Il pasticcio sull’ex Ilva per colpa del decreto crescita

Il governo ha inserito la norma che toglie l'immunità penale per i gestori del siderurgico. ArcelorMittal: «Tutele necessarie per il piano ambientale». Boccia di Confindustria: «Un capolavoro far scappare gli investitori».

21 Giugno 2019 17.34
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Fuga degli investirori dall’Italia per colpa di un decreto legge? È quello che si sta delinando attorno al futuro dell’ex Ilva di Taranto. Lo scenario preoccupa Confindustria, che ha bacchettato il governo gialloverde.

RISCHIO DI DISIMPEGNO DA TARANTO

La questione è diventata d’attualità dopo che nel dl crescita è stata inserita una norma che rivede l’immunità penale per i gestori del settore siderurgico. Senza quelle tutele il colosso ArcelorMittal ha fatto intendere di essere pronto a disimpegnarsi dall’acciaieria pugliese dopo l’acquisizione conclusa a fine 2018. E il presidente degli industriali Vincenzo Boccia non l’ha presa bene.

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ArcelorMittal ha acquistato l’ex Ilva di Taranto a fine 2018.

BOCCIA: «SOLO IN UN PAESE COME IL NOSTRO…»

«Abbiamo la fortuna di avere un investitore in un’area del Paese che è importante, del Mezzogiorno, a Taranto, che si impegna a mettere a posto in chiave ambientale e in chiave economica l’industria, lo stabilimento siderurgico di Taranto. Noi invece lo spaventiamo e se mai lo arrestiamo pure. Mi sembra un capolavoro che solo in un Paese come questo può essere oggetto di dibattito», ha detto Boccia parlando con i giornalisti prima dell’assemblea congiunta dell’associazione degli industriali e di Federmeccanica che si tiene proprio all’interno dello stabilimento ArcelorMittal di Taranto.

Speriamo che prevalga il buon senso, altrimenti il rapporto con questo governo diventa difficile

Boccia di Confindustria

Quindi un altro attacco al governo italiano: «Negli altri Paesi quando arriva un investitore si mettono i tappeti rossi, qui invece si creano incertezze. Speriamo che prevalga il buon senso perché altrimenti il rapporto anche da parte nostra con questo governo diventa difficile».

IL M5S INSISTE: «NESSUNO LAVORA CON L’IMMUNITÀ PENALE»

La componente grillina dell’esecutivo però non sembra disposta a fare passi indietro. Almeno a giudicare dalle parole del ministro per il Sud Barbara Lezzi, del Movimento 5 selle: «Le nostre imprese non lavorano scudate dall’immunità penale», ha detto in commissione alla Camera. «Il ministro Luigi Di Maio sta parlando con ArcelorMittal per venire incontro alle loro richieste, che però devono entrare sempre nel solco della legge: in Italia nessuno può lavorare con l’immunità penale». E dunque estenderla «anche alla sicurezza sul lavoro per noi sarà sempre una inciviltà inaccettabile».

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Il ministro per il Sud Barbara Lezzi, del M5s (Ansa).

SALVINI: «BISOGNA AGEVOLARE GLI INVESTITORI»

Il ministro dell’Interno Matteo Salvini è di parere opposto: «La tutela dell’ambiente è fondamentale, se penso all’Ilva è importante tutelare la salute di bimbi, mamme e lavoratori, però se c’è un imprenditore che mette sul piatto centinaia di milioni di euro per riportare a norma uno stabilimento non puoi complicargli la vita, dovresti agevolarlo e devi dirgli grazie».

L’AD DI ARCELORMITTAL: «NON SIAMO RESPONSABILI DEI PROBLEMI»

Dal canto suo l’amministratore delegato di ArcelorMittal Italia Matthieu Jehl ha ribadito: «Siamo impegnati a migliorare le prestazioni ambientali di Taranto e a rispettarne l’ambiente, ma non possiamo essere ritenuti potenzialmente responsabili per problemi che non abbiamo causato e che ci siamo impegnati a risolvere. Non è una questione di immunità, noi tutti qui siamo responsabili delle nostre azioni. Si tratta delle tutele legali necessarie a permetterci di realizzare il piano ambientale».

CONFINDUSTRIA: «IL GOVERNO VUOLE LA PARALISI?»

Boccia ha poi rincarato la dose: «Questo governo deve chiarire se vuole portare alla paralisi dell’industria italiana, se questo è nei suoi fini o se pensa che la questione industriale sia un elemento centrale per questo Paese».

TUTELE LEGALI CHE VALEVANO PER I COMMISSARI

Il problema principale secondo il presidente di Confindustria è quello dell’ex Ilva: «Speriamo che a proposito del decreto crescita e della questione dell’immunità sull’Ilva che valeva per i commissari e pare che si voglia eliminare per l’attuale management senza dare il tempo di mettere a posto economicamente e in termini ambientali il siderurgico, si trovi una soluzione».

GLI ALTRI PROBLEMI: AUTOSTRADE E SALARIO MINIMO

Ma c’è anche dell’altro: «Alcuni provvedimenti del governo non vanno nella direzione auspicata e la cosa ci preoccupa non poco. Ci riferiamo agli atti unilaterali in merito alle concessionarie autostradali, ci riferiamo al salario minimo, ci riferiamo al reinserimento della scala mobile. Significa che in un Paese come il nostro che vive a parità di valuta come gli altri, e cioè in area euro, se non incrementiamo la produttività corriamo il rischio di determinare dei fattori inflattivi a danno dell’industria italiana».

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Commenti: 1

  1. Boccia è un duro ma fuoriluogo in una confidustria anni ottanta, come un audio di un film non in sincrono.
    Ben venga un Benetton

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