Conte surclassa Salvini e lo riduce a macchietta

I discorsi parlamentari hanno questo merito. Riescono a dare l’esatta misura di chi parla. Il premier ha dimostrato preparazione e un sangue freddo ammirabile, il capo della Lega tutta la sua inadeguatezza.

20 Agosto 2019 18.06
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Lo scontro fra Giuseppe Conte e Matteo Salvini non è solo senza rimedio ma porta alla luce due figure politiche totalmente contrapposte.

Conte è un politico nuovo, sconosciuto fino al giorno in cui divenne premier, titubante e gaffeur in molte occasioni, ancorato ad alcuni principi solidi: il rispetto delle istituzioni, soprattutto del parlamento, la difesa della Costituzione, il diritto-dovere dell’Italia di stare in Europa da Paese fondatore che chiede quel che le spetta.

SALVINI PALESEMENTE NON ALL’ALTEZZA DELLA SITUAZIONE

Può sembrare una definizione sontuosa, ma oggi Conte si è rivelato uno statista. Ha parlato per 50 minuti avendo accanto un Salvini indecorosamente irrefrenabile nei gesti che ha piazzato i suoi alle spalle del premier per mostrare nella diretta tivù che il parlamento non approvava le parole del capo del governo. Ma Conte non si è fatto intimidire.

Il Salvini descritto da Conte è un uomo privo di cultura istituzionale, incapace di tenere lo scenario europeo, sleale con il premier e con gli altri ministri

La narrazione del suo governo è stata chiaramente molto soggettiva ma il racconto dei pericoli che questo governo ha corso per responsabilità del vicepremier leghista (caso Metropol compreso) non sono stati taciuti. Il Salvini descritto da Conte è un uomo privo di cultura istituzionale che nella Costituzione non vede che un vincolo, incapace di tenere lo scenario europeo, sleale con il premier e con gli altri ministri. Un uomo, ha detto sostanzialmente, pericoloso. Salvini sempre più rosso in faccia gesticolava, faceva cenno ai suoi, non riuscendo neppure in questa occasione solenne a tenere un comportamento all’altezza della situazione.

UN CAPITANO CHE HA FATTO PERDERE LA SUA SQUADRA

Quando è venuto il momento del suo intervento si è capito che la descrizione che di Salvini aveva fatto Conte era il ritratto preciso. Ha parlato un provocatore, che ha cercato l’applauso dei suoi, ha mandato al Paese l’appello a scendere in campo per difendere il diritto al voto, ha accumulato sciocchezze imbarazzanti sull’Europa. Era un Salvini affannato, a confronto con la freddezza chirurgica di Conte. È stato un Salvini comiziante che ha lanciato alla fine la caramellina per Luigi Di Maio: ti voto la riduzione del numero dei parlamentari e andiamo al voto come se, cambiando il numero dei parlamentari, sia costituzionalmente accettabile portare i cittadini a votare il numero di parlamentari che è stato cancellato.

Matteo Salvini durante il suo discorso al Senato (foto Ettore Ferrari/Ansa).

I discorsi parlamentari hanno questo merito. Riescono a dare l’esatta misura di chi parla. Conte viene da scuole serie, ha studiato, ha amici potenti, ha un sangue freddo ammirabile, sicuramente sa che la politica gli riserverà nuove belle sorprese e si è incamminato lungo questo percorso senza una goccia di sudore, e senza un mojito. Quell’altro ha fatto il suo comizio ma che cosa porterà a casa? Probabilmente una volta caduto il governo i suoi saranno fuori da tutto e, finito il tempo della protesta, gli elettori leghisti si interrogheranno su questo Capitano che ha portato la squadra a fare molti gol, ma nella propria porta.

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Commenti: 3

  1. Commento poco condivisibile.
    Conte, trovato un nuovo “approdo”, è passato nei confronti di Salvini dal servo encomio al codardo oltraggio, manzonianamente parlando.

    E io, sicuramente, non sono un leghista…..!

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