Massimo Del Papa

Riciclati, grandi ritorni e qualche sorpresa a Sanremo 2019

Riciclati, grandi ritorni e qualche sorpresa a Sanremo 2019

11 Dicembre 2018 14.35
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Sanremo comincia a dicembre. Non solo perché quest'anno, il 20 e 21, c'è l'anteprima dei giovani, la scrematura finale che dai 1.500 originali ne porta due al Festival vero e proprio. È che, come sa bene chi a vario titolo è coinvolto nell'evento telemusicale dell'anno, le grandi manovre, la marcia di avvicinamento, le scelte che contano, tutto matura adesso. Prima di Natale. Nelle scelte decisive ci sta pure il lotto dei partecipanti, che saranno svelati, in una sorta di cortocircuito generazionale, proprio da Pippo Baudo e Fabio Rovazzi nel corso delle due prime serate dedicate agli aspiranti. Intanto fioccano i papabili, con qualche segreto di Pulcinella, molte conferme anche evitabili e qualche clamoroso – e gradito – ritorno.

IN GARA PURE UN PEZZO DI VASCO: LO CANTERÀ GIUSY FERRERI O NOEMI?

Tra i segreti per modo di dire c'è Loredana Berté, la quale va dicendo a tutti, da mesi, che sarà sul palco dell'Ariston con un inedito da inserire poi nella riedizione dell'ultimo, fortunato LiBerté, uscito nemmeno tre mesi fa (leggi al recensione), capace di segnare un ritorno in grande stile di una artista rimasta alla mercé di se stessa troppo a lungo. Loredana punta non solo a mantenere il momento di ritrovata popolarità, ma addirittura a corroborarlo con un pezzo, Segreto, scritto da Gaetano Curreri. L'altra senatrice virtualmente sicura è Patty Pravo con un pezzo giudicato piuttosto forte e nelle corde della estrosa, anche se ultimamente appannata, artista di Venezia, che a Sanremo riscosse l'ultimo «hurrah!» 21 anni fa col gioiellino a firma proprio di Curreri e Vasco Rossi Dimmi che non vuoi morire.

Il nome di Vasco peraltro torna ad aleggiare anche in questa edizione, quale autore di un pezzo attribuito a un'altra papabile, che potrebbe essere Giusy Ferreri oppure, come si mormora, Noemi, la quale cercherebbe una piena e definitiva consacrazione sul palco dell'Ariston. Sempre in casa Sony, i nomi che girano sono quelli di Chiara Galiazzo, ex X Factor, che medita un ritorno in chiave ultracommerciale, nonché di un altro finalista al medesimo talent, l'eterno aspirante Enrico Nigiotti che, a forza di riemersioni dai talent e sponsorizzazioni pesanti, ultima Gianna Nannini, sembra avere trovato una sua cifra, quale che sia. Nessuna conferma invece dallo scorso vincitrice, il tenorino Lorenzo Licitra, intento nella rifinitura del suo album; e così la copertura sul fronte, non esaltante, del pop pseudolirico potrebbe giungere ancora, implacabile, dai tre del Volo dopo il successo nell'edizione del 2015 con la terribile Grande amore.

SI ATTENDONO I RITORNI DI CRISTICCHI, PAOLA TURCI E GRIGNANI

Ma il vero ritorno, clamoroso, e di tutt'altro livello, dovrebbe essere quello di Simone Cristicchi, il quale un anno fa raccontava proprio a Lettera43.it di essere in cerca di un pezzo forte per ripresentarsi alla ribalta sanremese; ebbene, il pezzo l'ha trovato, è una preghiera laica di grande impatto, qualcosa che sul palco dell'Ariston segnerebbe, o segnerà, un momento davvero importante.

Altri ritorni certi, certissimi, anzi probabili (ma il Festival da sempre si alimenta di corsi e ricorsi musicali): quello di Ivana Spagna, che sempre la Sony intenderebbe ripescare da un oblio di biblica durata, insieme agli altri di Paola Turci, che nel 2017 si era messa in luce all'Ariston, di Elodie e Dolcenera (etichetta Universal), di Arisa, sulla quale punta molto la sua nuova discografica Caterina Caselli, che ha appena perso Elisa, e, forse, ancora i Kolors che a Sanremo rischiano di consumarci la gioventù. Confermato anche Ultimo, che è stato… l'ultimo vincitore tra i giovani un anno fa (e ha un disco in uscita), mentre altri nomi che rimbalzano tra gli indie(pendenti) sono quelli di Tricarico e di Motta (si nasce alternativi e si cresce all'Ariston), con una canzone di Pacifico. Altro ritorno inesorabile, targato Rtl 102,5 pare quello di Bianca Atzei, una che a Sanremo meno riesce e più insiste; forse ci sarà posto pure per l'eterno redivivo Gianluca Grignani. Assai sperata, o temuta, anche la partecipazione di Achille Lauro in accoppiata con Anna Tatangelo.

C'è poi il caso di Dodi Battaglia il quale, dopo avere criticato in modo aspro la scelta dei suoi due ex compagni, Facchinetti e Fogli, l'anno scorso («Per me potevamo benissimo continuare come Pooh: invece loro sono andati a Sanremo per arrivare dietro a gente che non esiste…»), quest'anno figura tra i candidati, forte di un pezzo scritto da un autore non più in vita. Un po' come Massimo Ranieri, in bilico con un brano di Aznavour che farebbe la felicità di Claudio Baglioni, il quale difatti spinge per superare le riserve dell'interprete napoletano. In forse pure il duo appena riformato Raf-Tozzi, che probabilmente ripiegheranno su un ruolo da ospiti, in modo da annunciare sia l'imminente tour che un disco di inediti a seguire.

GLI OSPITI: RENATO ZERO NON CI SARÀ, PER LA RAI SCELTE AUTARCHICHE

Ospite d'onore avrebbe dovuto essere anche Renato Zero, pronto a fare uscire un megacofanetto che racchiude al completo la sua copiosa produzione discografica: ma per l'autore romano il nuovo album – che dovrebbe segnare un ritorno al pop rock d'autore dopo il flop sinfonico di Zerovskij, affidato tra gli altri a produttori e autori come Geoff Westley e Phil Palmer – è, viceversa, solo alle fasi iniziali – dovrebbe arrivare verso la fine del 2019 se non addirittura all'inizio del 2020, in modo da lanciare il tour per i 70 anni di Zero – e proprio la mancanza di materiale fresco alla fine avrebbe consigliato una rinuncia. Sempre sul fronte degli ospiti pare confermata da parte della Rai la scelta autarchica: rende di più e costa meno, di fatto la solita passerella di cantanti e attori nostrani con qualsiasi cosa in uscita. E pazienza se i nomi internazionali, strabordanti nell'ormai lontana era Baudo, sono appunto una chimera: se c'è una cosa che le ultime edizioni hanno dimostrato, è che qualsiasi cosa il Festival propini al pubblico, quello lo premierà.

Probabilmente è proprio per questo che l'elenco dei proponenti non è forse mai stato lungo, quaresimale come quest'anno, dalle improbabili autocandidature della sedicenne fresca di talent ai cento e mille alternativi che vorrebbero uscire da un circuito asfittico fino alla diva carica di storia come Iva Zanicchi (segata, a quanto pare). Segno che il Festival, pure involuto a evento televisivo, con trascurabile riscontro sulle vendite, resta un richiamo irresistibile in un'epoca dove con 25 mila pezzi venduti di straforo si grida al miracolo. E se il futuro della musica è affidato al passato remoto di Sanremo (oppure al trap più famigerato, che comunque in Sanremo rifluisce), allora è il segno che qualcosa continua a non funzionare in una discografia nazionale che ha definitivamente smarrito se stessa.

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