Cosa c’è dietro la sfida Conte-Salvini sul commissario Ue

Partita aperta nel governo per il nome da indicare alla presidente Ursula Von Der Leyen. Il premier aspetta la lista del vicepremier leghista che però temporeggia. Pronto un "politico". In pole Fontana e Giorgetti. I nodi.

01 Agosto 2019 21.47
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Un nome per la commissione europea entro venerdì 2 agosto all’ora di pranzo, quando a palazzo Chigi farà ingresso la presidente Ursula Von Der Leyen. Il premier Giuseppe Conte lo ha sollecitato mercoledì 31 luglio nell’incontro avuto a margine del Consiglio dei ministri con Matteo Salvini. E il leader della Lega si è detto pronto pronto. È convinto che il Parlamento europeo sia pronto a impallinarlo, per effetto di quel «cordone sanitario» antileghista creato in Europa. Ma non intende rinunciare a fare la sua proposta.

CONTE PREOCCUPATO PER IL TEMPOREGGIAMENTO LEGHISTA

Per questo motivo prima ha annunciato che avrebbe chiamato Conte in giornata, ma poi ha fatto sapere di essere intenzionato a prendere ancora tempo consegnando la proposta a ridosso dell’arrivo della commissaria Von Der Leyen. In pole vengono ancora considerati i ministri Fontana e Centinaio. È una partita molto tesa, quella che si gioca nel governo. Il premier Giuseppe Conte è stato descritto come preoccupato, irritato, per un temporeggiare che rischia di danneggiare l’Italia. Senza un nome forte da proporre alla presidente della commissione Ue, rischia di farsi impervia la partita della concorrenza, che il presidente del Consiglio vorrebbe per l’Italia senza spacchettatura delle deleghe.

SALVINI ESCLUDE UN TECNICO

In casa leghista c’è forte scetticismo che l’obiettivo di un portafoglio così pesante sia alla portata. Ci sarebbe tempo fino al 26 agosto per fare il nome ma Von Der Leyen mette fretta, perché manca ancora l’indicazione di dieci Paesi e soprattutto solo sette dei nomi fatti finora sono di donna: vorrebbe un maggiore equilibrio. Salvini, però, ha ostentato tranquillità. A chi gli ha fatto notare che viene auspicata una donna, ha ribattuto: «Vogliono dirci anche se bionda?». E ha assicurato di avere pronto un nome di «politico» della «Lega», non un tecnico perché «i tempi dei Monti sono finiti». E così è partita la corsa all’identikit, Salvini ha parlato ancora di un professionista che ha anche esperienza di governo. E non ha escluso che possa essere un ministro attuale. Il no dei leghisti a Enzo Moavero e Giovanni Tria (che si sarebbe tirato comunque fuori dai giochi) è stato confermato dalle stesse parole di Salvini.

IN POLE RIMANGONO FONTANA E CENTINAIO

Altre soluzioni ‘esterne’ non sembrano trovare riscontri, da Giulio Sapelli a Giulio Tremonti. E così nella ridda di nomi della vigilia, considerato il “no” di Giancarlo Giorgetti, è tornata ad avanzare la figura del neo-ministro all’Ue Lorenzo Fontana. Per lui si ipotizzerebbe un portafoglio economico con la richiesta dell’aggiunta di una delega all’economia digitale, tema caro alla Lega. Mentre se la scelta cadesse sull’Agricoltura, il candidato naturale sarebbe Gianmarco Centinaio. Il trasloco in Europa di Giulia Bongiorno potrebbe avvenire invece solo per un portafoglio come la giustizia, ma questa ipotesi viene considerata piuttosto remota. Insieme a questi nomi se ne fanno anche altri, come quello del sottosegretario Picchi e di Alberto Bagnai.

La presidente della commissione Ue Ursula von der Leyen

TENSIONE NEL GOVERNO PER LE MOSSE DEL CARROCCIO

L’agricoltura sarebbe una casella troppo debole per un Paese come l’Italia, hanno osservato fonti di Palazzo Chigi: per questo tergiversare Conte sarebbe “irritato”, secondo quanto fatto trapelare al Corriere.it. Il timore tra i Cinque stelle è che Salvini possa scegliere la via di un nome provocatorio. E intanto incalzano: «Come ribadito più volte, in virtù del risultato alle europee, spetta alla Lega fare il nome del commissario che andrà in Europa a rappresentare l’Italia. Per quanto ci riguarda ci teniamo a precisare che dovrà essere un profilo politico e non tecnico». Ma dalla Lega si sono stupiti dalla descrizione di un clima simile. Certo resta la convinzione è che l’ostracismo anti-leghista a Bruxelles possa affossare qualsiasi nominativo del Carroccio. Per questo Fontana ha invitato Von Der Leyen a dialogare con «il primo partito d’Europa, che si batte per il cambiamento in Ue».

LO SPETTRO DEL RIMPASTO A SETTEMBRE

In ogni caso, se il prescelto fosse un ministro, a settembre si aprirebbe la via al rimpasto a lungo evocato. Salvini continua a bocciare l’operato di Danilo Toninelli. E, dal momento che continua a non voler aprire la crisi per lo stupore dei suoi, il rimpasto viene considerato lo scenario più probabile. A quel punto potrebbe discutersi anche del ruolo di Giorgetti, che a Palazzo Chigi sembra, a detta di diverse fonti della maggioranza, non voglia più rimanere.

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