Verso nuovi concorsi nella scuola per circa 70 mila cattedre

11 Aprile 2019 08.17
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Novità in arrivo per il mondo della scuola. Al termine di una riunione tra il ministro dell'Istruzione Marco Bussetti, il sottosegretario Salvatore Giuliano e i parlamentari di Lega e M5s delle commissioni competenti di Camera e Senato, è emerso infatti che verranno avviati a breve nuovi concorsi pubblici per circa 70 mila cattedre, che si sommano a quelli già partiti negli ultimi mesi.

Nel corso della prossima prossima settimana è previsto un ulteriore incontro per mettere a punto i dettagli sulle modalità di reclutamento dei professori. Si prevede in particolare l'eliminazione della prova preselettiva e l'aumento della quota di riserva per i docenti di III fascia che avranno maturato più di 36 mesi di servizio alla data del prossimo concorso per la scuola secondaria.

L'INCONTRO CON I SINDACATI DELL'8 APRILE

Nell'incontro con i sindacati della scuola che si è svolto l'8 aprile, il ministro Bussetti aveva promesso una nuova stagione concorsuale e aveva anticipato che per la scuola primaria e la scuola dell'infanzia i posti disponibili sarebbero stati 16.959. Bussetti, inoltre, aveva annunciato di aver chiesto al ministero dell'Economia l'autorizzazione a bandire un nuovo concorso per la scuola secondaria, per un totale di 48.536 posti di cui 8.491 destinati agli insegnanti di sostegno.

MA LO SCIOPERO GENERALE PER ORA È CONFERMATO

I sindacati della scuola hanno comunque confermato lo sciopero generale unitario in programma per il 17 maggio. Anche perché i precari da assumere con supplenza annuale, come riportato da Orizzonte Scuola, nel frattempo sono diventati oltre 120 mila, «rendendo sempre più necessaria l’apertura delle Graduatorie a esaurimento a tutti i docenti già peraltro selezionati e abilitati all’insegnamento, oppure l’utilizzo della seconda fascia d’istituto come base per arrivare al ruolo».

IL NODO DELL'AUTONOMIA REGIONALE

In cantiere, inoltre, c'è l'autonomia differenziata per le Regioni, che avrebbe riflessi anche sulla scuola. Veneto e Lombardia, infatti, chiedono che i professori neoassunti diventino dipendenti regionali, non più statali. Sempre alle Regioni spetterebbe decidere su eventuali aumenti contrattuali e l'arruolamento stesso dei docenti si farebbe su base regionale. Il modello a cui si guarda è quello del Trentino Alto-Adige, i cui studenti sono al top nei test Invalsi. Critica la Cgil: «Il diritto all'istruzione non sarà più un diritto universale, si bloccheranno la mobilità professionale e lo scambio culturale. Il diritto all'istruzione non è regionalizzabile».

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