Come sta l’immunologo Le Foche dopo l’aggressione

Redazione
09/10/2023

Il medico è ricoverato ma le sue condizioni sono in miglioramento, dopo che un suo paziente l'aveva brutalmente picchiato. Il racconto: «Era un soggetto clinicamente psicolabile, voleva che curassi anche il suo cane». Il Covid e i no vax dunque non c'entrano nulla.

Come sta l’immunologo Le Foche dopo l’aggressione

«Essere un medico, di per sé, equivale a perdonare». È con queste parole rilasciate al Messaggero che l’immunologo Francesco Le Foche si è dichiarato disposto a passare oltre nei confronti del suo aggressore, Renato Mauro Morandi, che giovedì 5 ottobre lo aveva brutalmente colpito nel suo studio romano obbligandolo al ricovero nell’ospedale Umberto I. Per il professore si era temuto il peggio, ma il pronto intervento medico lo ha scongiurato. L’aggressore è stato invece arrestato con l’accusa di tentato omicidio.

Il racconto dell’aggressione: nulla a che vedere coi no vax

L’immunologo Le Foche è entrato anche nei dettagli dell’aggressione, sottolineando che l’intera vicenda non ha niente a che fare con il suo sostegno alla campagna vaccinale contro il Covid. Renato Mauro Morandi, dunque, non avrebbe aggredito il medico perché fermo sostenitore delle teorie no vax, ma perché «è un soggetto clinicamente psicolabile che aveva anche dei precedenti specifici». L’uomo, più nel dettaglio, sarebbe stato in cura da Le Foche per una spondilodiscite, un’infezione delle colonne vertebrali che interessa il disco e le vertebre adiacenti. «L’ho curato, è andata bene» dice Le Foche, «Lui aveva fatto un prelievo e i neutrofili erano alti. Aveva assunto del cortisone. Si è preoccupato ed è andato in escandescenza».

Il rifiuto di curare il cane e l’esplosione di rabbia

L’aggressore viene descritto dall’immunologo come clinicamente psicolabile, gli sarebbe stato infatti diagnosticato un disturbo bipolare per il quale, secondo il racconto della madre, era seguito da tempo. A influire su l’aggressione sarebbe stato anche uno stato di nervosismo pregresso del paziente nei confronti del suo medico che si sarebbe rifiutato di curare il suo cane. «Mi ha chiamato per il cane malato», ha raccontato Le Foche. «Gli ho risposto che non ero un veterinario. Lei ha salvato me, può salvare anche il cane, mi ha risposto. Mi ha anche mandato delle foto su Whatsapp».

Il perdono del medico: «La violenza è inutile»

Ora che il peggio sembra essere passato, l’immunologo Le Foche si è detto disposto a perdonare il suo aggressore perché «un medico deve necessariamente perdonare tutti». «Mi impegno al massimo a curare le persone e i miei pazienti lo sanno bene», ha aggiunto sottolineando anche che «la cosa più importante è la cultura medica. Dobbiamo fare in modo che ci sia una sensibilizzazione rivolta a tutta la popolazione. I medici svolgono una professione per la salute delle persone. Il paziente deve sapere questo: io e gli altri ci impegniamo al massimo per lui. Sempre. Per cui la violenza è inutile».