Massimo Pittarello

Per Coppola la Tav resusciterà presto

Per Coppola la Tav resusciterà presto

23 Marzo 2019 14.00
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Se la storia della Torino-Lione fosse un giallo «l’assassino sarebbe scontato, ma alla fine il morto resusciterà». Dice così Pierluigi Coppola, il professore che ha rifiutato di firmare l’analisi costi-benefici che ha bocciato la Tav. E lui, dissenziente, oltre a essere un amante dei romanzi gialli che usa come metafora, cercava un luogo di approfondimento e non di polemica dove raccontare la sua versione. E per la sua prima apparizione pubblica ha scelto Roma InConTra, dove ha rivelato che non ha voluto firmare quell’analisi perché «la metodologia usata privilegia il trasporto su gomma e non quello su ferro». Curioso, visto che proprio il ministro che ha commissionato lo studio appartiene a quel movimento, i cinque stelle, che ha da sempre come parole d’ordine mobilità sostenibile e riduzione delle emissioni di Co2. D’altra parte, si tratta dello stesso Danilo Toninelli che prima esalta l’auto elettrica e subito dopo racconta di essersi comprato un diesel.

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L’attuale ministro dei Trasporti, poi, è arrivato al Mit che Coppola era già tra i 14 esperti in forza alla Struttura tecnica di missione, ma il capo di Gabinetto da un anno lo ha obbligato a passare da un’entrata diversa del dicastero di Porta Pia. Ma, nonostante questo, il professore è stato scelto tra i sei esaminatori dell’analisi costi-benefici della Tav. «Probabilmente perché mi ero già occupato a lungo dei criteri per valutare economicamente gli investimenti», spiega Coppola, che però ci tiene a puntualizzare che «la scelta della metodologia è politica. E infatti la Commissione europea ha fissato criteri generali poi recepiti anche dall’Italia».

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IN ITALIA SONO L'8% DELLE MERCI VIAGGIA SU FERRO

Sulla Tav, però, qualcosa è evidentemente andato diversamente, perché mancati pedaggi e mancate accise sono stati inseriti tra i costi, mentre «in un documento che analizzava i benefici dell’intera rete dei trasporti europea inviato a Bruxelles proprio pedaggi e accise non erano inclusi, tanto è vero che i risultati poi sono stati diversi». E tuttavia «manca un’analisi sulla perdita di credibilità, che devono fare i politici e non certo i tecnici», dice il professore, con un pizzico di vanità corredata da eleganza, rispondendo alle domande del padrone di casa Enrico Cisnetto.

Ogni anno Italia e Francia scambiano 43 milioni di tonnellate di merci

E sulle ipotesi di mini-Tav e altre varianti Coppola è convinto che tra fuffa mediatica e verità siamo «mezzo e mezzo, visto che il progetto è già stato modificato profondamente, eliminando il tunnel dell’Orsiera (2,5 miliardi, ndr) e mantenendo quello della collina morenica (1,7 miliardi, ndr) allo scopo di includere lo scalo merci di Orbassano, fondamentale per tutta la provincia di Torino». Ma non solo, visto che ogni anno Italia e Francia scambiano 43 milioni di tonnellate di merci, ma solo l’8% viaggia su ferro e tutto il resto si sposta su gomma.

COPPOLA: «IN 15 ANNI LA SPAGNA HA RADDOPPIATO LA PROPRIA RETE»

Coppola non vuole esprimersi, sa che non può e non deve farlo, ma il suo sostegno alla Tav trapela comunque, anche se non sarebbe tuttavia pronto a scommettere che l’opera sia terminata entro la scadenza del 2030. Perché, giustamente, fa notare come questo succeda assai raramente in Italia. E il professore, ancorché ‘dissidente’ e pur non occupandosi più di Tav, conosce lo scenario infrastrutturale italiano e rimane consulente del Mit. E dal palco con Cisnetto ci tiene a dire che «abbiamo un patrimonio enorme di strade e ferrovie su cui c’è un problema di manutenzione, visto che molte infrastrutture tra poco verranno a scadenza. E il nodo è che non cresciamo. Siamo fermi al 2000 e per esempio», prosegue, «negli ultimi 15 anni la Spagna ha raddoppiato la propria rete proprio a partire dall’alta velocità e ora sono i primi in Europa».

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«Sarà mica colpa della sindrome Nimby?», domanda Cisnetto. «Purtroppo sì», risponde Coppola, «e per questo bisogna condividere da subito i progetti con il territorio applicando la legge italiana sul debat public, prima che sia troppo tardi come è avvenuto sulla Tav. Ma nonostante sia stata fatta in ritardo», sostiene Coppola, «la revisione del progetto ha ridimensionato il fronte del No». Vedremo se sarà sufficiente a portare il progetto in porto, anzi in stazione. Ma non c’è dubbio che nell’intricata vicenda della Torino-Lione l’assassino sia noto dalla prima pagina. E vedremo se alla fine il morto resusciterà. Cosa di cui Coppola è straconvinto.

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