Peppino Caldarola

Conte trovi un grammo di coraggio e ponga fine al suo governo

Conte trovi un grammo di coraggio e ponga fine al suo governo

Il premier prova a dare segni della sua esistenza. L’illusione che possa diventare il “traghettatore” verso una nuova fase politica torna, ma l’avvocato attempatello appena tira fuori il capino immediatamente si spaventa.

06 Giugno 2019 09.41

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Matteo Salvini e Luigi Di Maio, amandosi, non hanno alcuna voglia di lasciarsi. Le loro fidanzate, essendolo per finta, non sono gelose. Qualche problema c’è nell’entourage dei due ragazzi innamorati perché l’uno non sopporta i compagni di partito dell’altro.

Soprattutto Salvini che, pur non avendo mai lavorato, è molto severo sulle cose di lavoro così per sentito dire (nel mondo leghista c’è tanta gente che lavora), e quindi non tollera quella banda di sfaccendati che si chiamano Danilo Toninelli, Roberto Fico e Alessandro Di Battista. Di Maio è, invece, «nu’ buono guaglione» che non ha rancori e sentimenti cattivi accontentandosi di rimirarsi allo specchio ancora stupito di essere arrivato così in alto. Questo amore, però, comincia ad avere un terzo incomodo. Con la sua conferenza stampa il premier Giuseppe Conte ha dato alcuni cenni di vita. Insomma, ha detto, guardate che esisto. Ha detto solo questo, ma per chi lo ha osservato in tutti questi mesi si è trattato di un gesto di straordinario coraggio.

UN PREMIER INDECISO E PAUROSO

Da tempo mi vado illudendo, perché la politica è il regno non più dei sogni ma delle illusioni, che l’attempato avvocato del Foggiano interiore prima o poi, anche sospinto dai suoi educatori cattolici, dal titolare del famosissimo studio legale in cui si è formato, e oggi, pare, da Sergio Mattarella si metta in gioco per prospettare una terza ipotesi dopo quella leghista e grillina. Intendiamoci, niente di importante. Ma una specie di partitino di gente che non dice «vaffanculo» al primo che passa, che qualcosa ha studiato e che, soprattutto, spesso è uscito di casa al mattino per andare a lavorare. L’illusione che Conte potrebbe essere il “traghettatore” ogni tanto si affaccia, ma l’avvocato attempatello appena tira fuori il capino immediatamente si spaventa.

SALVINI E DI MAIO NON SONO STATISTI, MA SOGNATORI SENZA COMPETENZE

Oggi deve osservare che il capo della Lega già fa il premier e che Di Maio se ne infischia dei voti perduti purché non perda l’amore di Salvini. Questo trio rappresenta un unicum nella vita pubblica italiana. Gli storici del futuro, che pure hanno analizzato periodi molto difficili con grandi statisti e encomiabili imbroglioni, non sapranno come catalogare il trio. Non sono statisti. Non sono sognatori. Nessuno di loro, tranne Conte, ha competenze particolari (ma se volete una birra buona chiedete a Salvini), però sono in cima allo Stato a fare il bello e il cattivo tempo e un terzo abbondante di nostri concittadini spera che siano proprio loro a toglierci dall’inferno.

DA CONTE SERVE UN GESTO DI CORAGGIO

Ovviamente finirà male. Non lo scrivo perché essendo stato comunista (o forse essendolo ancora) mi porto appresso il catastrofismo della Terza Internazionale (che pure si rivelò preveggente nel caso della guerra mondiale, ma perchè siamo l’unico Paese al mondo governato senza che i governanti tengano in alcun conto i fondamentali. E mentre loro si gingillano con i loro trastulli e le loro finte fidanzate si fanno il book delle foto, va a rotoli la magistratura (e il furbo Travaglio dice che è colpa del Pd non dei suoi amici magistrati, strano pure lui, no?), i militari sono nervosissimi, persino i corpi di polizia che erano stati sdraiati dai loro vertici su Salvini cominciano a capire che sono stati presi in giro. Da qui l’illusione che Conte faccia qualcosa. Decida di non rendere del tutto inutile la sua vita e voglia entrare nei libri di storia come quello che, venendo dalla Puglia profonda, ebbe un gesto di coraggio. Almeno uno.

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Commenti: 1

  1. Massimo Trodini 6 Giugno 2019 10:44

    ai tempi di ItaliaRadio non scrivevi così bene

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