Il futuro di Fazio in Rai e la campagna elettorale di Salvini

Torna l'indiscrezione di un trasloco del conduttore. Che non risolverebbe il nodo compenso. Per quello basterebbe applicare una risoluzione già approvata. Perché non si fa?

16 Aprile 2019 15.25
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Traslocherà da RaiUno a RaiTre? Oppure lascerà addirittura la tivù pubblica? Il tema del futuro televisivo di Fabio Fazio si riapre a ogni tensione politica, e soprattutto ora che le elezioni europee sono alle porte.

Appena Matteo Salvini dice che a Che tempo che fa non ha alcuna intenzione di andare finché il conduttore non deciderà di tagliarsi lo stipendio, ecco tornare a circolare l’indiscrezione, stavolta un po’ più circostanziata che in passato: Fazio e la sua trasmissione sarebbero già fuori dai palinsesti dell’autunno di RaiUno. «Per la gioia di Salvini», naturalmente. Ma è davvero questo che hanno in mente i vertici della Rai e il governo, oppure si tratta del classico polverone da campagna elettorale?

CHE TEMPO CHE FA, UN PROBLEMA DI ASCOLTI

Motivi per ripensare la collocazione del programma di Fazio ce ne sarebbe più d’uno, a partire dagli ascolti, non certo un fiore all’occhiello per la prima serata della rete ammiraglia. Se al posto di Fazio ci fosse una fiction di successo, sarebbe più semplice la sfida con Mediaset, che in quella fascia batte spesso la Rai, come è accaduto domenica 14 aprile, quando Canale 5 ha fatto il 19,3% di share e RaiUno appena il 14,5. Insomma sono in molti a pensare, anche al netto di simpatie e antipatie, che RaiTre sarebbe la collocazione più naturale per Che tempo che fa. La Lega è sicuramente fra questi e le indiscrezioni degli ultimi giorni, a quanto risulta a Lettera43.it, sarebbero anche il frutto di un’accelerazione su questo fronte.

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FAZIO E IL NODO COMPENSO

Ma questo non risolverebbe minimamente il nodo del compenso stratosferico di Fazio, che è ciò per cui l’argomento finisce regolarmente sotto i riflettori. «Il suo eventuale spostamento da RaiUno a RaiTre non mi scandalizzerebbe affatto. Ma anche ammesso che questo accada, sempre 4 milioni all’anno gli devono dare», è il commento di Michele Anzaldi (Pd) in Commissione bicamerale di Vigilanza sulla Rai fin dalla passata legislatura. A quella cifra enorme (su cui anche l’Autorità anticorruzione di Raffaele Cantone ha manifestato perplessità in una delibera inviata alla Corte dei Conti) si arriva sommando il contratto personale di Fazio e quello della società Officine, da lui controllata in condominio con la Magnolia Spa, rinnovato senza colpo ferire dall’amministratore delegato della Rai, Fabrizio Salini, poco dopo la sua nomina da parte del governo gialloverde.

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LA RISOLUZIONE CONTRO IL CONFLITTO DI INTERESSE TRA PRODUTTORI, AGENTI, ARTISTI

Ed è proprio la separazione dei due binari la strada proposta dallo stesso Anzaldi per rimettere, almeno in parte, le cose a posto. Non per niente il deputato dem è riuscito nel 2017 a far approvare all’unanimità dalla commissione di Vigilanza (nonostante i mal di pancia del suo stesso partito) una risoluzione che vieta l’affidamento di programmi televisivi a società di produzione collegate ad artisti che vi prendano parte. Un mese fa, dopo una lunga attesa, l’Autorità garante delle comunicazioni (Agcom) ne ha assorbito diversi passaggi nella delibera di avvio di una consultazione pubblica sul conflitto di interesse fra produttori, agenti e artisti (la n.73/19/CONS). «Basterebbe applicare quell’indicazione», aggiunge Anzaldi, «per spezzare il conflitto di interesse implicito in questa situazione e dimezzare in un sol colpo il compenso di Fazio». Per questo il deputato dem ha chiesto ai componenti della Commissione della passata legislatura, compreso il presidente della Camera Roberto Fico, di attivarsi affinché la Rai recepisca finalmente i contenuti di quella risoluzione.

L'APERTURA (A PAROLE) DELLA LEGA

Risponde a stretto giro il deputato della Lega Massimiliano Capitanio, anche lui in Commissione di Vigilanza, con una mezza apertura. «Dimezzare il compenso di Fazio sulla base di quella risoluzione non è proprio così semplice, ma siamo più che disponibili a lavorare per una sua rapida attuazione», dice a Lettera43.it. La questione dunque potrebbe anche avviarsi a soluzione. Nel frattempo Salvini manderà quasi certamente qualcun altro a Che tempo che fa, guardandosi bene dal rinunciare al tema del compenso del conduttore. Anzi, assicurandosi che tenga banco il più a lungo possibile nella campagna elettorale.

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