Consultazioni, com’è andato il secondo giorno al Quirinale

Redazione
05/04/2018

Fumata nera per il 'primo' giro di consultazioni avviato dal presidente della Repubblica per individuare una maggioranza in grado di...

Consultazioni, com’è andato il secondo giorno al Quirinale

Fumata nera per il 'primo' giro di consultazioni avviato dal presidente della Repubblica per individuare una maggioranza in grado di esprimere un governo per il Paese. Sergio Mattarella ha dovuto prendere atto che in assenza di una maggioranza precostituita servono ora «intese» per formare una coalizione, ma «nelle prime consultazioni questa condizione non è emersa». Il presidente della Repubblica ha quindi concesso altro tempo alle forze politiche per «riflettere» e «valutare responsabilmente convergenze programmatiche». Un nuovo giro di consultazioni dovrebbe quindi ripartire la prossima settimana, probabilmente non prima dell'11 aprile, per dare tempo alle forze politiche di ripresentarsi al Colle con una proposta di intesa.

DI MAIO OFFRE UN CONTRATTO ALLA TEDESCA. Ma ad oggi il quadro delle possibili convergenze resta sostanzialmente fermo alle ipotesi già vagliate e, nonostante i proclami, prigioniero di veti incrociati. Il leader del M5s, Luigi Di Maio ha formalizzato la sua proposta di contratto alla tedesca da sottoscrivere in alternativa con la Lega o con il Pd. Solo i toni del capo politico M5s sembrano essere molto più concilianti e questo soprattutto nei confronti del Pd che dubita delle aperture dei Cinque stelle considerandole sostanzialmente un modo per fare pressione sulla Lega. «Le mie aperture sono sincere», rimarca il capo politico dei Cinque stelle che aggiunge: «Io non ho mai voluto spaccare il Pd, mi rivolgo al Pd nella sua interezza, non ci permetteremo mai di interferire nelle loro dinamiche interne».

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È una mano tesa che tuttavia al momento non ha convinto il Pd ad andare a 'vedere' la proposta M5s: i renziani fanno muro e Martina fa sapere che non vedrà Di Maio. Chi ha vinto le elezioni «si faccia carico della responsabilità» di governare, ha ribadito il reggente del Pd. Con altrettanta sincerità Di Maio ha però ribadito che non intende prendere in considerazione la possibilità di andare al governo con tutto il centrodestra. Non è, sostiene, che il M5s vuole spaccare il centrodestra; il punto è che Di Maio non lo riconosce in quanto coalizione: «Si sono presentati alle elezioni con tre candidati premier e alle consultazioni separati». E, cosa non meno importante «una di queste forze non riconosce il M5s».

BERLUSCONI CHIUDE LA PORTA AL M5S. Allude a Silvio Berlusconi che, al Quirinale, è stato molto netto nei confronti del Movimento. «Non siamo disponibili a un governo fatto di pauperismi e giustizialismi, e populismi e odio, che innescherebbe una spirale recessiva», attacca il Cavaliere che ribadisce: un governo «"dovrà partire da chi ha vinto le elezioni, cioè il centrodestra e dal leader della coalizione vincente, cioè la Lega». Toni durissimi stigmatizzati dal braccio destro di Matteo Salvini, Giancarlo Giorgetti: «secondo me tatticamente ha sbagliato, ha alzato la palla a Di Maio che l'ha semplicemente schiacciata». Per Giorgetti il Cav preferisce guardare ai dem, «ma il Pd ha perso le elezioni. Può non piacere, ma la realtà è questa» avverte. Salvini indossa i panni del mediatore: «Faremo di tutto per dare un governo che duri cinque anni, partendo dal centrodestra coinvolgendo il M5s, senza altre soluzioni temporanee e improvvisate». Ma al M5s dice: «Speriamo che inizino a dire dei sì, come fa la Lega».

Da parte sua, Di Maio sembra avere in testa un forno "A" e un forno "B". Il primo vestito di verde e con possibile "happy end" nel breve-medio periodo. Il secondo di segno dem e che – stando anche alla posizione del Pd – potrebbe emergere all'orizzonte solo in un contesto dell'emergenza. Seguendo questo schema erano andati in scena i contatti finalizzati a mettere in campo una bozza di schema di governo, ma che si sono rivelati tutt'altro che risolutivi. Ed è anche per questo che Di Maio ha incontrato Mattarella con in testa l'idea di rilanciare, in maniera chiara e senza veti, il suo appello al Pd.

I CINQUE STELLE VOGLIONO CHIUDERE IN FRETTA. Il fattore tempo, per il leader M5s, è cruciale. Il rischio è che con il passare dei giorni la leadership di Di Maio si logori nella sua veste esterna e che, allo stesso tempo, si formino le prime crepe all'interno dei gruppi. Il M5s punta alla prossima settimana per trovare la quadra, annunciando di voler incontrare in quei giorni sia Salvini sia Maurizio Martina, proprio a ridosso del secondo giro di consultazioni. Ma i nodi, tra M5s e Lega restano e sono sempre concentrati sul duo premiership-Fi. Un percorso politico per rifare il bipolarismo, una riforma della legge elettorale e una serie di ministeri pesanti – con la condizione di Di Maio premier – sono, a quanto raccontano fonti parlamentari, le «ultime offerte» che il M5S ha fatto pervenire nella notte alla Lega e di rimando a Fi.

NIENTE POSTI NELL'ESECUTIVO PER DI MAIO. Al quale, nello schema di Di Maio, non spetterebbero posti di governo, ma solo un atteggiamento non ostile nei confronti di Berlusconi nella gestione dei dossier più delicati, dalle nomine alle telecomunicazioni(Rai-Cdp).E secondo ambienti parlamentari Di Maio sarebbero arrivato a "offrire" a Salvini anche due-tre ministeri a guida di personalità "gradite" a FI. All'offerta è seguita una fumata nera che probabilmente ha infastidito non poco Di Maio. «Il problema non è più Berlusconi», è il refrain che filtra dal Movimento subito dopo l'incontro con il capo dello Stato: quasi un'esortazione implicita Salvini a prendere una posizione chiara. Ma il Pd, salvo colpi di scena, al tavolo con Di Maio non si siederà. Il "no" dei renziani è netto (nelle chat dei fedelissimi dell'ex premier circolano le parole con cui, un mese fa, Di Maio paragonava il Pd alla mafia) e anche il resto del partito non si dice disposto ad accettare la logica dei "due forni" di Di Maio. Al momento, quindi, resta il "forno" leghista quello percorribile. E non è un caso che Di Maio, quasi a far da contraltare a Salvini, evidenzi al Colle l'importanza di Nato e Ue, mostrando il suo lato più istituzionale atlantista. Aspetti che, per Di Maio, sono anche «un'arma in più" per un governo a cui non si vuol rinunciare. Tanto che, nelle ultime ore, torna a circolare l'ipotesi "C": quella di Di Maio e Salvini vice premier con una figura terza, ipotesi non impossibile ma che potrebbe emergere solo alla fine di questa complessa partita a scacchi.