Gianluca Comin

L'arte della leadership e della conoscenza di sé

L’arte della leadership e della conoscenza di sé

Saper analizzare i propri punti di forza e di debolezza è una caratteristica vincente per un manager ai vertici di un'azienda. Ecco qualche consiglio per migliorare il proprio ruolo di guida.

17 Aprile 2019 13.00

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In un mondo disintermediato, dinamico e in continuo mutamento, la sfida per i manager di imprese e organizzazioni è quella di continuare ad esercitare la propria leadership in maniera efficiente e con uno stile che sia coerente con la propria personalità. Le qualità di un buon leader sono soggette a una costante ridefinizione, cambiando di pari passo con le trasformazioni sociali ed economiche del nostro tempo. In tal senso, diviene fondamentale non rimanere ancorati al passato e tentare di comprendere i nuovi trend con un’attitudine aperta e flessibile, ma anche sempre di più conoscere sé stessi, i propri punti di forza e di debolezza. Quel famoso «conosci te stesso» di socratica memoria è forse la chiave di volta per sviluppare uno stile di leadership efficace e fortemente rappresentativo della propria personalità, capace di contrastare la mutevolezza dei trend e dei momenti. Identificare infatti i propri punti di forza e di debolezza è fondamentale per comprendere come poter migliorare il proprio ruolo di guida all’interno di un’azienda, poiché seppur in contesti diversi la leadership nasce dal nostro stile personale, ed essere coerenti è sempre una scelta che paga.

UNO STILE AUTORITARIO METTE A RISCHIO LE PERFORMANCE AZIENDALI

Dagli studi sul comportamento e lo stile di leadership degli ultimi anni emerge che lo sviluppo di alcune caratteristiche risultano particolarmente importanti per i leader di successo di grandi aziende globali. Secondo il modello chiamato x360 sviluppato dagli studiosi del Mit Leadership Center e dell’Istituto Insead, Deborah Ancona e Henrik Bresman, la resilienza, ad esempio, riveste un ruolo fondamentale poiché in un’epoca che richiede una sperimentazione e innovazione costante, è inevitabile commettere degli errori e spesso fallire. La capacità di riprendersi e adattarsi dopo una battuta d'arresto o dopo una di crisi, affrontando le situazioni con lucidità, è una dote che ogni buon leader deve sviluppare. L'intelligenza emotiva è la capacità di comprendere le proprie emozioni e riuscire a gestire quelle che possono portare a perdere la calma e il dominio della situazione, compromettendo la nostra performance e la nostra reputazione.

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Il segreto dell’intelligenza emotiva non risiede solo nell’abilità di controllare i propri impulsi, ma soprattutto nella capacità di cogliere le suggestioni esterne e agire di conseguenza. Valutare correttamente le emozioni degli altri – dagli altri componenti del team fino alla gamma più diversificata ed ampia di stakeholder con cui relazionarsi – è di estrema importanza per decidere la linea strategica da attuare in tutte le nostre relazioni, capendo quali leve sfruttare e quali no. Nei confronti dei propri dipendenti in più, è importante cercare di stabilire una relazione che permetta ad ognuno di esprimere al meglio le proprie potenzialità, senza sentirsi inibiti, giudicati o in posizione di inferiorità. Ciò che emerge dalla letteratura in merito alla leadership degli ultimi anni è che uno stile autoritario e fortemente verticalizzato è meno efficace in termini di produttività e di unità aziendale, di un approccio che tende ad esercitare la leadership su tutti i livelli dell'organizzazione. Il ruolo del management in questo caso è fondamentale nell’incoraggiare i dipendenti a cogliere con atteggiamento positivo nuove e crescenti responsabilità, acquisendo fiducia in se stessi e assumendo un atteggiamento proattivo.

SAPERE FARE AUTOCRITICA, VALORE FONDAMENTALE PER UN LEADER

Un’altra caratteristica fondamentale dei leader del nuovo millennio è la capacità di pensare fuori dagli schemi. Proprio per rispondere ai cambiamenti e far fronte alle situazioni di crisi che ogni impresa affronta, i leader in grado di recepire le tensioni e le contraddizioni come opportunità di miglioramento e di proporre soluzioni innovative in tempi rapidi rappresentano una risorsa di inestimabile valore per le aziende. L’approccio positivo all’apprendimento consiste nella percezione che le persone hanno nei confronti delle proprie debolezze e fallimenti: l’apertura mentale induce a far tesoro delle esperienze per migliorarsi, adattando il proprio pensiero e le proprie azioni alle nuove esigenze.

Avere consapevolezza di chi si è e di che immagine si vuole dare è il primo passo per delineare il proprio stile di leadership

In un ambiente caratterizzato dalla mutevolezza e dall’evoluzione, vedere sé stessi in un processo continuo di apprendimento può aiutare a inquadrare le cose dalla giusta prospettiva. Questi elementi rappresentano degli utili spunti di riflessione, ma è importante tenere presente che moltissimi fattori influiscono sullo stile di leadership, che non solo varia di persona in persona, ma è differente in base all’organizzazione, al settore, all’area geografica in cui si opera. Avere consapevolezza di chi si è e di che immagine si vuole dare è il primo passo per delineare il proprio stile di leadership, così come essere in grado di individuare i propri punti di forza e potenziarli. Da non sottovalutare gli elementi di debolezza su cui lavorare, un buon leader è colui che è in grado di mettersi in discussione e fare autocritica, dando il buon esempio a tutti i dipendenti.

Gianluca Comin è professore di Strategie di Comunicazione, Luiss, Roma.

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