Condannati e candidati

Redazione
14/10/2010

Sono un centinaio i cosiddetti “impresentabili” finiti nelle liste delle elezioni amministrative del marzo 2010. Il 12 ottobre il presidente...

Condannati e candidati

Sono un centinaio i cosiddetti “impresentabili” finiti nelle liste delle elezioni amministrative del marzo 2010. Il 12 ottobre il presidente della commissione Antimafia ed ex ministro dell’Interno, Giuseppe Pisanu, ha parlato di una «disinvoltura nella formazione delle liste molto più allarmante di quella che noi avevamo immaginato», spingendosi fino a definirle «gremite» di presenze «non certo degne di rappresentare nessuno» (leggi l’articolo).
Ma Pisanu non aveva voluto rivelare i numeri forniti dalle 57 prefetture che avevano messo a disposizione dell’Antimafia la loro documentazione, limitandosi a puntare il dito sulle decine che «nonostante i numerosi solleciti» avevano opposto un più o meno garbato rifiuto. Eppure già in campagna elettorale il capogruppo del Pd Laura Garavini aveva messo in luce la presenza di 15 soggetti “poco raccomandabili”.

Cento candidati, venti eletti

A fare i nomi hanno cominciato Claudia Fusani su l’Unità (leggi l’articolo) e Sergio Rizzo sul Corriere della Sera (leggi l’articolo). Il dato che emerge è inquietante. Pur mancando infatti le informazioni da oltre 50 prefetture, i candidati che hanno proposto la loro candidatura nonostante rinvii a giudizio o condanne in vario grado formano un numero a tre cifre. Facendosi così beffe del codice Antimafia approvato il 18 febbraio 2010 dai membri della Commissione. Di loro, in 20 sono stati eletti.
L’elenco degli «indegni» rispetta, contrariamente alle aspettative, la par condicio territoriale, distribuendosi equamente tra Nord e Sud. Quanto agli schieramenti politici, però, il centrodestra è in netta maggioranza. Tra le file del Pdl, in particolare, i nomi abbondano.
C’è l’arrestato per tangenti e traffico illecito di rifiuti, poi prescritto, Sergio Stancato, del nuovo Psi e sostenitore di Giusepppe Scopelliti, candidato Pdl a governatore della Calabria. Nella cui lista figura anche Cosimo Cherubino, più volte fermato in compagnia di pregiudicati. Sostegno a Scopelliti anche da parte dell’Udc Pasquale Tripoli, arrestato nel 2008 per riciclaggio e mafia, e Vincenzo Cesareo, le cui telefonate con il boss Franco Muto sono atti processuali.

La maggior parte sta nel centrodestra

Problemi con la ‘ndrangheta per Antonio La Rupa di Noi Sud, ancora in appoggio di Scopelliti. Nonostante una condanna definitiva, con la condizionale, a un anno e mezzo per disordini nei seggi elettorali risalente al 2001 e una interdizione per cinque anni dai pubblici uffici, c’è il consigliere campano e presidente della Commissione attività produttive Pietro Diodato.
Nello stesso consiglio siedono poi due politici poi sospesi dall’incarico, l’ex Margherita Roberto Conte, condannato in primo grado per concorso esterno in associazione camorristica, e il Pdl Alberico Gambino, condannato in appello con l’accusa di peculato. Intervistato da Repubblica, Conte si è affrettato a definire «demagogia» la richiesta di Pisanu. Prima di tutto perché «mi sembra che il Parlamento sia zeppo di indagati e condannati», e poi perché a parlare di eletti «indegni» si offendono «le 11 mila persone che hanno votato per me e gli oltre 35 mila elettori che hanno scelto la mia lista».
Al Nord, invece, si trovano Marco Meligrati (Pdl) in Liguria, Gianluca Rinaldin e Giancarlo Abelli (Pdl) in Lombardia e, passando all’opposizione, Luigi Sergio Ricca (Pd) in Piemonte e Gianluca Parrini (Pd) in Toscana.