La convention per i 30 anni di Forza Italia, tanta nostalgia e un occhio al Congresso di febbraio

Luca Di Carmine
25/01/2024

Si celebra l'anniversario della discesa in campo del Cav. Letta ospite d'onore, ma solo per portare i saluti della famiglia Berlusconi. Pier Silvio ha dato forfait per non alimentare le voci di un suo impegno in politica. C'è chi spera in un'apparizione di Fascina. Mentre si preannuncia la battaglia per i vice di Tajani: cinque i candidati, quattro i posti.

La convention per i 30 anni di Forza Italia, tanta nostalgia e un occhio al Congresso di febbraio

Sono ormai giorni che se ne parla. Il 26 gennaio 1994 Silvio Berlusconi distribuì ai media la cassetta di nove minuti in cui annunciava la sua discesa in campo. «L’Italia è il paese che amo…», l’incipit di un discorso che ha cambiato la politica e la storia d’Italia. Venerdì 26 gennaio 2024 saranno trascorsi 30 anni da quel giorno, il Cavaliere da qualche mese non c’è più e il partito azzurro ricorderà quel giorno con una grande kermesse: “30 anni di Forza Italia. Le radici del futuro” è il titolo dell’evento che si svolgerà nel pomeriggio al Salone delle Tre Fontane all’Eur. Anfitrione sarà naturalmente Antonio Tajani, che ancora non ha sciolto la riserva sulla sua candidatura alle Europee. Il ministro degli Esteri dicono non abbia alcuna voglia di correre, ma se Giorgia Meloni ed Elly Schlein si presenteranno, sarà quasi costretto a farlo. «Deciderò dopo il congresso», ha detto.

La convention per i 30 anni di Forza Italia, tanta nostalgia e un occhio al Congresso di febbraio
Gianni Letta (Imagoeconomica).

Gianni Letta ospite d’onore e Pier Silvio assente per non alimentare le voci di un impegno in politica

Prima, però, si godrà l’anniversario della discesa in campo. Ospite d’onore sarà Gianni Letta, in un rarissimo caso in cui parlerà a un evento politico. «Porterà i saluti della famiglia, perché nessuno di loro scenderà a Roma», dicono fonti a lui vicine. «Tratteggerà anche un suo personale ricordo dell’ex premier e di quei frenetici giorni della discesa in campo», aggiungono dal partito. Chi pensava a un intervento più politico resterà deluso, dunque. Intanto però la famiglia si fa sentire, rassicurando chi temeva un disimpegno economico (da Arcore si vanta un credito di 90 milioni sul partito). «Continueranno a sostenere Fi. Il credito verso il partito non è mai stato in discussione. Un sostegno cui però deve affiancarsi l’impegno di Fi a rafforzare la propria dotazione finanziaria», dice chi conosce Marina e Pier Silvio. Intanto fonti vicine a Mediaset spiegano che Pier Silvio non parteciperà alla kermesse «non per un segno di distacco verso il partito o la mancanza di ‘calore’ nei confronti di Tajani, ma per non alimentare inutilmente voci che in questo momento sarebbero inopportune di una sua eventuale discesa in campo». Voci che si erano diffuse nei giorni scorsi ma che al momento vengono smentite. In futuro chissà…

La convention per i 30 anni di Forza Italia, tanta nostalgia e un occhio al Congresso di febbraio
Pier Silvio Berlusconi (Imagoeconomica).

L’angolo nostalgia con Gasparotti e Stefania Craxi e il punto su Congresso, Regionali ed Europee

La kermesse, dunque. Tra un “Meno male che Silvio c’è…” e un “Azzurra libertà” verrà fatto riascoltare lo storico discorso registrato in uno scantinato di Arcore. «Non era una stanza della villa, tanto meno il suo studio, ma un set costruito per l’occasione», ha rivelato nei giorni scorsi Roberto Gasparotti, per 20 anni ruvido assistente del Cav per i media. Contraddicendosi però: in un’intervista ha negato l’uso della famosa calza di nylon sulla telecamera, in un’altra ne ha rivendicato l’idea vantandosene («fu una genialata»). Gasparotti, però, a Roma non ci sarà. Nella prima parte dell’evento verranno ricordati quei giorni ormai mitologici con il contributo appunto di Letta, Paolo Del Debbio, Stefania Craxi e Giovanni Orsina. Ma forse ci sarà anche qualche intervento a sorpresa. Attesi anche l’ambasciatore Umberto Vattani, Iva Zanicchi e l’ex presidente di Confindustria Antonio D’Amato. Mancherà, invece, Marta Fascina, anche se molti deputati sperano in una sua apparizione. La seconda parte guarderà invece al futuro, anche immediato, tratteggiando la linea per Congresso, Regionali ed Europee.

Il vero miracolo di Silvio? La sopravvivenza di Forza Italia e la tenuta di Tajani

Il ricordo della discesa in campo la farà dunque da padrone, con l’idea che iniziò a balenare già alla fine del 1992 e rimase sottotraccia, fino alla decisione finale, tra novembre e dicembre 1993, con l’esito che tutti conosciamo: il trionfo di Forza Italia che, col Polo della Libertà, riuscì nel miracolo di tenere insieme Umberto Bossi al Nord e Gianfranco Fini al Centro Sud, sbaragliando la “gioiosa macchina da guerra” di Achille Occhetto alle politiche del 27 e 28 marzo 1994. Fallita la rivoluzione liberale, al momento l’unico vero grande miracolo compiuto da Berlusconi sembra la sopravvivenza di Forza Italia, che tutti davano per spacciata dopo la sua morte. Lo pensavano in molti, compresi gli stessi protagonisti, tant’è che nel partito la scorsa estate stava per iniziare un fuggi fuggi generale, stoppato però dalla mancanza di approdi, specie dopo il divorzio tra Matteo Renzi e Carlo Calenda. Ora Fi galleggia stabile: nelle ultime rilevazioni, Alessandra Ghisleri la dà al 7,3 per cento con la Lega al 9,4, mentre Nando Pagnoncelli le assegna un 7 per cento, con Matteo Salvini all’8,7. Poi vabbè durante Quarta Repubblica lunedì scorso Nicola Porro ha snocciolato un sondaggio che vedrebbe il sorpasso già avvenuto: 9,4 per Fi, 8,5 per la Lega. Augusto Minzolini ha calcolato che, rispetto al quel 1994, c’è un 24 per cento di astensione in più. «Quei moderati rimasti senza casa, la nuova sfida è riportarli nel centrodestra», ha scritto sul Giornale. Mentre Amedeo La Mattina, per 20 anni al seguito del centrodestra per la Stampa, ha osservato che «la nostalgia del berlusconismo spiega l’inspiegabile tenuta di Tajani».

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Licia Ronzulli e Antonio Tajani (Imagoeconomica).

Il Congresso e il risiko dei vice: cinque candidati per quattro posti

Insomma, nostalgia canaglia e mancanza di alternative, questo il cocktail della resistenza azzurra. Nel frattempo si scaldano i motori per il congresso del 23 e 24 febbraio dove, se Tajani verrà confermato segretario, sarà battaglia sui vice. Al momento i candidati sono cinque per quattro posti: i governatori di Calabria e Sicilia Roberto Occhiuto e Renato Schifani, Stefano Benigni (area Fascina ora Tajani), Deborah Bergamini e Alessandro Cattaneo (area Ronzulli). Venerdì, intanto, tutti a cantare di nuovo insieme “Azzurra libertà, è il sogno che c’è in noi…”.