Governo, Conte al Quirinale da Mattarella

27 Maggio 2018 14.32
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L'incarico a Giuseppe Conte finisce qui. Il braccio di ferro sulla nomina di Paolo Savona all'Economia ha fatto saltare il banco. Di fatto la legislatura non è nemmeno cominciata. Ora l'ipotesi è la formazione di un governo neutrale per traghettare il Paese al voto: Carlo Cottarelli è stato convocato al Quirinale la mattina del 28. Nessun commento ufficiale di Cottarelli ma chi l'ha sentito racconta che la telefonata del Colle ha colto «di sorpresa» l'ex commissario, che ora si prepara in fretta a raggiungere la Capitale da Milano per presentarsi all'appuntamento con Mattarella.

«LAVORO SVOLTO IN PIENA COLLABORAZIONE». Il lavoro compiuto è stato fatto «in un clima di piena collaborazione con gli esponenti delle forze politiche che mi hanno designato», ha dichiarato Conte rimettendo il mandato, «ringrazio il presidente della Repubblica e gli esponenti delle due forze politiche per aver indicato il mio nome».

Poco dopo le parole del professore, il presidente della Repubblica Sergio Mattarella ha spiegato come si è arrivati alla rottura (leggi il discorso integrale). «Ho agevolato il tentativo di dar vita a governo tra M5s e Lega, ho atteso i tempi per farlo approvare dalle basi militanti», ha detto in conferenza stampa dopo la rinuncia di Conte, «Conte mi ha presentato la lista dei ministri. Ho condiviso tutte le proposte tranne quella del ministro dell'Economia, a causa delle sue posizioni sull'uscita dall'euro. Non posso subire imposizioni in questo senso. L'incertezza della nostra posizione nell'Euro ha posto in allarme gli investitori. L'aumento dello spread aumenta il debito e riduce la possibilità di spese in campo sociale. Questo brucia risorse e risparmi delle aziende e prefigura rischi per le famiglie e i cittadini italiani, con un rischio anche per i mutui».

Due lunghi colloqui al Quirinale di Luigi Di Maio e Matteo Salvini avevano preceduto l'arrivo al Colle di Conte. Colloqui che, in realtà, sarebbero dovuti rimanere segreti. Il segretario della Lega e il capo politico M5s avevano visto il presidente Mattarella per cercare di sbloccare in extremis l'impasse sul governo giallo-verde legata in buona sostanza alla guida del ministero dell'Economia di Savona. Il capo dello Stato aveva visto i due leader separatamente: al Quirinale è salito prima Salvini – che poi si è diretto a Terni per la campagna elettorale – e poi, alle 18 circa, Di Maio. Il leader del Carroccio avrebbe chiesto un ruolo pieno per Savona al Mef. Mentre il capo politico M5s ha voluto verificare la contrarietà del capo dello Stato prima dell'arrivo di Conte. Nessuno ha voluto cedere, e si è arrivati alla rottura.

La rabbia di M5s e Lega

I leader dei partiti di maggioranza hanno subito commentato l'esito dei colloqui tra Mattarella e Conte con parole durissime. «Mi piacerebbe che l'Italia tornasse a essere un Paese libero e non un Paese a sovranità limitata», ha detto Salvini in un comizio a Terni. E a proposito di pressioni dall'estero su un governo M5s-Lega, ha aggiunto: «Non mi sono mai occupato dei ministri tedeschi, francesi…Ognuno a casa sua fa quel che gli pare. Abbiamo rinunciato al presidente della Camera, al presidente del Senato, alla presidenza del Consiglio. Abbiamo finito di rinunciare. Abbiamo lavorato per settimane, giorno e notte, per far nascere un governo che difendesse gli interessi dei cittadini italiani. Ma qualcuno (su pressione di chi?) ci ha detto No». Poco dopo, il leader del Carroccio si è sfogato anche sui social: «Mai più servi di nessuno, l'Italia non è una colonia. A questo punto, con l'onestà, la coerenza e il coraggio di sempre, la parola deve tornare a voi!».

I vertici del M5s, a quanto apprende l'Ansa, stanno addirittura ragionando sull'impeachment nei confronti del presidente della Repubblica. «Se andiamo al voto e vinciamo poi torniamo al Quirinale e ci dicono che non possiamo andare al governo. Per questo dico che bisogna mettere in Stato di accusa il Presidente. Bisogna parlamentarizzare tutto anche per evitare reazioni della popolazione», ha detto Di Maio, intervistato telefonicamente da Fabio Fazio a Che tempo che fa. Nel Movimento si fa riferimento all'art. 90 della Costituzione secondo il quale «il Presidente della Repubblica non è responsabile degli atti compiuti nell'esercizio delle sue funzioni, tranne che per alto tradimento o per attentato alla Costituzione. In tali casi è messo in stato di accusa dal Parlamento in seduta comune, a maggioranza assoluta dei suoi membri». Il Quirinale non ha voluto commentare.

DI MAIO: «DICIAMO CHIARAMENTE CHE IL VOTO È INUTILE». «C'è un grande problema in Italia che si chiama democrazia», ha detto Di Maio in diretta su Fb, «avevamo espresso Conte come presidente del consiglio, avevamo una squadra di ministri, eravamo pronti a governare e ci è stato detto no perché il problema è che le agenzie di rating in tutta Europa erano preoccupate per un uomo che andava a fare il ministro dell'Economia. Allora diciamocelo chiaramente che è inutile che andiamo a votare tanto i governi li decidono le agenzie di rating, le lobby finanziare e bancarie, sempre gli stessi». Di Maio ha anche reso noti tutti i nomi dei ministeri che erano stati concordati con Salvini (leggi come sarebbe stata la squadra di governo).

Quello che è successo è incredibile. Collegatevi perché ho qualcosa da dirvi.

Geplaatst door Luigi Di Maio op zondag 27 mei 2018

L'asse anti-sistema sempre più solido

Prima nei confronti del Colle, poi contro il sistema delle lobby e degli eurocrati: nel giorno più nero della storia recente delle istituzioni italiane nasce l'asse definitivo tra M5s e Lega, con Fdi che, nelle ultime ore, sembra allinearsi. È un asse che oggi è solo partitico e parlamentare ma che domani potrebbe essere di chiaro segno elettorale: con un obiettivo, "spartirsi" il voto degli italiani, da Nord a Sud, interpretando la prossima tornata alle urne come una sorta di "ballottaggio" per avere una maggioranza ancora più ampia. Era in fondo questa l'idea di M5s e Lega prima che decidessero di tentare l'accordo di governo.

LEGA E FORZA ITALIA SEMPRE PIÙ DISTANTI. Ma, alla luce del crac del governo Conte, quest'idea prende oggi una forma più netta allontanando la Lega da FI e quasi delineando, la prossima tornata elettorale come uno scontro tra le forze anti-sistema e quelle, come Pd e FI, accusate dagli avversari di essere a difesa del sistema stesso. E il "no" di Mattarella a Savona, conditio sine qua non del governo giallo-verde, mette Di Maio e Salvini su binari che, in vista del voto, potrebbero sovrapporsi. Un voto, in vista del quale, a Salvini toccherà sciogliere il nodo del suo rapporto con Silvio Berlusconi. I fatti di oggi vedono Lega e FI lontanissimi ma lo smarcamento di Salvini dall'evocazione di impeachment da parte di M5S e Fdi, testimonia come il leader leghista non abbia deciso su che campo giocare la decisiva partita elettorale dell'autunno.

Il comunicato di Savona: «Voglio un'Europa diversa, più forte, più equa»

Il Colle è rimasto fermo sulle sue posizioni fino all'ultimo. E ha continuato a ritenere inopportuna la nomina dell'ex ministro dell'Industria, nonostante l'economista 82enne avesse voluto replicare nel pomeriggio alle accuse di anti-europeismo con un comunicato (leggi il testo integrale) mirato a sciogliere i dubbi del Quirinale: «Voglio un'Europa diversa, più forte, più equa». Dichiarazioni che non sono bastate a convincere il Colle.

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