Confessioni di un procuratore

Redazione
17/10/2010

Di Dario Mazzocchi La prima volta non si scorda mai, come il primo bacio o il giorno in cui si...

Confessioni di un procuratore

Di Dario Mazzocchi

La prima volta non si scorda mai, come il primo bacio o il giorno in cui si incontra l’anima gemella. La prima volta che si paga un giocatore rimane impressa nei ricordi, soprattutto se lo scenario è quello della Ncaa, la National College Athletic Association americana, dove gli atleti non possono per regolamento ricevere soldi.
Il protagonista della storia è Josh Luchs, ex procuratore sportivo, che in una lunga intervista apparsa sul numero del 15 ottobre del magazine Sport illustrated  ha svelato di aver violato la regola almeno una trentina di volte in 20 anni di carriera, provocando un terremoto nel mondo del football americano.

La prima bustarella di 2500 dollari

Più che un’intervista, è un racconto vero e proprio nato dalla sbobinatura di 20 ore di registrazione e che inizia da quella prima volta, nel 1990, quando Luchs prese un aereo, andò a Denver e si presentò a Kanavis McGhee, linebacker dell’Università del Colorado. McGhee aveva 20 anni e un futuro già scritto nella Nfl, la National Football League.
Dopo una chiacchierata, si rivolse a Luchs: «Sembri un bravo ragazzo, posso chiederti un aiuto?». L’agente rispose di sì e il giocatore gli raccontò che sua madre era senza lavoro e rischiava di essere sfrattata, a meno che non fossero caduti dal cielo 2.500 dollari. Luchs ci pensò una notte intera in albergo, valutò i pro e i contro e il giorno dopo ecco che piovvero soldi. Il tempo di tornare a casa e un compagno di squadra di McGhee gli telefonò per raccontargli la stessa favola. Luchs, insomma, pagava “tangenti” ai giocatori emergenti perché entrassero nella sua squadra.
Da allora Josh Luchs non ha più smesso, piuttosto si è fatto furbo prendendo lezioni da un agente più scafato, Harold Daniels, che gli suggerì di non pagare tutto d’un botto, ma di aprire il portafogli un poco alla volta se davvero voleva ingraziarsi le future star del football professionistico. Ed è quello che Luchs ha fatto, prestandosi addirittura ad accompagnare Sean LaChappelle, ricevitore di Ucla, a un concerto di Janet Jackson.
Nel calderone c’è finito anche Mel Kiper, commentatore della Espn, il canale sportivo a stelle e strisce per eccellenza: secondo Luchs, l’anchorman sfruttava il suo ruolo per alzare le valutazioni degli atleti a vantaggio dei procuratori amici.

La famiglia soprattutto

Anche questo è il mondo del football negli Stati Uniti: fare più soldi possibile, secondo il motto che Tom Cruise urlava nella pellicola Jerry Maguire, ambientata guarda caso nel mondo degli agenti sportivi: «Coprimi di soldi!».Stagione 2006, Luchs era seduto nel suo ufficio di Beverly Hills e stava cercando di convincere Marcus Spears, dei Dallas Cowboys, a chiamare i procuratori. Di fronte all’ennesima esitazione, Luchs aprì la finestra della stanza, sporse all’esterno la cornetta e gridò: «Puoi sentirlo, Marcus? Questa è Hollywood e Hollywood ti sta chiamando».
Rimorsi? Luchs sembra non averne. È sereno, ha scritto di essersi preso cura dei suoi clienti. E soprattutto dei suoi familiari. «Quando le mie figlie cercheranno il mio nome su Google», ha dichiarato, «vedranno che ho lavorato duro per garantire loro una bella vita». E a chi gli darà del truffatore, assicura che risponderà con la frase che molti giocatori gli hanno ripetuto negli anni: «Scusa, ma devo fare ciò che è meglio per la mia famiglia». D’altronde, un buon procuratore deve avere sempre la battuta pronta.