Il Conte bis che piace a Bruxelles e Washington

Per paradosso il pupillo di Grillo è diventato espressione dell’establishment. Europeista, atlantista: soprattutto all’estero si festeggia l'ex premier populista, pontiere con Bruxelles.

29 Agosto 2019 19.49
Like me!

La cartina di tornasole è lo spread. Così in discesa non si vedeva dai tempi del governo del professor Mario Monti – e alla crisi innescata questo agosto da Matteo Salvini mai si era impennato come nel 2011 quando fu affossato Silvio Berlusconi. L’ottimo andamento del differenziale del rendimento tra i buoni del Tesoro italiani decennali e Bund tedeschi è la spia, conclamata ormai, che il governo gialloverde di rottura ha partorito il governo giallorosso ben voluto dall’Unione europea (Ue): un Conte bis è per forza un’ottima notizia per i mercati e per la nuova Eurolegislatura che sta per aprirsi a Bruxelles. Dove era attesa a gloria l’estromissione della Lega Nord trascinata all’estrema destra da Salvini. Che il suo autogol sia festeggiato da un sovranista come Donald Trump, adorato dalla Lega, è un paradosso. Ma il bizzarro endorsement a Giuseppe Conte del presidente americano rispecchia prima di tutto i rapporti di potere (atlantisti e negli apparati che da Roma si diramano a Bruxelles) intessuti e moltiplicati, nella sua ancora breve permanenza a Palazzo Chigi, dall’ambizioso avvocato elevato a premier da Beppe Grillo.

Conte bis governo Ue mercati poteri forti
Donald Trump con il premier Giuseppe Conte. GETTY.

L’INCREDIBILE TRASFORMISMO DI CONTE

Conte, dal primo G7 che lo accolse inesperto, nel giugno 2018, ai massimi consessi internazionali da premier del governo populista gialloverde, ha fatto molta strada. Il G7 di Biarritz in Francia caduto, un anno dopo, con incredibile tempismo nel pieno della crisi politica aperta da Salvini, è stato la vetrina per esibire il prestigio internazionale conquistato. Una benedizione all’estero dell’establishment del nuovo governo giallorosso di sinistra è stata possibile solo con l’adesione dei grillini – attraverso Conte premier –  al sistema dei poteri, anche europei, che nel 2018 si prefiggevano di abbattere in tandem con la Lega. Ma dal governo del cambiamento si è passati con un incredibile trasformismo al governo delle riforme, chiesto non dalla maggioranza degli italiani alle Legislative ma dal presidente della Repubblica Sergio Mattarella e, sopra di lui, dalle istituzioni europee. Reduce dalla sapiente invettiva al Parlamento che, alla vigilia di Ferragosto, aveva distrutto Salvini, a Biarritz Conte è stato abbracciato da Angela Merkel. Come gli altri big del mondo, la cancelliera tedesca non vedeva l’ora di far sparire il fantasma della Lega.

IL MANTRA DELL’ATLANTISMO

Tra le molte debolezze e incognite riportate dalla Süddeutsche Zeitung sul parto del governo giallorosso, c’è la certezza, scelta come titolo per le cronache di palazzo da Roma, che quella compiuta da Salvini chiedendo «pieni poteri» è stata (citando il Giornale) la «più grande sciocchezza del secolo». Fortuna che il premier rimasto in sella si metterà subito al lavoro per la Finanziaria del 2020, in modo da allontanare lo spettro dell’aumento dell’Iva dai cittadini italiani. E dell’instabilità della terza economia dell’Eurozona dagli alleati di Washington e dai controllori di Bruxelles. Il suo operato, ha premesso il prof pupillo di Grillo, resterà ancorato «all’atlantismo» e «all’europeismo»: due pilastri, dalla Seconda guerra mondiale, per la collocazione geopolitica ed economica dell’Italia nella sfera di poteri dell’Occidente. Al di là degli ammirevoli – quanto vaghi – propositi di salvare istruzione, lavoro, welfare italiani (l’orizzonte del «nuovo umanesimo»), nel discorso Conte non ha speso parole di indirizzo sui dossier caldi e dirimenti per la tenuta del nuovo esecutivo come la Tav, il caso Alitalia o i decreti sicurezza sull’immigrazione da smantellare di Salvini.

Conte bis governo Ue mercati poteri forti
Il primo ministro Giuseppe Conte. GETTY.

LO SPARTIACQUE DI VON DER LEYEN

Molte invece le parole pronunciate per gli interlocutori stranieri, sulla politica estera ed economica di indirizzo di nuovo ortodosso. Lontane dal sovranismo e dall’attrazione, sempre della Lega targata Salvini, per la Russia. Anche Oltremanica, nel Regno Unito scosso dal golpe all’inglese di Boris Johnson, la voce dei mercati del Financial Times descrive Conte come un «emergente leader carismatico». E non poteva essere diversamente: l’ecumenismo conformista di Conte è l’esatto opposto dell’anti-sistema predicato dai grillini dalla nascita contro tutti i precedenti governi: una linea di fondo nella sostanza già abiurata, questa estate, con la votazione all’Europarlamento – in contrasto con la Lega – del M5S in favore della tedesca Ursula von der Leyen a presidente della Commissione Ue. Non a caso, questo passo ha preceduto e accelerato la rottura di Salvini con i pentastellati, che effettivamente nel loro Dna non hanno mai avuto la xenofobia e l’estremismo di destra di una Lega alla Le Pen. Ma che il premier lanciato e ammirato da Grillo sia diventato l’espressione e il punto di riferimento dei poteri forti nazionali e internazionali appare assurdo, non soltanto per il comico.

L’UE AGGRAPPATA AI 5 STELLE

È altrettanto assurdo che, di fronte all’ascesa di Salvini, la classe dirigente dell’Ue riponga le speranze di una normalizzazione dei pentastellati. Il passo del Conte bis è un tradimento anche per la base dei grillini con il cuore che batte a sinistra, chiamata ad appoggiare la svolta nel nome delle politiche per il bene comune da perseguire insieme con il Pd. Ue e mercati permettendo, a questo punto: sempre il premier confermato, che dalle elezioni ha giocato le sue carte molto meglio di M5S e Lega, ha preannunciato una stagione di «riformismo». Ma di che tipo? Da Monti al governo Renzi, le riforme sono state il neo-liberismo imposto per rispettare il patto di Stabilità Ue. Con von der Leyen con una maggioranza risicata all’Europarlamento, è probabile che il giogo dell’austerity si attenui ancora, e sia dato più spazio alla crescita. Ma ha ragione, pur nell’iperbole, Salvini definisce il Conte bis un «Monti bis», emanazione del sistema. Solo che a crearlo, sopravvalutandosi, è stato lui per primo. Del «disegno» evocato di «Parigi, Berlino e Bruxelles» contro la Lega, l’Ue – al contrario che con Berlusconi – stavolta non ha avuto bisogno.

© RIPRODUZIONE RISERVATA

ARTICOLI CORRELATI

Commenti: 0

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *