Massimo Pittarello

Consumi, fotografia di un'Italia che stringe la cinghia

Consumi, fotografia di un’Italia che stringe la cinghia

12 Dicembre 2016 07.00
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«Il 91% degli italiani pensa di non essere uscito dalla crisi». Dati sui consumi alla mano, anzi di prima mano, l’amministratore delegato di Conad Italia non ha dubbi: «Il Paese è in stagnazione, la grande distribuzione chiude in negativo e, se questo Natale andrà male, sarà un problema», dice Francesco Pugliese a Roma Incontra, la trasmissione televisiva di Enrico Cisnetto e in onda il martedì sera su Sky e il mercoledì sulle principali emittenti regionali.

PRIMO TRIMESTRE DECISIVO. «I consumi interni quest’anno sono negativi», spiega, «c’è poca propensione alla spesa e tanta al risparmio. Allora, visto che l’economia si decide nel primo trimestre dell’anno, dobbiamo già lavorare per il 2017». Pugliese, come molti imprenditori, ha votato "Sì", ma trova motivazioni razionali, anzi economiche, alla vittoria del "No" al referendum costituzionale: «Il prevalere del "No" tra i giovani nel Mezzogiorno e l’alta affluenza dimostrano la totale mancanza di fiducia diffusa nel Paese. E non poteva essere altrimenti». Durante la crisi, dice, «abbiamo perso 11 punti di Pil, la crescita delle imprese industriali si ferma a +0,2% dal 2007, quando nel decennio 1990-2000 ha registrato +8%, mentre tra il 2000 e il 2007 ha segnato +4%».

MENO SOVRABBONDANZA. Insomma, «gli italiani hanno votato con un sentimento» in profonda trasformazione. «La vendita dei telefonini ha grande penetrazione anche tra chi è in pensione e le bufale hanno influenzato il voto, perché la verifica delle fonti non c’è più. Il mondo della rete è il nuovo dio», è convinto Pugliese. Ci sono nuovi paradigmi: «Negli Anni 80 compravamo ciò che non serviva, cambiavamo per cambiare e l’obsolescenza dei prodotti era programmata, tanto che ci sono molte cause in corso, a cominciare dai prodotti Apple», dice l’ad di Conad. «Ma oggi stiamo abbandonando la sovrabbondanza e, per esempio, cominciando a mangiare meno».

Facciamo 35 miliardi di fatturato come export agroalimentare, ma i prodotti italian sounding fanno 350 miliardi, con una crescita dell’8%

«Gli italiani stanno cercando di mangiare meglio, attraverso alimentazione biologica, vegana e altri estremisti che a me non piacciono», ci tiene a sottolineare Pugliese. «Il biologico aumenta le vendite del 30% e in 10 anni ha raddoppiato il fatturato». Certo, c’è il brutto anche nel bello, «come il problema delle verifiche nella filiera del biologico, dove spesso il controllore è di proprietà del controllato. Una stortura anomala», denuncia l’ospite di Cisnetto.

SI MANGIA MEGLIO E SI SPRECA MENO. Comunque, i dati sono impressionati: «Dal 2010, la vendita di prodotti legati allo zenzero è cresciuta del 670%, la curcuma del 380%, grano saraceno e quinoa del 220%, il kefir del 356%, e crescono frutta secca e legumi, mentre scendono di molto le proteine animali». Ecco, dice Pugliese, «gli italiani mangiano meglio e sprecano di meno». Visione ottimistica di un mondo che cambia. Una narrazione forse meno aleatoria e più realistica, quella di Pugliese. Per esempio sull’export, perché «è vero che facciamo 35 miliardi di fatturato come export agroalimentare, con una crescita del 4% annuo, ma i prodotti italian sounding (venduti nel mondo come italiani, ma che italiani non sono, ndr) fanno 350 miliardi, con una crescita dell’8%».

UNA FETTA DI MERCATO DA SODDISFARE. Attenzione, dice l’imprenditore, con parole ed espressioni quasi da politico: «Chi vende questi prodotti risponde a esigenze e domande del mercato che noi italiani non riusciamo a soddisfare». Un sorriso, l’impressione di riuscire a dire senza scoprirsi, Pugliese ha doti comunicative non indifferenti. Basta chiedergli dove fa la spesa: «La fa mia moglie, ma non solo alla Conad». Bipartisan, insomma, in linea con i tempi.

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