Contro i signori delle tessere

Antonietta Demurtas
04/10/2010

Conte: microfinanziamenti per il partito di Fini.

Contro i signori delle tessere

In molti lo definiscono una colomba di Futuro e libertà. Perché Giorgio Conte, vicentino, classe 1961, ha sempre avuto toni civili nel dibattito politico e perché si definisce una «persona moderata». Ma nei confronti del Pdl è stato severo. È stato lui, la settimana scorsa, insieme a Italo Bocchino, a dichiarare la rottura e ad annunciare la costituzione del nuovo partito. Deputato di Alleanza nazionale dal 1994, come vicepresidente della Federazione vicentina ha guidato in Veneto la svolta di Fiuggi e adesso è in prima linea nella creazione del nuovo soggetto politico che non definisce ancora partito.
Domanda: perché non c’è ancora un partito?
Risposta: Non abbiamo statuto, simbolo, presidente e segretario. Ci mancano i connotati di natura tecnica, ma nel giro di poche settimane o di pochi mesi sicuramente Fli si trasformerà in partito politico.Senza gruppi consiliari nei consigli comunali, provinciali e regionali, oggi la figura intorno a cui ruota tutto il progetto è il gruppo parlamentare alla Camera e al Senato. E da questo partiamo.
D. Per questo si parla di partito leggero? E cosa si intende invece per pubblic company?
R. È  un termine usato da Adolfo Urso perché ci ispiriamo a un ambiente di lavoro aperto nel senso anglosassone. È un modello politico nuovo, che non fa riferimento a partiti tradizionali ancorati a schemi da prima o da seconda Repubblica, ma a raggruppamenti aperti che discutono. L’idea è provare a scrivere delle ricette per affrontare le problematiche globali.
D. Il vostro calendario è ricco di eventi: domani la nascita del partito, l’assemblea costituente a gennaio, il congresso di fondazione tra febbraio e marzo. In questa fase di testing la kermesse di Perugia di Generazione Italia (GI) il 6 e il 7 novembre che ruolo avrà?
R. Nasce dall’ambiente movimentista che si è radicato nel territorio già nella primavera del 2010, prima ancora dello scontro anche personale che c’è stato tra Fini e Berlusconi. Generazione Italia è un movimento dal basso con tutti i caratteri movimentisti dell’ambiente politico che ha portato intorno a Fini realtà e provenienze diverse.
D. Quali?
R. Alle assemblee pubbliche che teniamo ogni giorno partecipano ex leghisti, ex Pdl, persone del partito più grande italiano, l’astensionismo. E persino elettori di centro sinistra disillusi da quel progetto e interessati a un uomo come Fini, che ha rotto gli schemi e cerca di interpretare un sentimento più diffuso nel Paese.
D. Come farete ad arruolarli?
R. Non esiste una sede fisica di GI su tutto il territorio nazionale, non esiste un luogo di incontro e partecipazione, ma solo un sito, generazioneitalia.it, che elabora testi, riflessioni sull’attualità politica e per condividerle la gente si iscrive. L’adesione a GI avviene solo via web, oggi abbiamo oltre 15 mila iscritti sparsi per l’Italia.
D. E per iscriversi bisogna pagare 10 euro.
R. Una cifra simbolo, ma comunque una cosa unica in Italia. La gente deve fare un’operazione bancaria, anche tramite homebanking, perché non è più sufficiente aprire il portafoglio e andare dall’amico di turno, dargli 10 euro e poi pensare che tanto ci pensa lui a compilare il modulo e magari anche ad apporre una firma, che spesso è falsa.
D. Volete la tracciabilità del sostenitore?
R. Sì, vogliamo essere sicuri delle intenzioni di ciascuno. Con un’operazione bancaria siamo così certi che chi aderisce lo fa spontaneamente, di iniziativa propria.
D. Dall’homebanking al microsostentamento proposto negli ultimi giorni attraverso sms da un euro per riempire la cassa del neopartito. È questa la strategia di finanziamento?
R. Anche. Quella degli sms è un’idea, ne stiamo discutendo.
D. Come farete a recuperare il patrimonio ex An?
R. Questa è una partita a parte che curerà direttamente Fini tramite i suoi delegati. Il comitato dei garanti che fa riferimento a Ignazio La Russa e Maurizio Gasparri cercherà, nella legittima contrapposizione politica, di impedirci di poter disporre seppure di una parte del patrimonio nazionale, per noi necessario per organizzare il partito.
D. Una mano ve la darà Adolfo Urso, già noto per le sue abilità nel fund raising?
R. Urso è stato eccezionale e strategico nella ricerca di risorse per Fare futuro, la fondazione a cui fa riferimento Gianfranco Fini e di cui Urso è segretario generale. Inoltre Urso ha un’idea di partito che si sposa perfettamente con la figura di Fini, cioè non un partito tradizionale, pesante, fatto di organi interni appartenenti a un epoca politica passata, ma un partito di nuova concezione a cui Urso sta lavorando. Poi è naturale che quando Fini non sarà più presidente della Camera, il leader del nuovo movimento politico nascente sarà lui.
D. Nel frattempo chi prenderà il comando?
R. Per il momento non ci sarà una presidenza del partito, ma un comitato promotore formato da 35 deputati e 10 senatori. I 45 parlamentari rappresentano la punta più avanzata del partito sul territorio, ognuno ne rappresenta una fetta. Ci sono zone coperte e zone più scoperte, ma ci stiamo lavorando.
D. A proposito di territorio, i circoli di GI sono 500 con 15 mila iscritti e i più forti sono in Lombardia (120). Ma il maggior numero di consiglieri locali è in Sicilia. Quali le strategie per gestirvi meglio sul territorio?
R. Dipende tutto dai singoli deputati. Il Veneto, per esempio, è una zona difficile perché qui il nostro movimento politico ha due fronti su cui lavorare: la Lega Nord che è sempre più forte, soprattutto per effetto degli errori commessi dal Pdl, e il Pdl stesso che soffre un’emorragia continua di voti. Se sino a due anni e mezzo fa, nel 2007 2008, ci davano come un partito che poteva toccare il 40%, oggi siamo poco al di sopra del 20%, se non è una emorragia questa.
D. Come pensate di intercettare gli elettori del Pdl in fuga?
R. Portando un progetto di centro destra che il Pdl non è riuscito a interpretare. Per ora ci proponiamo di stare in Parlamento come una terza gamba e continuare l’esperienza di governo, ma riteniamo che Fini abbia tutte le caratteristiche personali per essere un grande leader.
D. In questi giorni si parla di “quattro mori”, i sardi del Pdl più vicini a Beppe Pisanu. Chi potrebbe venire con voi?
R. Se facciamo i nomi li bruciamo subito. Pisanu ha condiviso con noi una serie di riflessioni politiche, ma per ora non ha sciolto le sue riserva, ha preferito rimanere fedele a Berlusconi con il quale ha condiviso un percorso lungo 15 anni. È comprensibile la sua titubanza e il volersi prendere una pausa di riflessione. Ma è ormai noto a tutti il suo malessere e quello di tanti esponenti illustri del centro destra, come per esempio Antonio Martino.
D. Tutti fedeli a Berlusconi uomo ma non alla politica berlusconiana?
R. Pisanu e Martino spesso hanno difeso un certo tipo di politica soprattutto sul rapporto con la giustizia e i magistrati, e sono più vicini alle nostre posizioni che a quelle ormai del Pdl.
D. Uno dei quattro mori potrebbe essere Giuseppe Cossiga?
R. Giuseppe è un caro amico, come altri so che soffre lo stato di salute politica del Pdl, ma non so se siano pronti ad affrontare un percorso politico nuovo e sicuramente traumatico.
D. Ma se domani si fa il partito perché l’assemblea costituente sarà a gennaio?
R. Aspettiamo di avere più partecipazioni dal basso per mettere insieme tutte le anime. Poi ci sono ancora questioni tecniche da definire: il progetto politico, la sede, il simbolo. Partiamo davvero da zero, non abbiamo nessuna struttura, dobbiamo investire su uffici, segreterie, organizzazione, mancano i segretari regionali, i coordinatori provinciali, non abbiamo ancora nulla. È naturale che ci vogliano due tre mesi prima di avviare un’assemblea costituente.Di sicuro nel nostro simbolo ci sarà il tricolore.
D. Che ruolo avrà la nuova rivista online Futuro nazionale di cui lei è editore?
R. L’obiettivo è affrontare i temi del dibattito politico all’interno del centro destra in maniera tale da tenerli separati da quelli meno edificanti, più ‘gossipari’, che abbiamo visto negli ultimi tempi. Cerchiamo di colmare un vuoto di approfondimento e il successo è al di sopra di ogni attesa. Pubblicizzato attraverso amici e social network, il primo è stato inviato a 1.200 lettori, il secondo che uscirà 15 ottobre sarà inviato a 2.500.
D. A parte l’interesse di Deborah Bergamini e Isabella Bertolini, ci sono altre donne?
R. Abbiamo Angela Napoli, nota per il suo impegno pluriennale nella Commisione antimafia; Katia Polidori di cui è noto l’impegno di natura associativa nel mondo dell’impresa; Fabia Perina, direttrice del Secolo d’Italia, un giornale impegnativo, scomodo, difficile sia per il bilancio che per quello che scrive. E poi i giovani. Nelle assemblee regionali dei giovani di GI, che stiamo organizzando ogni settimana, ci sono tante donne. Stiamo tornando ai tempi di An quando alla fine anni Novanta era uno dei partiti a livello di consenso più votato dai giovani tra i 18 e i 24 anni.