Contratto M5s-Lega, perché la pace fiscale è un condono

Contratto M5s-Lega, perché la pace fiscale è un condono

18 Maggio 2018 13.28
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Nel contratto di governo firmato da Luigi Di Maio e Matteo Salvini, al capitolo 11 dedicato al Fisco (leggi tutti i contenuti) si legge: «È opportuno instaurare una “pace fiscale” con i contribuenti per rimuovere lo squilibrio economico delle obbligazioni assunte e favorire l’estinzione del debito mediante un saldo e stralcio dell’importo dovuto, in tutte quelle situazioni eccezionali e involontarie di dimostrata difficoltà economica. Esclusa ogni finalità condonistica, la misura può diventare un efficace aiuto ai cittadini in difficoltà e il primo passo verso una “riscossione amica” dei contribuenti».

Una misura che il Pd aveva subito definito un condono in piena regola. «Siamo alla restaurazione, altro che cambiamento», aveva twittato il segretario reggente Maurizio Martina all'uscita delle prime indiscrezioni dell'accordo il 14 maggio.

Del resto a parlare esplicitamente di condono era stato Armando Siri, ideologo della flat tax salviniana, in una intervista a Repubblica dell'11 maggio. Lettura in parte smentita dal leghista Nicola Molteni che a Non è l'Arena domenica 13 maggio rispondendo alla dem Alessia Morani assicurava: «Non è un condono, non è assolutamente un condono, né tanto meno una sanatoria».

FARINA DEL SACCO DI SALVINI. Comunque la si voglia definire, la "pace fiscale" è farina del sacco leghista. Infatti è presente nel programma elettorale di Salvini. «Equitalia ha accumulato crediti per 1.058 miliardi di euro verso quasi 21 milioni di contribuenti. Centotrentotto miliardi di euro sono dovuti da soggetti falliti, 78 miliardi di euro da persone decedute e imprese cessate. E per altri 28 miliardi di euro “la riscossione è sospesa per forme di autotutela”. Trecentoquattordici miliardi sono richiesti a soggetti nullatenenti», si legge a pagina 3 e 4 nel documento. «Il risultato, se si vuole escludere totalmente i cosiddetti nullatenenti, è che restano 650 miliardi di euro che potrebbero essere riscossi a condizione che le modalità siano e ettivamente percorribili».

«NON È UN REGALO AGLI EVASORI». «Noi proponiamo per tutti coloro che si trovano in situazioni di disagio economico», continuava Salvini nel suo programma elettorale, «di poter comunque chiudere per sempre la loro posizione con il Fisco e poter tornare così a essere attivi nella società. Questi contribuenti potranno pagare a seconda della situazione in cui si trovano da un minimo del 6% a un massimo del 25% del dovuto con un’aliquota intermedia del 10%. Un provvedimento che potrebbe portare nelle casse dello Stato 60 miliardi di extragettito in 2 anni. Denaro che con le procedure attuali resterebbe irrecuperabile». Poi chiariva: «Non è un regalo agli evasori», perché «il provvedimento esclude i “grandi” contribuenti, ma sarà efficace solo per coloro che a causa della pesante recessione economica non hanno potuto pagare in tutto o in parte le imposte fino ad un tetto massimo di 200 mila euro comprensivo di sanzioni, interessi e more».

Vero, nell'accordo finale di governo il passaggio a riguardo è molto più vago e sottolinea l'esclusione di ogni «finalità edonistica». Ma è proprio così? Lavoce.info ha analizzato la misura e ha concluso che in realtà questa pace può tranquillamente essere definita un condono a tutti gli effetti. E non sarebbe il primo. «Il condono», si legge nell'articolo a firma di Lorenzo Borga, «è un provvedimento eccezionale e transitorio che prevede un’amnistia fiscale volta a risolvere e ridurre le pendenze tra i contribuenti e il fisco. Alla lettera dunque la proposta della Lega, che intende ridurre fino al 94% i debiti degli evasori, rientra pienamente nella definizione». Ma non è la sola.

LA ROTTAMAZIONE DELLE CARTELLE. Si prenda la rottamazione delle cartelle di Equitalia decisa nella precedente legislatura. Anche l'eliminazione dei "pagamenti accessori" e il recupero dei mancati versamenti è stato definito un condono. E questo nonostante la le dimensioni fossero diverse. «L’aggiornamento del Def del 2017 (pagina 65) prevedeva per la rottamazione Equitalia un gettito una tantum di 5,9 miliardi in tre anni», fa notare lavoce.info, «la proposta della Lega invece prefigura un gettito 10 volte più alto: 60 miliardi in soli due anni».

I PRECEDENTI DAL 2002. Non solo. Come ricorda lavoce.info, nel 2002, il condono si perfezionava mediante il versamento di un importo pari al 25% di tutte le somme inclusi i tributi, le sanzioni e gli interessi, ma esclusi gli interessi di mora, che erano interamente annullati. La legge di stabilità per il 2013 «aveva disposto l’annullamento automatico delle somme iscritte a ruolo fino al 1999, per un importo massimo di euro 2 mila». Nel 2014 si era disposta la possibilità «di definire i carichi fiscali pendenti senza versare i soli interessi di mora (e quelli per ritardata iscrizione a ruolo), ma pagando interamente sanzioni e tributi». Il verdetto è quindi che la proposta di Salvini «per ampiezza dello sconto promesso, per le condizioni altamente vantaggiose, per l’eccezionalità e transitorietà del provvedimento» è un condono. Con buona pace del leghista Nicola Molteni. E del disclaimer «Esclusa ogni finalità condonistica» contenuto nel contratto.

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