in ultimo del premier Benjamin Netanyahu sono pesantissime. D’altro canto l’organizzazione terroristica, che da mesi stava preparandosi all’attacco, ha fatto credere agli israeliani di non aver più intenzione di combattere.

L’intelligence dello Stato ebraico ha sottovalutato i rischi di un imminente attacco: come Hamas è riuscita a ingannare Israele.
Edificio di Tel Aviv crollato dopo essere stato colpito da un razzo di Hamas (Getty Images).

Le esercitazioni di Hamas ignorate da Israele

L’operazione diluvio di Al-Aqsa secondo gli esperti, ha probabilmente ha richiesto mesi di pianificazione (se non anni), un addestramento meticoloso e il coordinamento tra diversi gruppi di miliziani. Eppure non è stato rilevato dai radar dell’intelligence israeliana. «Hamas ha utilizzato una tattica di intelligence senza precedenti per fuorviare Israele negli ultimi mesi, dando l’impressione di non essere più disposta a combattere o confrontarsi con il nemico, mentre invece si preparava per questa massiccia operazione», ha detto una fonte palestinese a Reuters. E per farlo, Hamas ha persino costruito un finto insediamento israeliano a Gaza simulando diversi attacchi. Non era un segreto, visto che sono stati realizzati dei video finiti online. «Gli israeliani sicuramente li hanno visti, ma erano convinti che Hamas non avesse voglia di arrivare a uno scontro». Israele, che ha dimostrato di essere in grado di colpire con attacchi chirurgici i leader di Hamas e di conoscere la fitta rete di tunnel costruita a Gaza dai terroristi per trasportare combattenti e armi, è riuscita a fallire ignorando tutti i segnali. Che per di più erano in bella vista.

Hamas ha ingannato non solo Israele, ma anche Fatah

Nell’ambito di una politica di distensione, dal 2021 Tel Aviv ha concesso a sempre più palestinesi di Gaza permessi di lavoro in Israele, dove gli stipendi arrivano a essere 10 volte superiori a quelli della Striscia. Lo Stato ebraico ha creduto (o forse sarebbe meglio dire ha voluto credere) che per fermare le ostilità sarebbe stato sufficiente alleviare le difficoltà economiche di Gaza, riducendo le tensioni e dunque le probabilità di attacchi. «Ritenevamo che avrebbe creato un certo livello di calma. Ci sbagliavamo», ha ammesso a Reuters un portavoce dell’esercito israeliano. «Ci hanno fatto pensare di accontentarsi dei soldi. E invece per tutto il tempo sono stati coinvolti in esercitazioni militari», ha dichiarato una fonte della sicurezza israeliana. In effetti, come parte del suo piano, negli ultimi due anni Hamas si è astenuta da attacchi contro Israele, attirando peraltro critiche da parte del presidente della Cisgiordania, Mahmoud Abbas, e dal suo gruppo Fatah. Il principale partito laico e moderato della scena politica palestinese nel 2022 ha infatti accusato i leader di Hamas di essere fuggiti nelle capitali arabe del Medio Oriente per vivere in alberghi e ville di lusso lasciando nella povertà la loro gente a Gaza.

L’intelligence dello Stato ebraico ha sottovalutato i rischi di un imminente attacco: come Hamas è riuscita a ingannare Israele.
Edificio di Gaza distrutto da un attacco israeliano (Getty Images).

Le forze israeliane dislocate in Cisgiordania

Al successo dell’operazione di Hamas ha contribuito il fatto che Israele abbia spostato buona parte delle risorse militari in Cisgiordania, in seguito a un aumento delle violenze. Non solo. Negli ultimi tempi, Israele aveva tolto la sua attenzione da Hamas spingendo per un accordo per normalizzare le relazioni con l’Arabia Saudita. E non bisogna poi dimenticare che Tel Aviv ha ritirato truppe e coloni dalla Striscia di Gaza nel 2005. Hamas, infine, ha attaccato durante uno Shabbat. Non si tratta di attenuanti, attenzione, ma casomai di aggravanti, che hanno facilitato l’attacco pianificato da tempo.

Partecipante a una manifestazione pro-Palestina (Getty Images).

Il piano in quattro fasi e tenuto segreto fino all’ultimo

Fiore all’occhiello di Israele è, da sempre, la capacità di infiltrarsi e monitorare i gruppi islamici. Di conseguenza, ha detto a Reuters la fonte vicina ad Hamas, era fondamentale evitare fughe di notizie. Molti leader, ha spiegato, fino all’ultimo non sono stati nemmeno a conoscenza dei piani e i circa1 1000 miliziani schierati nell’assalto non avevano la minima idea dello scopo esatto delle esercitazioni dei mesi precedenti. Quando è arrivato il giorno, l’operazione è stata articolata in quattro parti. Innanzitutto la raffica di 3 mila razzi lanciati da Gaza, in concomitanza con le incursioni di combattenti che volavano con deltaplani o parapendii a motore oltre il confine. Una volta a terra, quest’ultimi hanno messo in sicurezza la zona, in modo che un’unità potesse sfondare la recinzione che separa la Striscia da Israele. Una volta abbattuta in più punti, i miliziani di Hamas sono entrati nel territorio israeliano a bordo di moto e fuoristrada. Nel frattempo, un’altra unità ha attaccato il quartier generale dell’esercito israeliano nel sud di Gaza, bloccando le comunicazioni. La parte finale del piano prevedeva poi la cattura e lo spostamento di ostaggi nella Striscia: tra essi, numerosi partecipanti al rave vicino al kibbutz di Re’im dove sono state massacrate 260 persone.