Conti in rosso per il Regno Unito

Lorenzo Berardi
26/01/2011

Il Pil nazionale è a -0,5%. Ma la Bank of England difende il governo.

di Lorenzo Berardi

Nel giorno in cui il film britannico The King’s Speech (Il discorso del Re) ottiene la candidatura dell’Academy a 12 premi Oscar, sono le parole di un altro King a lasciare il segno. É toccato infatti al governatore della Banca d’Inghilterra, Mervyn King, esprimere al tempo stesso preoccupazione per il presente e un moderato ottimismo per il futuro riguardo alla difficile situazione economica del Regno Unito.
PIL IN RIBASSO. Dopo la pubblicazione dei dati sul prodotto interno lordo nazionale per l’ultimo trimestre del 2010 da parte dello Uk Office for national statistics (Ons), avvenuta martedì 25 gennaio, King ha scelto di commentare cifre che evidenziano la stagnazione economica del Paese. Il meno 0,5% del Pil nazionale, unito alla crescita dell’inflazione che ha registrato un aumento del 3,7% a dicembre 2010 rispetto allo stesso periodo dell’anno prima sono infatti segnali poco incoraggianti.
INFLAZIONE IN CRESCITA. Lontano dalla balbuzie di Re Giorgio VI attorno alla quale ruota il film del regista Tom Hooper, il governatore della Bank of England ha parlato chiaro: «La ripresa si annuncia instabile e l’inflazione rischia di crescere sino al 4-5% annuo, il doppio di quanto preventivato dalla banca centrale». Tuttavia, il governatore continua a difendere l’operato di David Cameron e del ministro per le Finanze, George Osborne. La recessione registrata nell’ultimo trimestre dell’anno passato viene così inquadrata in un’ottica di alti e bassi nella quale, comunque, l’economia britannica ha intrapreso «la strada giusta per tornare a crescere in maniera uniforme. Il percorso giusto è stato tracciato ed è ora importante mantenerlo», ha proseguito King.

Il potere d’acquisto è lo stesso del 2005

A dispetto della situazione, dunque, la Bank of England non volta le spalle al governo e alla sua politica di robusti tagli alla spesa pubblica. Come evidenzia il Financial Times, il governatore «consiglia alle famiglie di accettare l’attuale periodo di austerity in nome della necessità di alzare le tasse sui consumi e tagliare le spese per riportare il deficit sotto controllo».
In questo scenario, la banca centrale, come ha ribadito King, «non potrebbe né dovrebbe tentare di prevenire la stretta al tenore di vita dei cittadini britannici afflitti da prezzi più alti e da aumenti in busta paga inadeguati». Come evidenzia Robert Winnett sul Daily Telegraph, citando lo stesso King, il potere di acquisto dei cittadini britannici «é lo stesso del 2005», mentre «un simile e perdurante calo del tenore di vita non si registrava da 80 anni».
IL CROLLO DELLA STERLINA. Le parole del governatore non hanno certo contribuito a sollevare il morale della nazione né a rassicurare gli addetti ai lavori. La reazione immediata al discorso di King è stata infatti una caduta dell’1,5% della sterlina nei confronti del dollaro. Il 25 gennaio la valuta inglese è stata scambiata a 1,58 dollari il valore più basso registrato negli ultimi due mesi e mezzo.
Ripercussioni che non preoccupano King che a Newcastle ha pubblicamente difeso le scelte della Banca d’Inghilterra. Secondo il governatore, l’inflazione galoppante nel Regno Unito non dipende infatti dall’abbassamento dei tassi di interesse dello 0,5% da parte della Bank of England o dai 200 miliardi di sterline immessi dalla banca centrale a sostegno dell’economia britannica.

Le critiche di opposizione e industriali

L’approvazione dimostrata dal governatore nei confronti delle scelte economiche del governo rappresenta un’iniezione di fiducia per David Cameron e George Osborne. A dispetto delle avversità del momento, il governo è infatti ancora convinto di riuscire a eliminare il deficit nazionale nel giro di quattro anni. Primo ministro e Cancelliere dello scacchiere, però, si trovano ora di fronte a un avversario più combattivo rispetto a quello che erano abituati a fronteggiare nei primi mesi dell’esecutivo.
GLI ATTACCHI DI BALLS. Il neo ministro ombra per le Finanze, il laburista Ed Balls, non ha perso occasione per attaccare Osborne che, nel commentare il passo indietro del Pil a fine 2010, aveva suggerito come le avverse condizioni metereologiche avessero frenato l’economia nazionale. «Il mio consiglio al ministro é di non dare la colpa al brutto tempo. Cambi piuttosto le proprie idee, crei un piano B e stabilisca rapidamente una politica a tutela dei posti di lavoro e della crescita economica».
LA STRATEGIA DI OSBORNE. Una presa di posizione forte, ma che non scuote le certezze di George Osborne: «Non è in dicussione alcun cambiamento della nostra politica fiscale sulla base di un mese di grande freddo. Si tratta di una strategia che ha saputo conquistarsi credibilità internazionale». Che tende, però, a vacillare sul fronte interno. Già il giorno prima della pubblicazione dei dati sul Pil, infatti, Sir Richard Lambert, direttore generale uscente della Confederation of British industry (Cbi), organizzazione che riunisce le principali aziende d’Oltremanica, aveva criticato la strategia economica della coalizione di governo.
NIENTE ALLORI PER CAMERON. Intervistato da Bbc News, Lambert ha confermato di avere approvato gli spending cuts del governo, ma di essere insoddisfatto «per una politica economica che potrebbe danneggiare le aziende e le prospettive di occupazione» accusando l’esecutivo di avere seguito «obiettivi politici, senza preoccuparsi dei loro effetti concreti sul business». Difficile, a questo punto, che David Cameron possa aspirare agli allori internazionali che potrebbero spettare il 27 febbraio all’attore Colin Firth, interprete di Re Giorgio VI, sul red carpet del Kodak Theatre di Los Angeles.