L'asse Conte-Mattarella rinvia i decreti per blindare il governo

L’asse Conte-Mattarella rinvia i decreti per blindare il governo

Famiglia e sicurezza bis in Cdm solo dopo le Europee. Salvini e Di Maio storcono il naso, ma pubblicamente incassano senza polemiche. E ancora una volta è Giorgetti a farsi portavopce dei malumori leghisti.

22 Maggio 2019 19.14

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Tutto rinviato a dopo le Europee: il presidente del Consiglio, forte di un lungo colloquio avuto con il presidente della Repubblica, prova a sminare il terreno di scontro tra Lega e M5s e intanto posticipa a dopo il voto la convocazione del Consiglio dei ministri che dovrà vagliare i decreti sicurezza e famiglia. «Ho sentito Salvini e Di Maio e convenuto che è complicato tenere un Cdm domani o dopodomani per cui lo abbiamo rinviato alla settimana prossima, nel primo giorno utile», annuncia il premier a fine giornata.

RESPINTI GLI APPELLI DEI DUE VICEPREMIER PER UN CDM IMMEDIATO

La decisione arriva dopo i rinnovati appelli del leader della Lega a portare, subito, il suo dl all'esame del governo. «Sarebbe un peccato perdere tempo, nel decreto sicurezza bis ci sono articoli contro la camorra, assunzioni per far eseguire le pene. Io sono pronto, mi aspetto la convocazione del Consiglio dei ministri» ripete per tutto il giorno Salvini. Ma poi, all'annuncio del premier commenta: se «c'è chi preferisce che il dl Salvini venga approvato la settimana prossima non mi do fuoco».

SALVINI SCEGLIE DI VESTIRE I PANNI DEL POMPIERE

A un passo dal voto e in una giornata delicatissima per le sorti dell'esecutivo, che ha visto il premier Giuseppe Conte salire al Quirinale per un faccia a faccia con il capo dello Stato, e un chiarimento tra Matteo Salvini e il presidente del Consiglio, il leader del Carroccio decide infatti di indossare l'abito del pompiere. Assicura di voler restare «leale» all'alleato di governo e promette: dopo il voto in «Italia non cambia nulla: anche se la Lega vincerà, come sembra, non chiedo un ministro o una poltrona in più. E spero che i toni si abbassino», dice per rassicurare sulle sue intenzioni di rimpasto o di crisi dopo il voto.

GIORGETTI PORTAVOCE DEL MALUMORE DELLA LEGA

A mettere il dito nella piaga ci pensa però il suo braccio destro. Giancarlo Giorgetti si fa portavoce del malumore crescente dentro il partito che spinge a rompere con i cinque stelle. «Non accuso nessuno, tantomeno il premier, ma così non si può andare avanti, senza affiatamento», attacca il sottosegretario alla presidenza del Consiglio puntando l'indice contro l'«immobilismo» dell'esecutivo in carica. È un gioco delle parti che non va per niente giù a Luigi Di Maio. «Ogni giorno ormai, da circa un mese, c'è qualcuno, e non del M5s, che minaccia la crisi di governo e fa la conta delle poltrone in base ai sondaggi. Oggi è toccato a Giorgetti», tuona il leader pentastellato che avverte: «Basta minacciare crisi di governo e basta fare la conta delle poltrone. Si pensi al Paese».

IL M5S TEME ANCORA PER UN POSSIBILE STRAPPO

I timori del M5s per un possibile strappo della Lega, tra il pressing per un profondo rimpasto e crisi, dopo il voto di domenica restano infatti altissimi. E' uno scontro sul quale il Capo del Governo cerca di vigilare per evitare di andare al voto con l'incubo di una crisi di governo. Dopo gli attacchi che gli erano arrivati dalla Lega, riprende l'iniziativa di responsabile dell'esecutivo e sale al Quirinale. Poi assicura Matteo Salvini : del decreto sicurezza «è giunta ai miei uffici una versione riveduta ieri pomeriggio. Nella nuova versione mi sembrano superate le criticità emerse». Tiene al riparo il Colle, a cui, assicura «non si può attribuire la censura preventiva né un sindacato politico. Gli si fa un torto in astratto e in concreto: non ha svolto questo ruolo né intendeva svolgerlo». Insomma, la decisione sulla sorte del decreto è tutta interna al governo, come del resto la valutazione sul provvedimento per le famiglie, sostenuto dal M5s. «Tutto il governo condivide i due obiettivi politici» contenuti nei due decreti, assicura. Temi su cui lo scontro è rinviato anche se i due avversari non smettono di attaccarsi. «La Tav si farà. È chiaro. L'Ue ci darà ancora più soldi. Poi si vota in Piemonte e si capirà che la Tav si farà», torna alla carica Salvini. Di Maio non incassa e torna anche lui all'attacco: «Condivido le parole del premier nel sollecitare rispetto per il capo dello Stato. Ora c'è tutto il tempo per lavorare sui rimpatri…».

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