Le sfide della comunicazione tra fiducia e innovazione

Essere credibili, saper usare correttaente l'intelligenza artificiale e diventare capaci di creare e veicolare i propri contenuti. La sintesi del report 2019 di European Communication Monitor.

05 Giugno 2019 13.41
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Fiducia, intelligenza artificiale e creazione di contenuti. Sono queste le tre sfide per il futuro della comunicazione secondo quanto emerso dall’ultimo report dell’European Communication Monitor. Pubblicato ogni anno dal 2007, è il più vasto studio transnazionale sulla comunicazione e viene curato dall’European Public Relations Education & Association (Euprera) e dall’European Association of Communication Directors (Eacd). L’edizione del 2019 si è basata sulle risposte di 2.689 professionisti della comunicazione provenienti da 46 Paesi diversi.

Dallo studio, presentato la scorsa settimana all’European Communication Summit a Berlino, emerge come in cima alla classifica delle più importanti sfide della comunicazione del futuro ci sia il calo della fiducia nei confronti della professione del comunicatore. Il report pubblicato nel 2018 evidenziava un gap tra percezione (negativa) delle fake news e impatto (minimo) di quest’ultime sulla quotidianità lavorativa. Un anno dopo sembra che la scarsa stima nei mass media e nel giornalismo, causata dall’aumento delle fake news, abbia contagiato anche la figura dei comunicatori che sperimentano un calo di fiducia nei confronti della loro professione.

È l’opinione pubblica a dimostrare livelli di sfiducia più alti

Un tema, quello della stima, che gioca da sempre un ruolo strategico nella creazione di una comunicazione efficace. In particolare, è l’opinione pubblica a dimostrare livelli di sfiducia più alti, mentre i top executive riconoscono e stimano il ruolo dei comunicatori. In linea con il tema della fiducia, la trasparenza risulta essere una sfida quotidiana per i comunicatori. Infatti, 41% degli intervistati trova difficile trasmettere in modo trasparente la posizione dei propri leader, il 35% pensa sia complesso comunicare in modo trasparente i processi interni e i workflow. In particolare, sono le politiche di gestione del personale, le strategie di leadership e gli impatti del business sulla società ad essere i temi che, secondo i partecipanti allo studio, sono più difficili da comunicare in modo trasparente.

SAPER COMUNICARE BENE È SEMPRE PIÚ COMPLESSO

Il secondo posto della classifica, subito dopo la fiducia, è occupato dall’intelligenza artificiale che rappresenta una sfida da gestire, con il 77% degli intervistati (tre quarti) che ritiene che la sua introduzione muterà in modo radicale la professione del comunicatore. Le applicazioni dell’intelligenza artificiale, nell’ambito della comunicazione, variano da una maggiore precisione nell’individuazione dei target e nella personalizzazione dei messaggi, alla creazione di programmi di training artificiale per rafforzare le skill comunicative del top management, al cambiamento del processo decisionale, non più human driven ma software driven. Ma se il cambiamento sembra quindi inevitabile, solo un intervistato su sette si dimostra preoccupato degli effetti che questa tecnologia può avere in termini di occupazione. Secondo i partecipanti allo studio, l’empatia umana, base per una comunicazione efficace, è difficilmente rimpiazzabile dall’intelligenza artificiale.

La comunicazione si fa sempre più disintermediata e più della metà degli intervistati riconosce il ruolo strategico di owned ed earned media

Al terzo ed ultimo posto, tra le più importanti sfide per il futuro della comunicazione, troviamo la creazione e diffusione dei contenuti. Il report evidenzia una diffusa consapevolezza in merito a come innovazione e cambiamenti sociali abbiano modificato il tradizionale modo di creare e diffondere le notizie. In particolare, emerge un cambio di rotta da parte delle aziende che sono passate dall’essere mere fornitrici di informazioni per i giornali ad attori in grado di diffondere efficacemente i contenuti. In altri termini, la comunicazione si fa sempre più disintermediata, e infatti più della metà degli intervistati riconosce il ruolo strategico di owned ed earned media e oltre il 70% sottolinea il peso degli shared media che attraverso post, commenti e condivisioni comunicano in modo diretto ed immediato.

Dalla costruzione di un rapporto di fiducia con l’opinione pubblica, alla gestione di nuovi strumenti di diffusione delle notizie, all’utilizzo dell’intelligenza artificiale; sono complesse le sfide per i comunicatori del futuro. Ma è proprio questa complessità che evidenzia il ruolo centrale della professione del comunicatore, essenziale per istituzioni e aziende che si muovono in un mondo incerto ed articolato. In altri termini, se storicamente la comunicazione è stata spesso giudicata, superficialmente, come un’attività secondaria, oggigiorno il suo peso è pienamente riconosciuto dal top management che ne riconosce il valore strategico.

Gianluca Comin è professore di Strategie di Comunicazione, Luiss, Roma

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