Coronavirus, accordo tra i leader europei sul Recovery Fund

Redazione
23/04/2020

Via libera al nuovo strumento per sostenere la ripresa nei Paesi membri. Anche Merkel dice sì, ma Conte e Macron chiedono trasferimenti a fondo perduto, non prestiti. Alla Commissione il mandato di avanzare una proposta concreta entro i primi di maggio. E Von der Leyen apre a una soluzione-ponte per il 2020. Ok al pacchetto Bei-Mes-Sure: sarà operativo a giugno.

Coronavirus, accordo tra i leader europei sul Recovery Fund

Si è concluso con un accordo il Consiglio europeo chiamato a decidere la strategia comune degli Stati membri per affrontare le conseguenze economiche della pandemia di coronavirus. Il vertice è durato circa quattro ore e si è svolto in teleconferenza. I leader europei hanno dato l’ok al pacchetto di misure proposto dall’ultimo Eurogruppo, mobilitando la Bei per finanziare le imprese, il fondo Sure per gli ammortizzatori sociali ed eventualmente il Mes per sostenere le spese dei servizi sanitari nazionali. Il pacchetto vale 500 miliardi e sarà operativo a partire dal primo giugno.

Accordo di massima anche sul Recovery Fund con titoli comuni europei proposto dalla Francia e appoggiato dall’Italia, che ha incassato il sì della Germania. Alla Commissione europea spetterà il compito di avanzare in tempi stretti, entro il 6 maggio, una proposta dettagliata. Soddisfattto il premier Giuseppe Conte: «Uno strumento come il Recovery Fund finora era impensabile, adesso renderà la risposta europea più solida».

La cancelliera tedesca Angela Merkel ha detto che «tutti hanno concordato sul fatto che serva un Recovery Fund» e che «una risposta comune del genere è anche nell’interesse tedesco, perché la Germania sta bene solo se l’Europa sta bene». Ma ci sono opinioni divergenti sul metodo e sulla capienza del nuovo strumento: dovrà erogare dei prestiti, come vorrebbero i Paesi dell’Europa del Nord (Austria e Olanda in primis, ma anche la Germania), oppure dei trasferimenti a fondo perduto, come vorrebbero i Paesi mediterranei?

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Posted by Giuseppe Conte on Thursday, April 23, 2020

IL NODO DELL’ACCESSO AL MES

Il Consiglio europeo ha approvato anche il cosiddetto Mes “light”, ovvero la possibilità di chiedere prestiti al fondo salva-Stati per un valore massimo pari al 2% del Pil, con la promessa che non ci saranno condizionalità se non il vincolo di spendere le risorse ottenute per la sanità. Accedere al Mes permetterebbe inoltre ai Paesi richiedenti di attivare l’acquisto diretto di titoli di Stato a breve termine da parte della Bce, “raffreddando” gli spread. Di sicuro c’è che i capi di Stato e di governo dell’Unione europea torneranno a riunirsi formalmente – si prevede dal vivo – nel mese di giugno.

LE RICHIESTE DEL PREMIER CONTE

La posizione dell’Italia è chiara. Per il premier Conte il Recovery Fund dovrebbe avere una dotazione di 1.500 miliardi e dovrebbe garantire ai Paesi membri trasferimenti a fondo perduto, che Roma considera «essenziali» per assicurare una «risposta simmetrica a uno choc simmetrico». Sulla stessa linea il presidente francese, Emmanuel Macron: «Servono trasferimenti di risorse verso i Paesi europei più colpiti, non dei prestiti». L’Italia ha chiesto e ottenuto di dare un «chiaro mandato alla Commissione europea per preparare al più presto possibile una proposta concreta per il Recovery Fund», fornendo allo stesso tempo «un ponte per anticipare le risorse nel 2020». E la presidente della Commissione europea, Ursula von der Leyen, ha aperto anche a quest’ultima possibilità, dicendosi «disposta a esaminare una soluzione-ponte» per il 2020, nell’attesa che il Recovery Fund decolli con il bilancio europeo pluriennale 2021-2027. A questo proposito «ci sono già alcune idee che potrebbero andare bene» e Von der Leyen ha promesso «equilibrio tra sussidi e prestiti».

I LEADER EUROPEI ALLA PROVA DELL’UNITÀ

Il presidente del parlamento europeo, David Sassoli, ha ricordato da parte sua che «questo è il momento dell’unità». Anche perché «il mercato europeo è unico», dunque «se non ripartiremo insieme nessuno potrà pensare di rilanciare economie profondamente interconnesse e fortemente interdipendenti tra di loro».

IL PRINCIPIO DI SOLIDARIETÀ DA RIAFFERMARE

Sassoli ha aggiunto che «non tutti gli Stati europei sono stati colpiti alla stessa maniera dall’epidemia, alcuni hanno pagato un prezzo molto alto in termini di vite umane. È il momento di andare oltre la logica di ognun per sé e rimettere al centro la solidarietà che sta al cuore del progetto europeo».

L’ALLARME DELLA BCE SUL PIL DELL’EUROZONA

Le ragioni non mancano e sono state sottolineate, numeri alla mano, anche dalla presidente della Banca centrale europea, Christine Lagarde. Il Pil dell’Eurozona rischia infatti di subire una contrazione tra il 9% e il 15% alla fine dell’anno, ma finora i leader europei avrebbero «fatto troppo poco» e «agito in ritardo». Le misure per consentire la ripresa, al contrario, devono essere «rapide, risolute e flessibili».