Consumi tedeschi al top

Redazione
04/02/2011

da Berlino Pierluigi Mennitti Finora è stato il punto debole dell’economia tedesca: un mercato interno poco brillante, tendenzialmente stagnante e...

Consumi tedeschi al top

da Berlino
Pierluigi Mennitti

Finora è stato il punto debole dell’economia tedesca: un mercato interno poco brillante, tendenzialmente stagnante e incapace di rappresentare uno dei motori della crescita. Così, la locomotiva d’Europa è andata avanti grazie soprattutto alla forza dell’export, un’economia potente ma vulnerabile, pronta a incepparsi ai primi soffi di crisi globale. È stata la storia del biennio nero 2008-2009, con il Pil in picchiata e le misure straordinarie varate dal governo per evitare la catastrofe.
Acqua passata. Perché come ha raccontato lo Spiegel, riportando i dati resi pubblici dalla Gfk, una delle più autorevoli aziende di ricerche di mercato, «i tedeschi hanno scoperto il gusto dello shopping e il loro consumo raggiungerà nel 2011 uno dei livelli più alti degli ultimi decenni».
ECONOMIA IN RISALITA. La ripresa si fa dunque sentire, finalmente, anche nei comportamenti dei cittadini.
La Germania resta ancora un’eccezione nel panorama un po’ acciaccato del continente europeo, ma i dati sul consumo completano un puzzle che negli ultimi mesi ha messo in fila indicatori tutti con il segno più davanti: dalla crescita del pil a quella della fiducia delle imprese, dai numeri dell’export a quelli del mercato del lavoro, sebbene il dato congiunturale di gennaio abbia segnato una lieve flessione dell’occupazione, dovuta a detta degli esperti alle rigidità climatiche che hanno bloccato alcune attività nei mesi invernali.
«Per l’anno in corso», ha scritto il magazine, «i ricercatori della Gfk prevedono una crescita dei consumi in Germania dell’1,5%, tre volte superiore a quella del 2010, considerato da tutti l’anno della svolta dopo la crisi finanziaria globale. Con questa stima si conferma, dunque, il dato tendenziale fornito qualche tempo fa dal governo di Berlino, che stimava l’aumento all’1,6%».

Aumentano i consumi, ma la ripresa potrebbe arrestarsi

I settori più dinamici appaiono le grandi catene della distribuzione alimentare, come i supermercati, ma anche quello del mobilio e dell’elettronica. Il cosiddetto settore del noon-food, infatti, registrerà secondo la società di ricerca una crescita del consumo dell’1,7%. «Un dato interessante», ha proseguito lo Spiegel, «e utile anche per tutti coloro che fanno business in Germania, è quello che emerge dalla qualità del consumo: non sempre si assiste a un aumento degli acquisti, spesso cambia la tipologia, che sembra orientarsi verso prodotti di maggior qualità, e quindi più cari».
Più soldi per prodotti migliori, dunque, segno di un cambiamento di fondo nello stile di consumo dei tedeschi, che potrebbe premiare anche la manifattura italiana, tradizionalmente di qualità superiore rispetto, ad esempio, a quella di origine asiatica. «È quel che è accaduto già nel 2010 nel settore tessile», hanno spiegato i ricercatori, «con una crescita di valore complessiva del 2,4% a fronte di una minore quantità di merce venduta».
CAMBIA IL CONSUMATORE. Una tendenza inequivocabile verso la scelta di qualità, che sta modificando il comportamento del consumatore tedesco, fino a ieri attirato soprattutto dalla variabile prezzo.
«Un’evoluzione visibile anche in un settore tradizionale come quello degli alimenti», ha proseguito lo Spiegel, «dove la stagione d’oro dei discount sembra ormai appartenere al passato: sempre nel 2010 gli incassi dei supermercati classici hanno doppiato quelli delle catene dei discount e, a detta di Rolf Bürkl, esperto della Gfk, è molto probabile che il recente scandalo di uova e polli alla diossina acceleri questa tendenza, spingendo gli acquirenti verso i prodotti provenienti da agricoltura biologica».
Il settimanale tedesco si chiede se il Paese sia di fronte a un cambiamento epocale del comportamento dei suoi cittadini e se si possa parlare di fine della leggendaria parsimonia dei tedeschi: «Da decenni, la tendenza al risparmio in Germania oscilla mediamente tra il 10 e il 15% del reddito, a fronte di una quota del 5% fra gli americani e i giapponesi.
SVOLTA DA CONFERMARE. Che risparmiare sia una buona cosa, parrebbe una valutazione di buon senso, ma molti economisti hanno sostenuto negli anni scorsi che una maggiore propensione al consumo dei tedeschi, e quindi un più dinamico mercato interno, avrebbe favorito la maggiore indipendenza dell’economia del Paese dal solo settore delle esportazioni».
Ma sull’ipotesi di una svolta duratura, gli esperti della Gfk preferiscono non esprimersi e attendere di valutare i comportamenti dei prossimi anni: «Per il momento», hanno concluso, «il desiderio di consumo è legato al miglioramento della situazione del mercato del lavoro e può prudentemente essere considerato un dato contingente. Se la disoccupazione dovesse riprendere, o se dovessero essere disattese le speranze di una crescita dei salari nell’anno in corso, la tendenza al risparmio potrebbe riprendere».