Confindustria, le ragioni della candidatura di Antonio Gozzi per il dopo-Bonomi

Giovanna Predoni
12/12/2023

La discesa in campo del presidente di Duferco e Federacciai, vicino a Renzi e in buoni rapporti con i cinesi, spacca gli industriali liguri. Non solo l'imprenditore di Chiavari non avrebbe l'appoggio del loro numero uno Mondini, ma nemmeno di quello della queen maker Marcegaglia. Per questo la mossa viene letta come un'azione di disturbo mirata solo a ottenere un posto da vice.

Confindustria, le ragioni della candidatura di Antonio Gozzi per il dopo-Bonomi

In zona Cesarini, a poche settimane dalla raccolta delle firme necessarie per concorrere alla presidenza di Confindustria, è sceso prepotentemente in campo Antonio Gozzi, 70 anni ad aprile, ligure di Chiavari, presidente del gruppo Duferco, della Virtus Entella e di Federacciai. Un imprenditore che ha cavalcato tutte le stagioni della politica, dal Psi corrente Riccardo Lombardi e poi Bettino Craxi, fino a Matteo Renzi grazie a un rapporto molto stretto con Raffaella Paita, plenipotenziaria dell’ex premier in Liguria, coordinatrice nazionale di Italia viva e per un breve periodo capo gruppo del partito al Senato. Gozzi ha inoltre coltivato un rapporto speciale con i cinesi ai quali nel 2015 ha ceduto la maggioranza della divisione trading dell’acciaio della holding di famiglia Duferco.

Confindustria, le ragioni della candidatura di Antonio Gozzi per il dopo-Bonomi
Antonio Gozzi, presidente di Federacciai (Imagoeconomica).

I rapporti con i cinesi e la cessione della maggioranza di Duferco all’Hebei Iron and Steel Group

L’imprenditore, il cui cuore ha sempre battuto a sinistra, nella sua carriera politica è inciampato anche in qualche disavventura giudiziaria (che gli ha anche aperto brevemente le porte del carcere) dalla quale è però uscito sempre assolto. Come l’inchiesta sugli appalti pubblici suggestivamente denominata “lampioni d’oro” che lo coinvolse quando era assessore all’Urbanistica del Comune di Chiavari (di cui è stato vicesindaco) insieme agli altri componenti della Giunta e che causò le dimissioni dell’allora primo cittadino Mazarino De Petro. Abbandonata la politica e le amarezze che gli aveva procurato, Gozzo si è interamente dedicato a Duferco, una holding internazionale – con sede in Lussemburgo e sussidiarie a Lugano, Brescia e La Louvière in Belgio oltreché a Genova – che ha operato a lungo prevalentemente nel settore siderurgico. Nel 2015 come detto sopra l’operazione con i cinesi della Hebei Iron and Steel Group Co Ltd che ha portato nelle sue casse 400 milioni di dollari; l’anno prima i cinesi avevano già rilevato il 10 per cento di Duferco per circa 78 milioni di dollari. Oggi holding, al cui proprietà è al 100% nelle mani delle famiglie italiane Gozzi e Bolfo, conta tre divisioni: la produzione di acciaio, (il 16 ottobre 2023 è stato inaugurato a Brescia un investimento di 250 milioni di euro), la vendita di energia elettrica e gas e l’investimento in impianti di energie rinnovabili e lo shipping con il possesso di circa 100 navi.

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Giovanni Mondini, presidente di Confindustria Liguria (Imagoeconomica).

La candidatura ha spaccato Confindustria Liguria 

La candidatura di Gozzi ha subito spaccato Confindustria Liguria perché non troverebbe neppure l’indispensabile appoggio del presidente Giovanni Mondini, per anni uomo forte della Erg del gruppo Garrone. Anche in Federacciai Gozzi non è amato dalle due primedonne del settore, Emma Marcegaglia, queen maker di tutti presidenti di Confindustria, e Barbara Beltrame. Secondo gli esegeti di Viale dell’Astronomia la mossa in extremis di Gozzi, vista certamente sfavorevolmente dal governo soprattutto per i suoi rapporti con la Cina a pochi giorni dallo stop del progetto grillino della Via della seta, viene letta come azione di disturbo verso gli altri candidati in corsa ormai da mesi, e mirata solo a ottenere una vicepresidenza.