Competenti su Ruby

Redazione
27/01/2011

E adesso? Dopo che la giunta per le autorizzazioni a procedere ha deciso di sollevare il conflitto di attribuzione per...

Competenti su Ruby

E adesso? Dopo che la giunta per le autorizzazioni a procedere ha deciso di sollevare il conflitto di attribuzione per trasferire il materiale dell’inchiesta sul Rubygate al Tribunale dei ministri che cosa potrrebbe succedere al procedimento penale a carico del presidente del Consiglio Silvio Berlusconi? Il premier è indagato per due reati: concussione, rispetto alla chiamata fatto in questura per ‘liberare’ Karima El Marhoug, e prostituzione minorile riguardo ai «presunti» rapporti sessuali avuti con la minorenne marocchina a villa San Martino.
FUNZIONE ISTITUZIONALE. La tesi della ‘difesa’ sarebbe dunque quella di ammettere che il presidente del Consiglio abbia chiamato la Questura di Milano nella convinzione che Ruby fosse davvero la nipote di Mubarak. In questo senso il premier avrebbe quindi esercitato una funzione istituzionale. Ma è una linea che potrebbe essere controproducente perché, come si domandavano giovedì 26 gennaio 2011 anche alcuni tra i membri del centrodestra della giunta, Berlusconi avrebbe dovuto interpellare subito il ministero degli Esteri. Insomma, la linea difensiva  potrebbe portare a un annullamento delle carte o a un semplice rallentamento dell’iter processuale?
Non solo. C’è da tenere presente anche la questione della competenza della prostituzione minorile, che già i parlamentari di centrodestra provarono a spostare con una legge a ottobre.

Lo snodo dell’invito a comparire a Nicole Minetti

Secondo chi ha letto le carte, però, tutto l’impianto difensivo non può prescindere da un punto fondamentale: l’invito a comparire in procura a Milano per Nicole Minetti il 2 febbraio 2011. A quel punto, quando i pm potrebbero trasmettere gli atti al Gip per chiedere il rito immediato, spiegano dalla giunta per le autorizzazioni, si potrebbe aprire uno squarcio sul processo a carico del presidente del Consiglio.
Costituzionalisti come il presidente emerito Piero Alberto Capotosti ritengono che nel caso in cui a decidere fosse la Consulta, chiamata in causa per un eventuale conflitto sollevato dalla Camera o dalla Presidenza del Consiglio, allora la procura correrebbe il serio pericolo di vedere annullati gli atti di indagine e dunque di aver compiuto una «inutile fatica di Sisifo». Diversamente se a decidere sulla competenza fosse il Gip prima di pronunciarsi sul giudizio immediato chiesto dalla procura o, come la fisiologia del processo vuole, il giudice di altro grado fino alla Cassazione, allora gli atti dell’indagine sopravviverebbero senza problemi.
LA COMPETENZA NON ANNULLA LE PROVE. Esperti di procedura penale, infatti, fanno notare che in questo caso vale l’art.26 del codice di procedura penale, secondo cui «l’inosservanza delle norme sulla competenza non produce l’inefficacia delle prove già acquisite». La proposta del Pdl, votata dalla Giunta per le autorizzazioni a procedere della Camera, di restituire alla procura di Milano gli atti per incompetenza funzionale viene ritenuta «un po’ eccessiva» da Capotosti, secondo cui la Giunta doveva «limitarsi a rispondere in senso negativo o positivo alla richiesta di autorizzazione», mentre la dichiarazione di incompetenza «spetta a organi giurisdizionali specifici».
Ciò premesso, il presidente emerito della Corte Costituzionale fa notare che nel caso in cui la questione arrivasse alla Consulta su sollecitazione della Camera, «la procura potrebbe continuare a procedere nelle sue indagini fintanto che la Corte non si pronunci: il conflitto tra poteri dello Stato non ha un effetto sospensivo, anche se per ‘fair play’ generalmente la magistratura si ferma in attesa della decisione della Consulta».
PER DECIDERE SUL CONFLITTO DI COMPETENZE 5-6 MESI. I conflitti tra poteri vengono decisi per lo più nel giro di 5-6 mesi da quando sono sollevati, a meno che non ci sia un’accelerazione stabilita dal presidente della Consulta. «Se la Corte dovesse accertare la competenza del Tribunale dei ministri, che per i reati ministeriali ha poteri di indagine, allora – sottolinea Capotosti – annullerebbe con forza retroattiva gli atti della Procura di Milano perché compiuti da un organo incompetente». E per l’inchiesta sarebbe un duro colpo.