La Cop28 tradita e la sindrome di Stoccolma del mondo

Paolo Madron
12/12/2023

I 400 COLPI. Chi l'avrebbe mai detto: i Paesi che hanno costruito la loro fortuna su petrolio e gas non vogliono abbandonare i combustibili fossili. Del resto organizzare la conferenza sul clima a Dubai è stato come radunare i donatori di sangue in Transilvania. Il Pianeta continua ad affidare le sue speranze di sopravvivenza a chi maggiormente contribuisce alla sua rovina.

La Cop28 tradita e la sindrome di Stoccolma del mondo

Ma si può pensare che Paesi che hanno costruito la loro immensa ricchezza sul petrolio possano scientemente rinunciare a quella fortuna? Fino a ieri pareva di sì, anzi. Qualche giornale dotato di ottimismo della volontà descriveva il ministro emiratino Sultan Al Jaber, presidente della Cop28, affannarsi per convincere i partecipanti alla conferenza di Dubai che i combustibili fossili erano in male da cui l’umanità si doveva liberare prima possibile. Ovviamente era una finta, o l’auspicio di qualche credulone. Infatti, ora che la conferenza è alle battute finali, del tanto vagheggiato “phase out” che sancirebbe l’addio alle fonti inquinanti, e che pure era comparso nelle varie versioni delle bozze di accordo, pare non esservi più traccia.

Sono rimasti solo i buoni propositi, che non danneggiano nessuno

A restare saranno i buoni propositi, che comportano un indiscutibile vantaggio per chi li propugna: non danneggiano nessuno e soprattutto sono di là da venire. Nella fattispecie si spingono al 2050, fatidica data entro cui si dovrebbe arrivare allo stop delle emissioni. Anche perché per allora in mancanza di interventi la temperatura del Pianeta sarà cresciuta di almeno 2,5 gradi, cosa che qualche problemino alla sopravvivenza della specie lo darebbe.

La Cop28 tradita e la sindrome di Stoccolma del mondo
Attivisti per il clima a Dubai manifestano fuori dalla Cop28 (Getty).

Grande soddisfazione di Paesi come l’Iran, la Russia, la Cina…

Restano invece, tanto sono merce a buonissimo mercato, tutte le raccomandazioni del caso sulla necessità di spingere sulle rinnovabili e le tecnologie per l’abbattimento della CO2.  Dunque, a meno di sorprese dell’ultim’ora, a Dubai non si andrà oltre le generiche indicazioni, con soddisfazione di quei Paesi grandi produttori di gas e petrolio come Iran, Russia e anche della Cina, il più grande inquinatore del mondo che inizialmente sembrava inopinatamente convertitasi all’ecologismo.

La Cop28 tradita e la sindrome di Stoccolma del mondo
Sultan Ahmed Al Jaber, petroliere e presidente della Cop28 (Getty).

Dobbiamo fare i conti con i petrodollari che stanno conquistando il mondo

Anche naturalmente quelli del cartello Opec non sono così masochisti da farsi male. Con i petrodollari, e complice un Occidente drammaticamente indebitato, stanno conquistando il mondo. I 300 milioni spesi dall’Arabia Saudita per comprarsi Expo 2030 sono uno degli ultimi esempi della geometrica potenza del denaro, non importa che esca dalle tasche di coloro per i quali la democrazia è solo qualcosa di sentito dire. Di addio ai combustibili fossili se ne riparlerà certamente l’anno prossimo alla Cop numero 29, che sarà ospitata dall’Azerbaigian, nazione notoriamente famosa nel mondo per essere diventata ricca grazie a eolico e fotovoltaico. La 27 invece si era tenuta in Egitto, altro Paese nel cui sottosuolo non si trova una goccia di petrolio. È come organizzare il raduno dei donatori di sangue in Transilvania. D’accordo che i soldi sono soldi, ma il mondo dev’essere preda di un’inguaribile sindrome di Stoccolma se affida le sue speranze di sopravvivenza a chi maggiormente contribuisce alla sua rovina.