Cosa ha deciso il governo su manovra e decreto fiscale

Cosa ha deciso il governo su manovra e decreto fiscale

15 Ottobre 2018 17.44
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Accordo sulla pace fiscale e sul taglio delle pensioni d’oro. Quota 100 e reddito (e pensione) di cittadinanza «che partiranno nei primi tre mesi del 2019». Al termine di una giornata di tensioni, smorzatesi in serata poco prima del decisivo Consiglio dei ministri, il governo gialloverde ha varato manovra e decreto fiscale. «Credo che questa legge di bilancio dimostri che le cose si possono veramente fare», ha detto Luigi Di Maio nella conferenza stampa al termine del Cdm. «In questi giorni in cui si sta creando tanta paura io dico ai cittadini che non bisogna avere paura e che bisogna avere solo paura di avere paura. Noi terremo i conti in regola».

Con questa manovra non vogliamo far saltare in aria l'Europa

«La logica della manovra è quella illustrata nella Nadef», ha detto il ministro dell'Economia Giovanni Tria, «riflette quanto era lì contenuto sia negli obiettivi di deficit, come ovvio, che nei contenuti. I principali sono l'eliminazione dell'aumento Iva previsto nella legislazione vigente, il finanziamento del reddito di cittadinanza e della correzione della Fornero per la possibilità di andare in pensione un po' prima per superare problemi di turn over. Ci sono provvedimenti fiscali a favore soprattutto delle piccole imprese». «L'idea che con questa manovra si vuol far saltare in aria l'Europa è del tutto infondata», ha detto infine Tria. «E infatti nella discussione con l'Europa non si parla di questo». Ecco i punti salienti.

NIENTE CLAUSOLE IVA PER 12,5 MILIARDI

Il primo impegno del contratto di governo è la sterilizzazione degli aumenti che scattano il primo gennaio 2019 (dal 10 all'11,5% per l'aliquota più bassa, dal 22 al 24% per quella più alta).

PENSIONI A QUOTA 100 DA FEBBRAIO

Il superamento della legge Fornero è una misura che entrambe le forze di governo rivendicano. L'obiettivo è di garantire la possibilità di andare in pensione a chi tra età e contributi arriva a 'quota 100', probabilmente partendo dalla combinazione 62-38. Il costo è di 7 miliardi di euro e il meccanismo dovrebbe partire a febbraio.

REDDITO DI CITTADINANZA E CENTRI IMPIEGO

Per la bandiera del M5S servono 9 miliardi (di cui 2,6 da attingere dalle risorse già stanziate per il Rei) a cui aggiungere un ulteriore miliardo destinato al rafforzamento dei centri per l'impiego. L'attivazione vera e propria della misura scatterà nei primi tre mesi del 2019. L'assegno da 780 euro, secondo quanto annunciato finora, verrà caricato sul bancomat, con una sorta di monitoraggio degli acquisti. Il sostegno sarebbe garantito solo a patto di frequentare corsi di formazione e di prestare 8 ore a settimana di lavoro socialmente utile. Il reddito verrebbe meno dopo il rifiuto di tre offerte di lavoro, ma con una specifica "geografica", con l'obiettivo di non penalizzare cioè chi non accetterà come prima offerta un'occupazione al di fuori della propria città o Regione.

La pace fiscale è un condono? Voi chiamatela come volete. Noi la chiamiamo definizione agevolata

"PACE FISCALE" AL 20% CON TETTO DI 100 MILA EURO

L'accordo raggiunto dopo un lungo braccio di ferro sul decreto fiscale collegato alla legge di bilancio stabilisce un'aliquota al 20% per sanare il pregresso di chi ha già presentato la dichiarazione dei redditi. Sarà prevista l'opzione di dichiarazione integrativa ma con la possibilità di far emergere fino ad un massimo del 30% in più rispetto alle somme già dichiarate e comunque con un tetto di 100 mila euro per periodo d'imposta. Per ridurre il contenzioso, si potranno inoltre sanare le liti con il fisco pagando senza sanzioni o interessi il 20% del non dichiarato in 5 anni in caso di vittoria del contribuente in secondo grado (o il 50% in caso di vittoria in primo grado). Allo stesso tempo, con la rottamazione ter delle cartelle Equitalia saranno cancellati sanzioni e interessi, dilazionando i pagamenti in 20 rate in 5 anni e arriverà lo stralcio delle minicartelle sotto mille euro accumulate dal 2000 al 2010.

DALLE PENSIONI D'ORO 1 MILIARDO IN TRE ANNI

Il taglio delle pensioni sopra i 4.500 euro netti al mese nella parte di assegno non coperta dai contributi pagati porterà nelle casse dello Stato un miliardo di euro nell'arco di un triennio. La precisazione temporale è arrivata dopo gli annunci di Luigi Di Maio.

FLAT TAX PER GLI AUTONOMI

Il forfait esiste già ed è al 15% per i professionisti con ricavi fino a 30 mila euro e per le altre categorie con ricavi fino a 50 mila euro. L'obiettivo è estendere la platea ad autonomi, Snc, Sas e Srl che optano per il regime di trasparenza con ricavi fino a 65 mila euro. Dai 65 mila ai 100 mila euro si pagherebbe un 5% addizionale. Le start up e le attività avviate dagli under35 godrebbero di un supersconto al 5%. Il costo è di circa 600 milioni il primo anno e di 1,7 miliardi a regime

SGRAVI IRES, SU UTILI REINVESTITI TAGLIO AL 15%

L'aliquota al 24% scenderebbe di 9 punti sugli investimenti in ricerca e sviluppo, in macchinari e in assunzioni stabili. Il costo sarebbe di 1,5 miliardi di euro. Dovrebbero essere anche confermati gli ammortamenti di Industria 4.0.

ADDIO A SCONTI ACE E IRI

Per finanziare le agevolazioni fiscali alle imprese saranno abolite l'Ace, l'Aiuto alla crescita economica, e la mai nata imposta ridotta Iri, destinata al mondo delle Pmi e attesa dal primo gennaio 2019. Il recupero finanziario è di circa tre miliardi.

PIÙ TASSE SUL GIOCO D'AZZARDO

Nella manovra aumenta la tassazione sul gioco d'azzardo. Arrivano norme anche per chiudere il pregresso sulle sigarette elettroniche che negli obiettivi consentirebbe di salvaguardare migliaia di posti di lavoro nel settore.

7 MILIARDI DI TAGLI, ANCHE SULL'IMMIGRAZIONE

Per legge i ministeri devono operare tagli per 1 miliardo l'anno. Lo sforzo richiesto potrebbe essere però superiore, pari a 3-4 miliardi. Promesso un taglio di 1,3 miliardi in 3 anni sull'immigrazione, di cui 500 milioni nel 2019, derivanti, secondo Matteo Salvini, da minori sbarchi e dal taglio "dei famosi 35 euro al giorno".

DAGLI INVESTIMENTI UNA SPINTA AL PIL

Il capitolo investimenti è quello più gradito al ministro dell'Economia, Giovanni Tria. E' previsto che valga lo 0,2 del Pil, pari a 3,5 miliardi. Oltre alle risorse finanziarie si punta a sbloccare gli investimenti a livello locale con uno sblocco dei bilanci dei Comuni (anche quelli in perdita) e con una revisione della soglia per gli appalti senza gara.

DECRETO «TAGLIA SCARTOFFIE» E NORME SU RC AUTO

La novità è l'arrivo di un secondo decreto, che scorpora dal dl fiscale norme altrimenti non omogenee. Il dl rinominato «taglia scartoffie e leggi inutili» cancella «oltre 100 adempimenti per le imprese» e ingloba misure per garantire una Rc auto «più equa»; per sancire l'incompatibilità tra ruolo di governatore regionale e commissario alla sanità «per non avere più casi De Luca»; per bloccare i pignoramenti della casa per chi ha crediti verso la Pa (norma Bramini) e per bloccare «i medici furbetti che aumentano la lista di attesa per l'intramoenia».

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