Cop28, Arabia Saudita e Iraq ribadiscono il no all’uscita dalle fonti fossili

Ginevra Abeti
11/12/2023

La deadline della Conferenza sul clima di Dubai è per il 12 dicembre ma manca un accordo sull'eliminazione graduale di gas, petrolio e carbone. Gli Stati dell'Opec sono contrari mentre paesi come gli Stati Uniti e l'Ue sono favorevoli.

Cop28, Arabia Saudita e Iraq ribadiscono il no all’uscita dalle fonti fossili

Sta per concludersi la 28esima Conferenza delle parti sul clima delle Nazioni Unite e i 197 Paesi, più l’Unione Europea, non hanno ancora trovato un accordo definitivo sull’abbandono graduale delle fonti fossili. I ministri e delegati alla Cop28, che è cominciata il 30 novembre a Dubai e dovrebbe finire il 12 dicembre, si trovano a dover superare lo scoglio della posizione contraria dell’Arabia Saudita, principale esportatore di petrolio al mondo, e dell’Iraq.

80 Paesi puntano a introdurre nel testo dell’intesa l’eliminazione graduale

I  Paesi del cartello petrolifero dell’Opec hanno apertamente espresso la propria opposizione all’ipotesi di una uscita dalla produzione di gas, petrolio e carbone: un punto nevralgico della Conferenza che punta a rispettare uno degli obiettivi dell’Accordo di Parigi del 2015, ovvero contenere l’aumento medio della temperatura entro 1,5 gradi al 2100 rispetto ai livelli pre-industriali. Una coalizione di oltre 80 Paesi, tra cui Stati Uniti, Unione Europea e piccole nazioni insulari, stanno spingendo per un accordo che includa la frase “eliminare gradualmente” i combustibili fossili. Questo è il nodo principale dell’accordo e se contemplato nel documento sarebbe un fatto storico. L’uscita graduale, detta “phase out“, dalla produzione delle fonti fossili è un percorso necessario secondo gli scienziati che vedono nel loro utilizzo la causa del riscaldamento globale all’origine degli eventi climatici estremi.

Al Jaber: «Il fallimento non è un’opzione»

Mentre è attesa per la giornata dell’11 dicembre la nuova bozza con le parole giuste sugli idrocarburi, che possa ottenere il consenso delle Parti, il tempo stringe. Il presidente della Cop28, Sultan Al Jaber, ha da subito invitato gli Stati a concludere i lavori in tempo entro martedì 12 dicembre. Al Jaber, che è amministratore delegato della compagnia petrolifera di stato degli Emirati Arabi Uniti e guida nel contempo un’impresa di fonti rinnovabili, ha detto più volte che punta ad un «accordo storico», mentre domenica ha detto che «il fallimento non è un’opzione, voglio che ognuno sia pronto ad accettare compromessi».