Tra gli associati di Confindustria, un po’ gentiloniani un po’ grillini

16 Febbraio 2018 18.50
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Quando sale sul palco tutto blu – blu Confindustria – il presidente Vincenzo Boccia parla di una associazione degli industriali «un po’ rock», che non canta ma che è qui «a cantarle» ai partiti in vista del 4 marzo. Sono 7 mila le presenze per l’assise a Verona, provincia dove la disoccupazione è al 4% e l’export vola, «specchio dell’Italia che funziona».

PER BOCCIA VIETATO SMANTELLARE. A sentire gli associati però, più del rock questo è il momento della tarantella, quello in cui si balla un po’ su un piede e un po’ sull’altro in attesa di sapere come va a finire nelle urne. La linea del Piave l’ha dettata dal palco il presidente, ed era più o meno nota: chiunque vinca, qualsiasi governo nasca dopo le elezioni, non bisogna toccare Jobs act, il programma di incentivi di industra 4.0 e la legge Fornero, tutte cose che «Macron sta facendo adesso in Francia, mentre qui c’è qualcuno che le vorrebbe smantellare».

LINEA PIÙ SFUMATA GIÙ DAL PALCO. La linea esplicitamente anti-populista e anti-grillina, però, tra gli associati è molto più sfumata. Per prudenza, certo, in qualche caso per convinzione. «Se mi fa paura l’onda populista? Proprio no», sorride Danilo Arfini, 33 anni, alla guida dell’azienda orafa di famiglia, distretto di Valenza. Di quello che è stato fatto in questi anni, dice, «un po’ di cose mi sono piaciute, altre meno». Una in particolare: «Troppe aperture a mercati che non ci aiutano e anzi ci mettono in difficoltà». Dazi e dogane? «Sì, servirebbero, ma servirebbe soprattutto una scuola che prepari meglio al mondo del lavoro: ci serve manodopera qualificata e non la troviamo».

Io voto M5s. D'altronde se hai un male incurabile e peggiori cosa fai, ti affidi sempre allo stesso medico?

Cosa vota Arfini non lo dice, come quasi tutti gli altri. Prudenza, prudenza. L’unico che gongola – ma preferisce lasciare solo il nome, Gianfranco – è un intermediario assicurativo di San Donà di Piave, 60 anni, «di destra e non mi vergogno a dirlo. Liberale. Ma questa volta voto Movimento 5 stelle perché non possiamo affidarci a uno di 80 anni».

«A ME NON VA MALE PERCHÉ SONO BRAVO». Dentro c’è l’ex presidente della Commissione europea José Barroso che fa il peana dell’Europa più integrata che batte i populismi, di «un’Unione che ha bisogno dell’Italia così come l’Italia ha bisogno dell’Europa». Fuori Gianfranco giura che «questa volta i grillini avranno la maggioranza. D’altronde se hai un male incurabile e peggiori cosa fai, ti affidi sempre allo stesso medico?». Va davvero così male? «A me no, ma è perché sono bravo». Viva la modestia.

Confindustria, cosa si aspettano gli imprenditori dalla politica

Tifo per un Gentiloni bis. Jobs act, riforma Fornero e Industria 4.0 da blindare. Codice degli appalti e piano per le imprese a 360 gradi. Sono le richieste sul tavolo delle assise il 16 febbraio a Verona.

Poco più tardi, Boccia sfodera la ricetta di Confindustria che verrà presentata a tutti i partiti: prevede 250 miliardi di investimenti in cinque anni, di cui quasi 60 dei famigerati eurobond che solitamente fanno inorridire i tedeschi solo a pronunciare il nome. Altri 50 milioni vengono dalla spending review, 45 dal contrasto all’evasione, per restare alle voci più cospicue.

IL PIANO: PIL SOPRA IL 2% ANNUO. L’obiettivo è una crescita del Pil sopra il 2% annuo, 1,8 milioni di nuovi occupati, un taglio del debito pubblico di oltre 20 punti per tornare a quota 110% nel rapporto con il Pil a fine legislatura. Un piano di crescita sostenibile, dicono a Viale dell’Astronomia. Il presupposto è che «continuino a operare gli strumenti che hanno favorito la crescita dell’ultimo anno, come Industria 4.0 e il Jobs act».

Se vinceranno quelli che non hanno mai governato mi aspetto che si facciano aiutare da chi ha più esperienza e cultura economica

Già, ma se non è così? Mario Moretti Polegato, patron di Geox, con Lettera43.it fa l’elogio della pedagogia di governo: «Se lei mi chiede cosa succede se arriva a Palazzo Chigi una forza che non ha mai governato, io le rispondo che mi aspetto che questi si facciano aiutare da chi ha più esperienza e cultura del governo economico». Boccia era stato un po’ più netto: «Non lasceremo a qualche incompetente dell’economia fare danni all’industria di questo Paese».

PREOCCUPATI DALL'INSTABILITÀ. Non che l’associazione sembri così in grado di lanciare aut aut e minacce: praticamente ignorati dai partiti, a corto di candidature di area, poco presenti sui giornali, «siamo un po’ finiti nel cono d’ombra», sospira Nicola de Cardenas, presidente di Confindustria Pavia. «Questo però è il nostro tentativo di risposta. Come vede ci siamo e in forze: 7 mila presenze». E grande sfoggio d’orgoglio dal palco. Dopodiché, però, «certo che un po’ di preoccupazione c’è, per l’instabilità e per la crescita delle forze populiste che lanciano messaggi sull’Europa o sull’immigrazione che un po’ ci preoccupano. Il nostro compito diciamo che è quello di arginarle».

Sarebbe importante essere guidati da persone che sanno fare le cose. Come in Germania, bisognerebbe che le forze responsabili si mettessero assieme

Perché il paradosso, alla fine, è che qui tutti dicono di voler assumere e crescere e lo faranno comunque vadano le elezioni. Però, certo, «sarebbe importante essere guidati da persone che sanno fare le cose», racconta Monica Veronesi, titolare di un’azienda di 65 anni che produce elastici per la biancheria a Varese. «Come in Germania, bisognerebbe che le forze responsabili si mettessero assieme».

GRANDE FIDUCIA NELLA RIPRESINA. Oppure, per dirla con le parole di un industriale dei tessuti di Caserta, Gustavo Ascione, che esporta quasi il 90% della produzione, «sarebbe importante non ripartire di nuovo da zero, visto che adesso siamo ripartiti». Alberto Cazzani, 200 dipendenti di un’azienda di trasporto di persone a Vigevano, la Stav, riassume così: «Noi d’altronde siamo sempre per la continuità». Sogni di grande coalizione o Gentiloni bis all’ombra della ripresina che però, sostengono qui, comunque andrà avanti. E non si capisce se lo dicano più per prudenza, scaramanzia o convinzione.

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