Giuseppe Conte è il vero Macron italiano, piaccia o no

Salvini ha capito che in caso di elezioni se lo troverà davanti come sfidante elettorale. Una Forza Italia schiacciata sulla Lega e un Pd oggettivamente ‘datato’ cederebbero praterie elettorali al professore.

21 Agosto 2019 15.46
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La crisi ha una vittima e un vincitore, e sono la stessa persona: Giuseppe Conte.

Della crisi Conte è vittima: intanto perché è il presidente del Consiglio e Matteo Salvini lo ha sfiduciato, via sms, il giorno del compleanno; poi Conte è vittima perché il suo governo è stato utilizzato dal capo della Lega come un Centro Servizi per la propaganda del Carroccio.

SALVINI HA USATO IL GOVERNO PER CRESCERE ELETTORALMENTE

Nei fatti Salvini non ha mai creduto nel governo Conte, non ci ha mai puntato. La sua è stata una strategia fredda e calcolata fin dal primo giorno: ha capito che il governo fa bene alle forze governative e fa male ai movimenti massimalisti; la sua scommessa è stata di sbollentare i cinque stelle nella avventura governativa, dalla quale viceversa la Lega è stata rafforzata. Salvini non ha neppure gestito il suo ministero, affidato totalmente all’esperto prefetto Matteo Piantedosi. Al capo della Lega interessava altro: auto, mezzi, decreti con lauti stipendi agli staff, il governo è questo e tanto altro per un partito strutturato ma in bolletta come la Lega (ragionamento che vale ovviamente per tutti i partiti).

I DUE IMPREVISTI DELLA LEGA: RENZI E CONTE

Quando Salvini ha capito che il suo partito era al giunto al top e il M5s al minimo, allora è scattata la decisione di staccare la spina. Ha sbagliato i tempi? No, i tempi erano giusti: deputati in ferie, mancanza di coordinamento, sponde presunte nel Pd, lo scioglimento delle Camere ad agosto era un gioco da ragazzi. Salvini ha incontrato due imprevisti: Matteo Renzi e Giuseppe Conte. Il primo ha scosso il Partito democratico, e Nicola Zingaretti non si è assunto la responsabilità di accettare un voto anticipato conveniente per lui ma coincidente con la cessione dei pieni poteri – Quirinale compreso- a un’estrema destra alleata a Marine Le Pen e elettoralmente egemone in tutti i collegi.

Giuseppe Conte circondato da parlamentare dei cinque stelle dopo il discorso al Senato del 20 agosto. ANSA/ETTORE FERRARI

L’altro imprevisto è stato Conte: durante il dibatitto al Senato Salvini ha capito che in caso di elezioni se lo troverà davanti come sfidante elettorale. È il nostro Emmanuel Macron, piaccia o no. Non abbiamo il doppio turno, ma una Forza Italia schiacciata su Salvini e un Pd oggettivamente ‘datato’ cederebbero praterie elettorali al professor Conte. Non a caso intorno a lui è iniziato uno svolazzo di tonache anche eminenti, tutte ammirate del linguaggio quasi da cattolico democratico. Per il Pd le elezioni rischiano di essere un pessimo affare: consegnerebbero l’Italia a Salvini e l’opposizione al professor Conte in formato neo-dc. E a chi si meraviglia della mutazione democristiana del Movimento vorrei ricordare che Beppe Grillo era l’artista comico di riferimento della Dc.

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