Fabiana Giacomotti

Vi spiego una volta per tutte perché lo spot Conad è sessista

Vi spiego una volta per tutte perché lo spot Conad è sessista

31 Dicembre 2018 11.58
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Lo spot di Conad è sessista e offensivo nei confronti della dignità femminile, addendum a fronte delle migliaia di commenti, condivisioni e osservazioni al mio editoriale di ieri e sul quale torno, su garbata richiesta del direttore ed editore di Lettera43.it, Paolo Madron, e anche a fronte delle riprese da parte di altre testate nazionali. Lo farò per punti, in modo che non vi siano fraintendimenti o perdite di tempo per chi avrà voglia di leggere quanto segue senza impegnarsi troppo, ché il cenone incalza e, novanta su cento, sarà compito delle donne. Sono loro che, a grande maggioranza, hanno obiettato di «non vedere la questione», concentrandosi sul tema dell’amore materno «espresso in modo semplice». E proprio questo – da madre, prima che da giornalista, docente e curatrice – mi preoccupa perché lo spot semplifica un po’ troppo, a danno di una sola figura: quella della madre e, in senso lato, delle donne.

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1. Il punto non sono le caciotte, il caciocavallo o il pesto che la mamma vi metteva in valigia quando partivate per le lande desolate del Nord, fossero la Danimarca o Cuneo, e che tanto vi mancano. Chisseneimpipa (puzza a parte: vorrei vedere quanti ragazzi non darebbero in escandescenze per la sorpresa) dei formaggi fra le camicie, ovvio riferimento a Vittoria Crispo inTotò, Peppino e la malafemmena che già nel 1956 era una parodia degli stereotipi sul meridionalismo, al contrario di questo spot dove si ricerca la commozione, strizzando l’occhio a un mondo antico.

2. Il punto non è la destinazione del ragazzo, ancorché peggio mi senta se quella chiosa sui «nostri ragazzi che vanno lontano», quasi partissero per il Polo Nord o per una guerra, indichi solo un trasferimento al Nord. Dove viviamo? Nell’Italia pre-unitaria? Paghiamo il dazio per entrare nel Lombardo-veneto?

3. Il punto non è nemmeno «l’ambientazione negli Anni 60»: lo smentisce la carta prepagata. La casa vecchio stile, la mamma coi riccetti della messimpiega casalinga rientrano nello stereotipo della piccolissima borghesia del Sud, ovviamente ricercato, dal regista Gabriele Salvatores, non nuovo a queste nostalgie.

4. Il punto è la madre. E il rapporto della madre con gli altri membri della famiglia a partire dal marito che, con fare al tempo stesso magniloquente e compatente, butta la carta prepagata Conad sulle camicie che il ragazzo ha appena liberato dall’ingombrante presenza dei caciocavalli. Lui, il pater familias, ha il potere d’acquisto e conosce il mondo («così ti compri i prodotti della nostra terra») mentre la madre, che si esprime in dialetto, con ogni evidenza non ha mai varcato i confini regionali, altrimenti saprebbe che i prodotti Conad si trovano ovunque. Il punto è la relazione che tutti hanno con questa poveretta compreso il figlio, che al telefono e con il nuovo datore di lavoro, parla un italiano perfetto, rivolgendosi invece a lei in vernacolo. Ecco perché lo spot è oltremodo offensivo: perché avalla la convinzione, ancora molto radicata e non solo al Sud, che le donne e le madri buone siano – cito uno dei commenti all’editoriale – «persone buone e semplici», con questo intendendo ignoranti e retrograde. Questo meta-messaggio, che alle mie orecchie di linguista è suonato come uno schiaffo, è passato indenne, coperto dalla retorica del caciocavallo simbolo d’affetto. E invece, è proprio questo il messaggio pericoloso, soprattutto quando i risultati accademici nazionali mostrano una netta predominanza femminile: non vi è regione italiana dove il divario fra donne e uomini laureati non sia largamente a favore delle prime. Che poi le donne fatichino maggiormente rispetto agli uomini a trovare lavoro dipende da molti fattori: non ultimo, temo, anche a causa dei messaggi inviati surrettiziamente da spot come questo. Ma il punto non è nemmeno e neanche solo il lavoro. È infatti (anche) grazie a queste sceneggiature che si cementa la pretesa superiorità maschile e, di conseguenza, l’incapacità di molti uomini di accettare l’indipendenza professionale e sentimentale delle fidanzate, delle mogli, delle figlie. «Sorridendo» acquiescenti a «queste belle storie», come mi ha suggerito un folto gruppo di donne, non si crea un mondo migliore per le nostre figlie.

5. Un caloroso abbraccio ad Andrea Palazzo, già direttore comunicazione di Fox Network, per il suo straordinario sarcasmo: «Ma come, io credevo nel lieto fine, col ragazzo che dice ai genitori: “Resto con voi e prendo il reddito di cittadinanza”». La chiosa perfetta per il 2019 che si prepara.

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