Il Cdm del 20 maggio su nomine, dl Sicurezza bis e Famiglia

Il Cdm del 20 maggio su nomine, dl Sicurezza bis e Famiglia

Convocato il Consiglio dei ministri: sul tavolo decreti "scomodi" da disinnescare prima delle Europee. Giorgetti attacca Conte. La replica: «Gravissimo mettere in dubbio la mia imparzialità».

20 Maggio 2019 07.15

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Il via libera è arrivato nella tarda serata di domenica: Giuseppe Conte ha deciso di riunire il consiglio dei ministri. Il premier ha provato fino all'ultimo a sminare l'ultima riunione prima delle Europee. In un primo momento la sua idea era quella di portare al tavolo solo la nomina del capo della Guardia di Finanza e del nuovo Ragioniere generale dello Stato. Sui nomi, Giuseppe Zafarana per la Gdf e Biagio Mazzotta per la Ragioneria, l'accordo sembra reggere: si può procedere. Ma la pressione di Matteo Salvini, soprattutto dopo lo sbarco della Sea Watch 3, è stata fortissima e così è maturata la mediazione, tutta all'insegna dello scambio politico. All'ordine del giorno del cdm, c'è secondo il comunicato di Palazzo Chigi, l'inizio dell'esame del decreto sulla Sicurezza e di quello sulla famiglia, oltre che l'aggionamento sull'iter dei provvedimenti in materia di autonomia. Ma sullo sfondo intanto si è gonfiata anche la polemica su Conte che secondo il sottosegretario alla presidenza del Consiglio Giancarlo Giorgetti non sarebbe una figura di garanzia, ma nello scontro in sostanza si schiererebbe dalla parte dei grillini.

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GIORGETTI ALL'ATTACCO DI CONTE

Intervistato dalla Stampa, anche il sottosegretario alla Presidenza Giancarlo Giorgetti ha usato toni insolitamente duri. «La situazione non può durare in eterno, si misura nel tempo e la lealtà viene messa a dura prova. Se l’atteggiamento come quello del M5s continua, nuoce alla capacità di dare risposte. È persino banale dirlo, in una squadra che affronta sfide così complesse o c’è affiatamento o i risultati non vengono più, anzi sono controproducenti per tutti», ha detto il sottosegretario, «Conte ha cercato e cerca di interpretare un ruolo di mediazione che non può essere solo quello dei buoni sentimenti. La sensibilità politica lui non ce l’ha e quando lo scontro si fa duro ed è chiamato a scendere in campo fa riferimento alla posizione politica di chi lo ha espresso. Non ha i pregiudizi ideologici del mondo grillino. Ma lui non è una persona di garanzia».

CONTE: «GRAVE METTERE IN DISCUSSIONE LA MIA IMPARZIALITÀ»

«Vorrei chiarire che il premier sin da quando è iniziata la competizione elettorale non si è mai lasciato coinvolgere, non troverete mai una mia dichiarazione a favore dell'una o dell'altra parte politica. Vedo che in questo rush finale la vis polemica e le reazioni emotive diventano più accese. Però attenzione, lo dico a tutti, quando la dialettica trascende fino a mettere in dubbio l'imparzialità del premier la cosa non è grave ma gravissima», ha replicato Conte da Borbona in merito all'intervista. «C'è una grammatica costituzionale: se si mette in dubbio l'imparzialità e l'operato del presidente del Consiglio si mette in discussione anche l'azione di governo e allora bisogna farlo in base a percorsi chiari e trasparenti. Le sedi ufficiali sono innanzitutto il Consiglio dei ministri e in prospettiva anche il Parlamento. Non possiamo accettare allusioni, insinuazioni affidate alla stampa con una mezza intervista, un mezzo video su Facebook. Chi lo fa se ne assuma conseguentemente la responsabilità», ha chiarito il premier Conte.

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TONINELLI: «SE NE PARLERÀ IN CDM»

Anche il ministro delle Infrastrutture Danilo Toninelli ha risposto ai giornalisti che gli chiedevano un commento sulle parole di Giorgetti: «Sono convinto che oggi se ne parlerà al Cdm. Guai ad attaccare un presidente del consiglio che tiene insieme due forze differenti», ha detto il ministro grillino. «Voglio parlare con Giancarlo, non si può mettere in dubbio l'imparzialità del presidente del consiglio». Toninelli commentando i lavori del Cdm si è augurato che il testo venga scritto in modo corretto perché «mi dicono i tecnici che c'erano alcuni problemi di natura tecnico-giuridica, di compatibilità con le convenzioni internazionali, va fatto anche velocemente perché insieme va il decreto famiglia di Di Maio che è molto importante, circa 1 miliardo di euro». A chi chiedeva se il M5s avesse bloccato il decreto Sicurezza, Toninelli ha replicato che «assolutamente non è stato bloccato, anzi spero che venga velocizzato ma fatto bene perché c'erano alcun rilievo tecnico-giuridici che dovevano essere risolti ma non lo sono stati».

GIORGETTI: «DAL 26 MAGGIO O SI LAVORA O OGNUNO A CASA SUA»

«Mi sembra una tempesta in un bicchier d'acqua», ha replicato Giorgetti. «Il premier è indicato dai 5 stelle. Non è mica un'offesa» ha aggiunto spiegando che «on è una cosa negativa». «Il presidente della Repubblica è super partes. Ciascuno di noi», ha sottolineato, rappresenta qualcuno. «Per stare al governo serve pazienza e moderazione. Noi pazientiamo, sopportiamo ma dal 26 maggio, finita la campagna elettorale, o ci si mette a lavorare seriamente con affiatamento oppure ognuno a casa sua. Senza polemica».

SALVINI: «NON HO BISOGNO DI FARE UN ALTRO GOVERNO»

Salvini intanto ha ribadito di avere «assolutamente» fiducia in Conte: «Discussi con lui sulla Tav ma se non avessi fiducia nel governo non sarei qua». Il vicepremier ha anche commentato: «I litigi non piacciono a nessuno. Io mi tappo la bocca e le orecchie e guardo avanti, non ascolto rumori di fondo e cerco di portare avanti dei decreti» e ha anche auspicato che «da lunedì tutti tornino a gestire il loro ambito di competenze». A chi gli chiedeva di un possibile cambio di governo il vicepremier e ministro dell'Interno ha risposto: «Ho ridotto del 90% gli sbarchi, erano 11 mila lo scorso anno, oggi sono 1100. Non ho bisogno di fare altro con altro, si sono ridotti gli sbarchi e le espulsioni sono il doppio degli arrivi, non ho bisogno di nuove idee e quello che sto facendo lo sto facendo senza l'Europa, da soli e con questo governo».

STEFANO: «SULL'AUTONOMIA DAL M5S CI SONO SOLO ALIBI»

Un nuovo fronte tra alleati di governo è stato poi aperto dal ministro per gli Affari Regionali e l'Autonomia Erika Stefani: «Dai Stelle ci sono solo alibi, dicano se non vogliono l'autonomia che è in contratto. Stasera i 5 Stelle in consiglio dei ministri si prenderanno la responsabilità di negare al Paese una riforma che avvicina finalmente le decisioni e quindi il controllo ai cittadini e che mira a garantire servizi migliori senza sprechi da Nord a Sud».

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