Contrada risarcito con 670 mila euro per ingiusta detenzione

Redazione
07/04/2020

La Corte d'Appello di Palermo ha accolto la richiesta. L'ex poliziotto e numero due del Sisde era stato condannato a 10 anni per concorso esterno in associazione mafiosa. «Ma i danni che ho subito sono irreparabili».

Contrada risarcito con 670 mila euro per ingiusta detenzione

E alla fine la Corte d’Appello di Palermo ha accolto la richiesta di risarcimento per ingiusta detenzione presentata da Bruno Contrada, ex numero due del Sisde – il Servizio per le informazioni e la sicurezza democratica, un servizio segreto italiano operativo dal 1977 al 2007 – condannato a 10 anni per concorso esterno in associazione mafiosa.

LA SUA CONDANNA GIUDICATA ILLEGITTIMA DUE VOLTE

A Contrada, difeso dall’avvocato Stefano Giordano, sono stati liquidati 670 mila euro. La condanna dell’ex poliziotto venne giudicata illegittima dalla Corte europea dei Diritti dell’uomo e dalla Cassazione.

«IO CAMPO CON 10 EURO AL GIORNO»

Dopo aver appreso della decisione, Contrada ha commentato così: «I danni che io, la mia famiglia, la mia storia personale, abbiamo subito sono irreparabili e non c’è risarcimento che valga. Io campo con 10 euro al giorno. Stare chiuso per il coronavirus non mi pesa: sono stato recluso 8 anni».

FATTI PRECEDENTI ALLA DATA CHIAVE DEL 1994

Contrada ha scontato 8 anni tra carcere e arresti domiciliari. Dopo un tentativo di revisione della sentenza, dichiarato inammissibile, si rivolse alla Corte europea dei Diritti dell’uomo di Strasburgo. Nel 2015 i giudici della Cedu hanno condannato l’Italia a risarcire il funzionario, nel frattempo radiato dalla polizia, sostenendo che non andava processato né condannato perché il reato di concorso esterno in associazione mafiosa ha assunto una dimensione chiara e precisa solo con la sentenza Demitry, del 1994. E Contrada era finito davanti ai giudici per fatti precedenti a quella data.

TUTTO FU RIBALTATO DALLA CASSAZIONE

Uno spunto, quello della pronuncia della Cedu, che il legale di Contrada ha usato per chiedere, tramite un incidente di esecuzione, la revoca della condanna. Ma la Corte d’appello di Palermo giudicò il ricorso inammissibile. Tutto fu ribaltato dalla Cassazione che revocò la condanna privando il verdetto della eseguibilità e degli effetti penali. Ora l’ultimo traguardo del risarcimento per la detenzione illegittima.

L’ARRESTO LA VIGILIA DI NATALE DEL 1992

Bruno Contrada venne arrestato il 24 dicembre del 1992. In primo grado fu condannato a 10 anni, ma la sentenza fu ribaltata in Appello e il funzionario venne assolto. L’ennesimo colpo di scena ci fu in Cassazione, quando l’assoluzione fu annullata con rinvio e il processo tornò alla corte d’appello di Palermo che, il 25 febbraio del 2006, confermò la condanna a 10 anni.

«SVENTURA UMANA E GIUDIZIARIA»

Oggi Contrada, 88 anni e mezzo, è ancora lucidissimo e con una grande memoria. Ha trascorso quattro anni e mezzo in carcere e tre anni e mezzo ai domiciliari. Due anni gli sono stati condonati per buona condotta. Ora ha detto: «Quando nel 2017 la Cassazione ha recepito la sentenza della corte europea per i diritti dell’uomo, confortata dalla decisione della grande Camera di Strasburgo dove 17 giudici hanno dichiarato inammissibile il ricorso dell’Italia ho provato un momento di gratificazione. L’Europa riconosceva la mia sventura umana e giudiziaria. Ma io provavo sofferenza solo a leggere i documenti di quella causa che cominciavano “Bruno Contrada contro l’Italia”».

«HANNO DISTRUTTO I VALORI DI UNA VITA»

Quindi ha aggiunto: «Ho vissuto fin da piccolo col valore altissimo della Patria, l’Italia, e dello Stato. Solo per questo avrei diritto a un risarcimento, solo perché hanno distrutto le certezze e i valori in cui ho creduto una vita. Per me indossare la divisa da ufficiale dei bersaglieri a 22 anni, e poi quella della polizia di Stato fino a diventare dirigente generale, era tutto. Anche in carcere applicavo quei valori comportandomi bene e rendendomi utile con i consigli e l’esempio per i compagni di detenzione».